Fidel Castro ha compiuto 81 anni ed a più di un anno dalla sua uscita di scena per causa di un intervento chirurgico che ha determinato la delega dei suoi poteri al fratello Raul, Cuba sta ancora là. Non si è convertita al capitalismo.

     

Scritto da Barbara Meo Evoli

Fidel Castro ha compiuto da poco 81 anni e ad un anno dalla sua uscita di scena per causa di un intervento chirurgico che ha determinato la delega dei suoi poteri al fratello Raul, Cuba non si è ancora convertita al capitalismo.

Secondo l`indagine condotta nella capitale e nella provincia di Cienfuegos e Trinidad nel giugno del 2007, alla domanda «Che succederà quando morirà il lider maximo?», il 76% dei cubani ha risposto che non accadrà nulla. In questa fetta della popolazione sono compresi sia i “fidelisti” che gli oppositori al regime. Il 13% ha affermato che ci saranno disordini per le strade e l`11% ha affermato che “non sa”. Inoltre, secondo i cubani convinti che dopo Fidel tutto continuerà ad essere come prima, vi saranno dei cambiamenti a lungo termine nel sistema, ma avverranno in maniera indolore. Chi pensa invece che vi saranno manifestazioni di indisciplina civile nelle città è anche convinto che la situazione sarà rapidamente controllata dalle forze dell`ordine perché «tutto è già stato previsto dall`autorità», come afferma F.R.

Il secondo quesito dell`indagine chiede ai cubani intervistati cosa vorrebbero che cambiasse nel sistema vigente. Il 21% degli intervistati auspica un passaggio al capitalismo. Questi cubani denunciano la bassa qualità dei servizi prestati dallo Stato, pur essendo consapevoli che nell`Isola nessuno muore di fame e a tutti è garantita educazione e sanità. La metà di questi cubani è a favore di un passaggio a un`economia di mercato in vista di migliori condizioni economiche. L`altra metà, giustifica la sua scelta per mancanza di libertà e democrazia. Tra coloro che si sono espressi in tal senso, solo una piccola parte è a favore di un sistema capitalista sul modello neoliberale statunitense, la restante parte prevalente si proietta verso il modello della socialdemocrazia europea. La Havana, dove si concentra un quinto della popolazione cubana, raccoglie la maggior parte degli oppositori al regime, denominati cinicamente dai fautori del sistema “gusanos”, ossia virus. Altri 2 milioni di cubani, che rappresentano poco meno di un quinto della popolazione residente nell`Isola, sono emigrati all`estero. Tra questi la maggior parte non appoggia il sistema vigente nella propria patria natia.

Una parte rilevante della popolazione, il 32%, desidera che il sistema rimanga identico al presente e non aspira a nessuna modificazione significativa neanche nel lungo termine. Questa parte della popolazione si trova soprattutto fuori dalla capitale, nelle campagne e nelle cittadine delle province. Quasi la metà degli intervistati, il 47%, crede nel sistema socialista e vuole che si perpetui ma, riconoscendone lucidamente i difetti, propone dei cambiamenti netti. La maggiore insofferenza che si rileva riguarda la moneta e i salari. Questi cubani “critici”, non si riconoscono nel termine “dissidenti”, non richiedono il cambiamento del sistema elettorale nè la pluralità di partiti, ma come afferma A.M., «un miglioramento, in generale, della situazione economica del paese e, in particolare, dei servizi statali prestati ai cittadini».

I salari vanno dai 225 pesos cubani di uno spazzino ai 550 di un medico, tenendo conto che con un peso si compra un pacchetto di noccioline per la strada o due corse d`autobus. Le uniche due monete che circolano attualmente in maniera legale a Cuba sono il peso cubano e il peso convertibile: 1 peso convertibile (C.U.C.) = 24 pesos cubanos; 1 dollaro americano = 0,80 C.U.C. Quindi, il salario di un medico si aggira sui 20 C.U.C. mensili con cui si può comprare, per esempio, unicamente un paio di scarpe, o 10 scatole di salsa di pomodoro e 10 lattine di birra. È naturale quindi che la maggior parte della popolazione per vivere in condizioni dignitose si è dovuta impegnare in pratiche ai limiti della legalità, però tollerate dallo Stato. Per esempio J.S., venditore del magazzino statale che dispensa i prodotti della canasta basica, si appropria di parte della merce e la vende separatamente “en bolsa negra” (in una busta nera) a un prezzo maggiorato, intanto il poliziotto di quartiere è ben a conoscienza dell`illecito introito del venditore, ma tace poiché a lui il prezzo dei prodotti non viene maggiorato. E cosí funziona in tutti i settori, dal calzolaio, al medico, al professore universitario, all`operaio: tutti si arrangiano sottraendo allo Stato quanto necessario per sopravivvere.

