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Elezioni in Kosovo disertate dai Serbi

Vince la linea dura imposta da Belgrado, e i serbi del Kosovo disertano in massa le elezioni, mentre il partito del presidente moderato Ibrahim Rugova, pur apparendo in calo, si conferma la prima forza politica della provincia.

     

Ieri 23 ottobre si è votato per le seconde elezioni politiche generali in tutto il Kosovo per nominare il nuovo parlamento che avrà, fra i suoi compiti futuri, anche quello di decidere insieme alla comunita` internazionale lo status definitivo della provincia.

Ma i serbi, proprio in vista di questa scadenza cruciale, hanno accettato l`invito rivolto dal premier Vojislav Kostunica e dal patriarca della chiesa ortodossa Pavle ed hanno boicottato il voto. Neppure l`uno per cento dei 218.000 serbi invitati a partecipare alle votazioni, si sono presentati alle urne, contro il 55/60 per cento fatto registrare dagli albanesi.

Secondo i dati diffusi in serata, gli elettori serbi che si sono recati ai seggi si contavano in termini di unità: poco piu` di 900 quelli che hanno votato in Kosovo (su 100mila) e circa 300 (su 118mila) quelli che lo hanno fatto presso i centri di votazione aperti in Serbia e Montenegro.

Un totale fallimento per la comunità internazionale, che ha ripetuto senza sosta il suo appello alla partecipazione, ma un fallimento anche per il presidente della Serbia Boris Tadic, che si era unito a questo invito sfidando la posizione intransigente di Kostunica e Pavle.

La linea moderata serba appare dunque sconfitta, ed a nulla sono valsi gli sforzi di leader come Oliver Ivanovic (alleato di Tadic), che suggeriscono il dialogo per giungere ad una soluzione pacifica di quell`irrisolto nodo balcanico che continua ad essere il Kosovo. “La gente non ha votato per paura“ ha denunciato Ivanovic“.

Confermato il boicottaggio serbo, non si sarebbe verificata la paventata rivoluzione negli equilibri politici all`interno del fronte politico albanese. Secondo i primi dati non ufficiali diffusi in nottata dai diversi partiti, la Lega democratica (Ldk) del presidente Ibrahim Rugova (che nelle elezioni precedenti ottenne 47 seggi su 120), pur apparendo in calo, di fatto si conferma la prima forza politica del Kosovo.

In crescita si dice il Partito democratico (Pdk) del primo ministro Bajram Rexhepi, che nel 2001 ottenne 26 seggi e che questa notte ha annunciato di averne conquistati 35.

La sorpresa si è confermata il movimento `Ora`, guidato dall`intellettuale Veton Surroi, per la prima volta sceso nell`arena politica sperando di raccogliere consensi nel vastissimo bacino degli scontenti. A Pristina il partito di Surroi sarebbe diventato la terza forza politica, raggiungendo l`Alleanza per il futuro del Kosovo (Aak), dell`ex comandante della guerriglia Ramush Haradainaj, altra formazione politica in calo.

Per una conferma bisognerà tuttavia attendere i risultati ufficiali, annunciati per il 25 ottobre.

“Non lasciate che il vostro futuro sia deciso da altri“ ha ripetuto ieri mattina il capo della missione Osce in Kosovo, Pascal Fieschi, rinnovando invano il suo appello alla partecipazione serba.

“I serbi che oggi hanno votato sono i vincitori morali perché hanno avuto il coraggio di prendere in mano il proprio destino“, gli ha fatto eco Oliver Ivanovic.

Entrambi si sono riferiti al decisivo appuntamento del prossimo anno, per quando la comunita` internazionale ha preannunciato l`avvio dei negoziati per la definizione dello status definitivo della provincia.

“Si tratterà di riconoscere formalmente l`indipendenza del Kosovo“, ha pronosticato nel giorno del voto il presidente Ibrahim Rugova, fingendo di ignorare la posizione di Belgrado, che boicottando le elezioni ha già lanciato la sua sfida. Che sembra essere quella di negare qualunque legittimità ai nuovi organi dirigenti del Kosovo, e quindi alle concessioni che in futuro, pur se con l`avallo internazionale, potranno riuscire a ottenere.

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