L`ambasciatore Usa ha auspicato l`allargamento del raggio d`azione dell`Alleanza all`America latina e in particolare al suo paese leader per la «lotta al terrorismo» e la «sicurezza energetica».

     

Scritto da Maurizio Matteuzzi

La Nato si fa global. L`Alleanza del Nord-Atlantico non solo non è sparita con la sparizione nel `91 del suo dirimpettatio, il Patto di Varsavia. Al contrario, ha via via aumentato il numero dei suoi partecipanti – oggi sono 26 -, allargato il raggio d`azione e, nel vertice di Riga del novembre 2006, cambiato la sua ragione sociale. Bosnia. Kosovo e Afghanistan sono gli esempi più vistosi del cambio di pelle. Per il momento. Nel futuro chissà. Il «terrorismo» e la «sicurezza energetica» sono «guerre» di cui la Nato ritiene di doversi occupare per molti anni a venire.

Attraverso varie formule, tutti i paesi – a patto che si riconoscano nell`egemonia e nei «valori» degli Stati uniti e dell`«Occidente» – possono ormai aspirare a essere ammessi al club: quelli che si preparano a entrare, sono nel Membership Action Plan; quelli che non entrano perché non sono ancora all`altezza ma condividono, nella Partnership for Peace (le ex repubbliche sovietiche del Caucaso e dell`Asia centrale, i «neutrali» Svizzera, Svezia, Finlandia, Austria, Irlanda); quelli «buoni» o comunque «amici» del Nord-Africa o Medio Oriente, si ritrovano nel Mediterranean Dialogue (Israele, Egitto, Algeria, Giordania, Marocco, Tunisia, Mauritania); infine l`anello più lontano ma ideologicamente vicinissimo all`asse anglo-sassone: i Contact Countries che partecipano quando c`è bisogno (Australia, Giappone, Corea del sud e Nuova Zelanda).

Si nota l`assenza vistosa dell`America latina. Negli `70 gli Usa avevano provato a lanciare l`idea di una Nato del Sud-Atlantico – la Sato – i cui membri dovevano essere il Brasile e l`Argentina dei militari gorilla su una sponda e il Sudafrica dell`apartheid sull`altra. Ma l`idea non prosperò. Nei `90 però l`Argentina del presidente Carlos Menem, grazie alla sua politica neo-liberista all`allineamento «automatico» con gli Usa (parlò di «relazioni carnali» e mandò qualche nave alla guerra del Golfo nel `91), si meritò una partnership ad honorem e il titolo di «alleato privilegiato» della Nato.

Ora gli Usa ci riprovano tentando di agganciare il Brasile, il paese leader dell`America latina e una «potenza emergente» del mondo, nella speranza che altri paesi della regione lo seguano.

La proposta è stata fatta un paio di giorni fa in un dibattito pubblico a San Paolo dall`ambasciatore Usa. Clifford Sobel, come riferiva ieri il quotidiano O Estado de São Paulo, ha parlato dell`importanza dell`allargamento del raggio d`azione Nato oltre i confini Usa ed europei attraverso «alleanze» con altri paesi e ha citato espressamente l`America del sud e il Brasile che potrebbe divenire uno dei Contact Countries o entrare nella Partnership for Peace.

Il presidente Lula non si è rivelato affatto il «rospo barbuto» e «anti-americano» che a Washington in molti temevano. Ma sembra difficile possa essere sedotto da una simile proposta. Ha fatto tanto per affossare l`Alca e ora si aggancia alla Nato? In molti sostengono che gli Usa hanno «perso» l`America latina, che ha messo la barra a sinistra e prova a uscire dalla secolare dipendenza dai dettami dell`Fmi e del «Consenso di Washington». Comunque è inquietante che Bush cerchi «rinconquistarla» e di risolvere il problema degli «stati canaglia» vecchi e nuovi – Cuba e il Venezuela, la Bolivia e forse l`Ecuador – attraverso la Nato (oltre che con il reticolo di basi e facilities militari che gli Stati uniti hanno conservato a sud del Rio Grande: Cuba, Colombia, Perù, Ecuador, Aruba e Curaçao, El Salvador, Honduras, Brasile stesso…).

Basta ricordare che la Nato ha fra i suoi «nuovi» obiettivi la «lotta al terrorismo» e la «sicurezza energetica». Il che significa, in soldoni, la «Triplice frontiera» fra Argentina, Uruguay e Paraguay, dove Washington sostiene ci siano «cellule dormienti« da Al Qaeda. Oppure il petrolio venezuelano, il gas boliviano, le riserve acquifere del bacino guaranì, le riserve di qualsiasi cosa dell`Amazzonia. Oppure, ancora, l`infinità di conflitti di frontiera antichi o nuovi tuttora irrisolti nella regione: fra Argentina e Uruguay per le papeleras sul Rio Uruguay; fra Cile, Bolivia e Perù per lo sbocco al mare; fra Ecuador e Perù; fra Venezuela e Colombia; fra Venezuela e Guyana; fra Colombia e Nicaragua; fra Guatemala e Belize…

Ci manca solo la Nato.

Il Manifesto, 26 agosto 2007

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