Sparatorie, sequestri, truppe al confine. I due paesi africani ai ferri corti per un isolotto conteso. Motivo dello scontro: i giacimenti di greggio del Lago Albert.

     

Scritto da Stefano Liberti

Una isola di 3 chilometri quadrati in mezzo al Lago Albert, al confine tra l`Uganda e la Repubblica Democratica del Congo (Rdc), si sta trasformando in un casus belli destinato a esacerbare la già travagliata situazione dell`est del grande paese africano. L`isolotto di Rukwanzi, formalmente ugandese ma abitato prevalentemente da congolesi, è al centro di una disputa territoriale che ha già provocato alcuni morti e fatto ulteriormente deteriorare le relazioni tra i due paesi vicini (mai del tutto normalizzate dopo la quinquennale guerra in Congo, in cui l`esercito di Kampala ha svolto un ruolo più che attivo).

Il fatto è che Rukwanzi, finora dimenticato avamposto di pescatori, ha assunto una nuova rilevanza strategica: sul fondo del lago Albert è stato infine scoperto – dopo alcuni anni di prospezioni – un giacimento di petrolio e l`isolotto è situato in una posizione fondamentale per il suo sfruttamento.

L`estrazione dovrebbe cominciare nel 2009 e licenze di sfruttamento sono già state accordate alla società irlandese Tullow Oil e alla canadese Heritage Oil, che hanno per il momento previsto una produzione giornaliera di 31mila barili di greggio, con una possibilità di crescita di almeno dieci volte secondo alcuni analisti. Ma questa manna, che farebbe entrare l`Uganda nell`ormai consistente club di paesi africani produttori di petrolio, non risulta per nulla gradita al governo congolese, che si ritiene proprietario legittimo del greggio del Lago Albert e accusa Kampala di razziare impunemente le ricchezze del suo sottosuolo. Nell`ultimo mese, la tensione è cresciuta e le scaramucce di confine si sono susseguite con una cadenza impressionante: il 29 luglio quattro militari ugandesi sono stati accusati di aver sconfinato e tenuti prigionieri per alcune ore dai soldati dell`Rdc; il 4 agosto, in uno scontro a fuoco dai contorni ancora poco chiari, due persone (tra cui un contractor britannico che lavorava per la Heritage Oil) sono rimaste uccise. Le Fardc (l`esercito congolese) negano ogni coinvolgimento, ma alcuni testimoni sul posto avrebbero riconosciuto i soldati di Kinshasa, alcuni dei quali sarebbero anche morti negli scontri. Da allora, elementi delle Fardc si sono dispiegati in forze nella regione di confine. Dall`altra parte, l`Updf – le forze armate ugandesi – si sono a loro volta ammassate lungo la frontiera.

I confini poco tracciati, una storia di saccheggi delle risorse minerarie congolesi (dall`oro al coltan, passando per la cassiterite) da parte dell`Uganda e del vicino Ruanda, il più che marcato intervento dei due vicini nell`appoggio di milizie che hanno tenuto in scacco le province orientali dell`Rdc fino alle elezioni dello scorso anno e che ancora imperversano soprattutto nel Kivu sono tutti fattori che non facilitano una soluzione pacifica della contesa. La settimana scorsa il ministro degli esteri ugandese Sam Kutesa si è recato a Kinshasa; ieri il suo omologo congolese Mbusa Nyamwisi era a Kampala. Fonti riservate citate dall`agenzia di stampa tedesca Deutsche Presse parlano di un imminente meeting tra i presidenti Joseph Kabila e Yoweri Museveni a Kampala, in cui i due dovrebbero annunciare la formazione di una commissione bilaterale per risolvere la disputa di confine. Le compagnie straniere – che hanno licenze di esplorazione anche in altri siti nell`Rdc – mantengono per ora un profilo basso e continuano le loro prospezioni. Ma per quanto tempo ancora?

Il Manifesto, 26 agosto 2007

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