Andando a vedere cosa hanno in tasca i cubani, 1 C.U.C. (con il quale si può comprare un succo di frutta in scatola) per un maestro di scuola elementare corrisponde alla decima parte del proprio salario. Quando un custode di albergo può ricevere facilmente in una giornata 20 C.U.C. di mance per il semplice fatto di portare le valige ai turisti stranieri, possessori di euro o dollari. Di conseguenza, per il differente potere d`acquisto delle due monete, nasce una grande disuguaglianza sociale tra chi possiede solo pesos cubani e chi possiede pesos convertibili, perché a contatto con il turismo o perché ha un parente all`estero che invia valuta (euro o dollari). Z.M., medico, 40 anni, dice infatti «Hay que tener F.É.», che in castillano vuol dire che bisogna avere fede anche se in realtà intende «Hay que tener Familia en el Extranjero»: bisogna avere dei parenti all`estero.Dunque la richiesta dei cubani “critici” è quella di emettere una sola moneta per tutti, che sia la stessa con cui vengono pagati i salari e con la quale si comprano le mercanzie. Unificata la moneta, pretendono inoltre una riubicazione della piramide salariale, poichè il facchino di un albergo e il piccolo commerciante alimentare di prodotti in C.U.C. attualmente guadagnano molto di più di un ingegnere o di un professore universitario.

Il secondo grande desiderio dei cubani è quello che sia garantita la libertà di viaggio. Se ai cubani fosse permesso uscire liberamente dall`isola la maggior parte degli intervistati afferma che tornerebbe nel proprio paese dopo aver avuto la possibilità di vedere il mondo al di fuori. Ma questa richiesta si fonda su un falso presupposto: cioè che sia l`autorità cubana a negare il permesso d`uscita dal paese. Questa convinzione è largamente diffusa nella popolazione. Il 95% degli intervistati sono inconsapevoli che la negazione del visto proviene dalle ambasciate dei paesi stranieri, non da Cuba, il cui ufficio di emigrazione effettua semplicemente un controllo sugli spostamenti dei cittadini e impone pesanti tasse per la loro uscita dall`Isola.

Il terzo grande cambio viene definito in una riforma costituzionale, ossia la concessione della totale libertà di espressione, di conoscenza e di stampa. «Anche se sono un convinto fidelista, non esprimo pubblicamente le mie critiche, seppur costruttive, a una manovra dell`autorità. Poichè temo una contromisura nei miei confronti», afferma T.C., custode di un deposito.

Un`altra grossa critica è mossa contro la discriminazione fra cubano e straniero. Lo straniero, che sia turista o studente, gode di un migliore trattamento rispetto al cubano. Per quanto riguarda i turisti, un trattamento privilegiato è comprensibile perché l`economia cubana dipende dall`industria del turismo, ma che «allo studente sia garantito un miglior letto e miglior cibo è ingiusto. Prima bisognerebbe risolvere tutti i problemi che abbiamo in casa», considera L.T. professore universitario, «è un prezzo troppo alto da pagare per la causa internazionalista».

Un`ulteriore richiesta consiste in un cambiamento strutturale: che quadri e dirigenti che hanno partecipato alla Rivoluzione siano rimpiazzati da giovani. «Questi uomini del regime hanno ben svolto il loro lavoro ai loro tempi ma nel 2007 dovrebbero ritirarsi di scena e dare voce e potere ai giovani d`oggi», afferma L.D., professore di un liceo. «Questa manovra potrebbe dissuadere i giovani ad abbandonare l`isola». La metà dei giovani intervistati, infatti, nutre il desiderio di vivere un periodo della propria vita fuori da Cuba, nonostante tra questi la maggior parte appoggi il sistema.

Infine, un`altra necessità che avvertono i cubani “critici” riguarda il trasporto. Essi sanno bene che fondamentalmente l`assenza di mezzi e di energia è dovuta al blocco economico che grava su Cuba da più di 40 anni, ma aspirano per lo meno a non dover aspettare un`ora e mezza l`autobus per andare al lavoro. D.J., 35 anni, cubana “critica”, afferma «siamo orgogliosi di aver resistito al periodo speciale dopo il crollo del muro di Berlino, siamo orgogliosi della storia unica del nostro Paese, siamo orgogliosi di aver resistito agli attacchi dell`imperialismo yankee ma stiamo arrivando ai limiti delle nostre forze. Ci richiedono una battaglia giornaliera contro il cosidetto “impero del male” e tutte le tentazioni del capitalismo, ma il serbatoio di resistenza di un popolo non è infinito, i cubani stanno perdendo la forza di lottare».

“Cuba in bilico fra 2 epoche”. Cosa accadra` quando morira` Fidel? Indagine su suolo cubano. è un`indagine svolta da Barbara Meo Evoli, svolta nel giugno del 2007 intervistando piu` di 100 cittadini cubani di tutte le professioni ed età: dal maestro di scuola elementare allo spazzino, dallo studente universitario al medico, dall`indigente al musicista, dal contadino al custode di una chiesa.

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