Governerò il Paraguay”: lo ha detto l`ex-generale golpista Lino Oviedo, ieri, neanche un paio di ore dopo essere stato rimesso in libertà condizionata per decisione della Corte suprema militare.

     

Scritto da Massimo Zaurrini

Uscito dal carcere di Vinas Cue, alla periferia della capitale Asuncion, Oviedo aveva liquidato i giornalisti che gli chiedevano dei suoi programmi politici dicendo che si sarebbe recato a pregare prima di decidere.

All’uscita della Basilica della Madonna di Caacupe, una cinquantina di chilometri dalla capitale, l’ex-capo dell’esercito paraguaiano ha tenuto un discorso in lingua guaranì a circa 8000 suoi sostenitori e parlando di politica ha detto: “la democrazia non è una ricetta economica, la democrazia vuol dire rispettare la volontà del popolo. Ho un piccolo appunto che dice ‘mi libererò e governerò il Paraguay’. Con questo vi ho detto tutto. Spero che abbiate capito”.

Oviedo ha dichiarato in più occasioni di volersi presentare alle prossime elezioni presidenziali come candidato del suo partito, la `Unión nacional de ciudadanos eticos` (Unace), certo che la sua situazione giuridica “si risolverà in fretta”. La decisione di ieri della Corte suprema – che ne ha disposto la libertà condizionata alla luce del fatto che Oviedo avrebbe già scontato metà della pena in precedenti detenzioni – consentirà all`ex generale di effettuare comizi in tutto il Paese.

Secondo gli analisti, la sua liberazione potrebbe scombussolare lo scenario politico in vista delle presidenziali, poiché Oviedo, da sempre molto popolare, sarebbe in grado di sottrarre elettori al fronte dell’opposizione che appoggia l`ex vescovo Fernando Lugo, finora in testa secondo i sondaggi. In carcere dal giugno del 2004 dopo una latitanza all`estero durata cinque anni Oviedo deve rispondere di un processo che lo vede accusato di coinvolgimento nell`uccisione di sette manifestanti durante le proteste sociali del marzo 1999 che portarono alla caduta dell`allora presidente Raul Cubas Grau, ma anche un altro procedimento per il fallito colpo di Stato del 1996 contro l`allora presidente Juan Wasmosy. Un terzo processo infine vede l`ex-generale accusato di responsabilità nell`assassinio del vice-presidente Luis Maria Argaña, ucciso sempre nel marzo 1999.

[MZ] – PARAGUAY 7/9/2007

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