A Tenke è in progetto un`immensa miniera per l`estrazione di rame e cobalto: dovrebbe sostenere l`economia della Repubblica Democratica del Congo, secondo la Banca europea per gli investimenti. CRBM denuncia: oltre all`impatto ambientale, il contratto fa solo gli interessi degli europei.

     

Scritto da Luca Manes

Secondo la Banca europea per gli investimenti (BEI) è un progetto ideale per ridurre l’endemica povertà che affligge da anni la Repubblica Democratica del Congo. Il governo locale e soprattutto le Ong – tra cui l’italiana CRBM – che formano la campagna di monitoraggio dell’operato della stessa BEI invece non sono della stessa opinione. Insomma, il Tenke Fungurume Mining Project sta scatenando una serie di controversie che non sembrano destinate a risolversi nello spazio di poco tempo.

Questa volta il nodo della questione non sono solo gli impatti socio-ambientali, che pure sono presenti e di considerevole entità, visto che il progetto comporta la creazione di una gigantesca miniera a cielo aperto da cui dovrebbero essere estratte 115mila tonnellate di rame e 8mila di cobalto.

A lasciare molte perplessità sono soprattutto le modalità contrattuali. Lo scorso maggio l’esecutivo congolese ha annunciato la sua intenzione di rivedere i contratti minerari siglati durante gli ultimi dieci anni, un periodo caratterizzato prima dalla sanguinosa guerra civile che ha mietuto centinaia di migliaia di vittime e poi dall’insediamento di un governo di transizione, rimasto in carica fino alle recenti elezioni. Vari audit della Banca mondiale, diversi studi indipendenti e un rapporto del parlamento congolese hanno messo in discussione la legittimità e correttezza dei contratti, che sono in tutto una sessantina (quello di Tenke è uno dei più importanti).

La Banca Mondiale ha espresso forti dubbi sulle modalità di acquisizione e sui termini del contratto di Tenke, dal momento che, come negli altri accordi, ci sarebbe una pressoché totale mancanza di trasparenza, un conflitto di interessi non dichiarato, dei pagamenti quanto meno sospetti e l’inserimento di termini contrattuali che sono molto svantaggiosi per il governo congolese.

Non a caso l’Overseas Private Investment Corporation (OPIC), l’agenzia di credito all’esportazione degli Stati Uniti, ha deciso di ritardare la sua decisione in merito al finanziamento di Tenke per poter così acquisire maggiori elementi sulla questione.

La BEI, invece, tira dritta per la sua strada. Ha già approvato un finanziamento di 100 milioni di euro e non intende dare troppo ascolto alle preoccupazioni sollevate dalle Ong internazionali, che hanno messo in discussione l’effettiva finalità di sviluppo del progetto.

“L’aver deciso sul sostegno al progetto prima del completamento del processo di revisione instaurato dall’esecutivo congolese ci sembra un gesto in contrasto con iniziative basate sulla trasparenza e sul buon governo come quella attualmente in atto su Tenke” ha dichiarato Caterina Amicucci della CRBM. “Un brutto segnale, per di più lanciato dalla banca di sviluppo dell’Unione europea” ha aggiunto l’Amicucci.

Nei prossimi mesi vedremo se la troppa fiducia della BEI sarà smentita dai fatti.

Nigrizia.it, 10 settembre 2007

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