Si è aperta una fase nuova in Sicilia. Le associazioni di categoria si ribellano pubblicamente, il clan reagiscono intensificando gli attentati, si espandono i gruppi antiracket. Ma cosa sta cambiando, in profondità? Inchiesta sul campo a Catania, dove l`incendio di un escavatore in un quartiere popolare- un fatto consueto nei tempi passati – ha invece scatenato una reazione a catena dagli effetti del tutto imprevedibili…

     

Scritto da Antonello Mangano

Se dovessi rinascere cavallo, chiederei a Dio – o chi per lui – di evitare una reincarnazione nel quartiere di San Cristoforo, Catania. Da queste parti il quadrupede si puo` osservare squartato in grossi pezzi sui banchi delle macellerie equine, una ogni 10 passi, o in corso d`allenamento per le gare domenicali delle quattro di mattina.

La repubblica autonoma di San Cristoforo si presenta con strade a spirale che dalla zona del Porto entrano nel cuore della citta`, punteggiate da ex voto a Sant`Agata o alla Madonna, bandieroni rossi e azzurri del Catania Calcio, `putie` con cucina casalinga, territori neutri dove si mangia carne di cavallo, ovviamente (le bistecche dal sapore dolciastro, anche se gli intenditori consigliano le polpette – oppure il pesce freschissimo della vicina pescheria), si beve zibibbo e rosso dell`Etna, si socializza e si apprendono le ultime notizie – meglio del telegiornale – un omicidio con 17 proiettili o uno scippo acrobatico – due in motorino affiancano un`auto, ficcano la testa nel finestrino e provano ad arraffare una borsetta ad una signora anziana, ma il marito e` un vecchietto terribile, finisce col maldestro scippatore con la faccia gonfia e i passanti che commentano – i giovani non hanno più rispetto di niente.

In un antro a meta` tra il covo dei pirati ed una bettola dell`Alfama di Lisbona, insofferente al fisco, al codice civile, a qualunque divisa e persino indifferente al caro euro (pasto da 3 portate e amaro € 8, e seduti in un angolo ci sono persino degli studenti alternativi alla ricerca di una boheme dai toni forti), apprendo che dall`altro lato della strada è nato uno degli eventi che potrebbero diventare storici per la Sicilia e forse per il paese tutto, sebbene sottovalutato dai locali che devono ancora riprendersi da altri terribili fatti, incursioni reiterate dei vigili urbani e multe da settemila euro e sequestro della merce (cioè i quarti dei cavalli), con motivazioni del resto inoppugnabili (mancanza di licenza degli esercizi, carni di provenienza non dimostrabile, occupazione abusiva di suolo pubblico dei banchi che danno sulla strada) e per questo ancora piu` insopportabili.

Dall`altro lato della strada le ruspe della ditta edile Andrea Vecchio, 67 anni, presidente dei costruttori etnei, stavano eseguendo lavori stradali per conto del Comune. È stato incendiato un escavatore, il titolare si e` ribellato – non vi pago – ne ha parlato ai colleghi ed alla riunione di Caltanissetta il presidente della Confindustria regionale ha detto la frase piu` incredibile della storia economica e sociale dell`isola: `chi paga il pizzo non può essere socio Confindustria`.

Oggi di fronte al cantiere Vecchio ci sono due poliziotti dentro una volante, ad osservare le ruspe. Sulla rete di recinzione, uno striscione bianco dei ragazzi di Addio Pizzo. Per una volta, tutti dalla stessa parte?

L`annuncio storico – cui ovviamente dovranno seguire dei fatti – era lungamente atteso. Finora il peso della ribellione – oltre che sugli apparati repressivi dello Stato e sui ventenni pieni di ideali – era stato assunto dalle associazioni antiracket, tipicamente formati da titolari di macellerie, pelletterie, cartolerie, in pratica parte della medio-piccola borghesia.

I grandi imprenditori si sono svegliati oggi, nel 2007. Meglio tardi che mai, non c`e` dubbio, comunque sono primi in Italia, in Calabria e Campania dichiarazioni del genere sono ancora inconcepibili, si sono trascinati dietro la presidenza nazionale di Confindustria, addirittura il ministro degli Interni che fino ad un attimo prima era lì a blaterare che il pericolo vero per la sicurezza nazionale sono i lavavetri rumeni.

Se gli industriali sono cambiati, lo è anche la mafia catanese, che negli anni passati – i tempi ruspanti dei famigerati cavalieri – era arrivata a costituire l`asse portante di un sistema integrato con la politica e l`economia. Tu assegni l`appalto a me, l`amico ci garantisce la sicurezza, tiene buoni gli operai, io ti pago la mazzetta, ce n’è per tutti e tutti sono contenti.

Il sistema non è più integrato, è stato sostituito da una criminalità molecolare, anarchica, poco ordinata, giovani cresciuti a pane e cocaina e trasformati da i soldi facili che questa può dare occupano le strade con la tracotanza che non favorisce le organizzazioni verticali.

Dopo l`indulto, sono stati intercettati al telefono due mafiosi palermitani, nel corso di un`indagine della Procura. Si lamentavano dei troppi delinquenti usciti fuori, che rendevano difficile il loro compito di impedire crimini non autorizzarti e proteggere gli amici e i pagatori del pizzo.

La mafia è storicamente una organizzazione d`ordine, ed in questo ha spesso trovato simbiosi di funzioni e comunanza d`interessi coi conservatori, con le classi alte, ne ha conquistato il consenso. Ma una mafia che non garantisce ordine è solo un criminaloide che spara più spesso.

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.