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Nel centro `targato` coop, tra aperture e qualche silenzio

In funzione dall`11 agosto la nuova struttura per immigrati di Lampedusa. Aperta alle associazioni e gestita dalle cooperative rosse. Obiettivo: l`«umanizzazione»

     

Scritto da Cinzia Gubbini

Il nuovo centro di Lampedusa ha aperto i suoi cancelli. Trasferite tutte le persone che ancora alloggiavano in quello vecchio, dove per tutta la serata hanno continuato a svolgersi le operazioni di identificazione delle ultime 300 persone sbarcate sull`isola. Due giorni fa, lo abbiamo visitato.

Nuovo di zecca, composto da container coibentati avana e azzurri su contrada Imbriacola (sottoposta a vincolo paesaggistico) può 336 persone. Numero che all`occorrenza raddoppa. La cancellata si apre su un budello d` asfalto. Un cancello divide la parte maschile da quella per le donne e per i minori, che conta una cinquantina di posti. Ancora non è stato individuato, invece, quello per i nuclei familiari. In ogni stanza sei letti e un armadietto bianco. Non potrebbero contenere molto di più. I letti possono diventare a castello: è difficile immaginare dodici persone che dormono in queste stanzette. Ma la scelta di non aumentare troppo i posti è dettata anche dalla volontà di non scatenare l`ira degli abitanti dell`isola, che accusano gli sbarchi per il calo del turismo. Anche se questo è un centro di primo soccorso, non mancano gli elementi che lo accomunano ai centri di permanenza di nuova generazione: le sbarre intorno alle scale per salire ai piani superiori, i tavoli imbullonati nella sala mensa – che ancora devono arrivare dalla Cina – e la centralizzazione della gestione dell`energia elettrica. Luce e aria condizionata sono collegati a un monitor centrale, cui hanno accesso la polizia, i carabinieri e l`ente gestore. Insomma, vietato accendere la lampadina la sera.

Il panico delle idee

Quando i cancelli apriranno, la metamorfosi del sistema di gestione degli sbarchi sull`isola sarà definitivamente compiuta. Dopo le polemiche sulle scarse garanzie offerte dal centro di Lampedusa, sull`isola sono arrivate le Nazioni unite con l`Alto commissariato per i rifugiati e l`Organizzazione delle migrazioni, la Croce rossa e una task force del Viminale. Anche Medici Senza frontiere ha firmato un protocollo per lavorare dentro al nuovo centro. L`Arci ha ottenuto un mandato del ministero per offrire assistenza legale. E poi, l`arrivo delle cooperative aderenti a Legacoop nella gestione del centro. Hanno vinto l`appalto sconfiggendo le contestatissime Misericordie. Con un ribasso del 30% si sono aggiudicate la gestione, affidata a una neonata società a responsabilità limitata, la «Lampedusa Accoglienza». Nome che dovrebbe rappresentare il cambio di rotta. Ne è convinto Cono Galipò, amministratore delegato della società, che non ha ancora digerito le polemiche scaturite dall`articolo del manifesto sulla discesa in campo di Legacoop nella gestione dei centri per immigrati: «Ci avete accusato di risparmiare, ma non è vero. Il centro funziona benissimo». Sul fronte politico, e cioè se sia il caso che le coop rosse si sporchino le mani con i cpt, la partita è persa in partenza. E non perché quello di Lampedusa sia un «centro di primo soccorso» dove i migranti sostano al massimo tre giorni e dove non si procede con le espulsioni, ma perché Galipò è un vero e proprio ideologo dell`opportunità che le coop entrino nella gestione del sistema che ruota intorno alle migrazioni. Ex sindacalista della Cgil, ex Pci ora Margherita, ha difeso con le unghie e con i denti la scelta di misurarsi con la frontiera di Lampedusa anche davanti alle perplessità di Legacoop. Il suo slogan è: «Mai farsi prendere dal panico delle idee». Tradotto: «Non dobbiamo fare i don Chisciotte. Insistere all`infinito, per avere tutto e subito porta ad avere niente e per sempre. L`ho imparato da sindacalista. Ricordo lo sciopero di 42 giorni durante la costruzione dell`autostrada Palermo-Messina. C`erano gli oltranzisti di Lotta Continua che spingevano per non firmare l`accordo. Abbiamo perso».

Il vecchio centro

Dall`altra parte dell`isola, nella struttura in muratura che ospita da quasi dieci anni il centro per immigrati a ridosso dell`aeroporto, ora è tutto ridipinto. L`altro ieri c`erano 338 persone. Gli sbarchi quest`anno sono in diminuzione, anche se aumentano i minori: soltanto una volta si è raggiunto il «collasso», con una presenza di oltre 600 migranti. Entriamo grazie alla circolare del Viminale che permette le visite dei giornalisti dietro autorizzazione della prefettura. Ma l`«operazione trasparenza» del ministero deve fare i conti con le resistenze dei prefetti. Quello di Agrigento, per esempio, ci impedisce di parlare con gli ospiti. Cosicché bisogna accontentarsi di osservare il centro, trovato pulito e ordinato, e di fidarsi di tutte le informazioni offerte durante la visita guidata. I cancelli che dividono le varie sezioni – uomini, nuclei famigliari e donne – ora sono aperti. C`è una lunga fila davanti all`unico telefono funzionante. Un disservizio, questo, duro a morire: «E` colpa della salsedine», spiega uno dei direttori, Mastione. I migranti sono tutti vestiti con la tuta d`ordinanza. E le scarpe? E` evidente che non tutti hanno le stesse, nel senso che alcuni sono addirittura in ciabatte. Ma l`altro direttore, Miragliotta, assicura che a tutti viene dato il kit come da convenzione: scarpe, tuta, asciugamano, due magliette, slip e prodotti per la pulizia personale. La cucina, un posto veramente messo male e dove persistono i cattivi odori, è stata ormai chiusa. Ci sono ancora, invece, i materassini verdi di gommapiuma. Parecchie persone li trascinano fuori dai container per stendersi all`aria aperta. «Questo posto andrebbe chiuso subito», dice l`amministratore delegato «ma noi facciamo tutto il possibile perché la gente possa essere accolta con dignità». Sulle pareti dei container la carta dei diritti dell`Onu. Ma manca quella che dovrebbe informare gli ospiti su quanto gli spetta, «qualcuno deve averla staccata». Le persone che lavorano nel centro, per ora, sono 48, Galipò incluso. I numeri previsti dalla convenzione sono rispettati (con l`apertura del nuovo centro si prevedono altre assunzioni), ma proprio al limite. Come si fa con i giorni liberi dei lavoratori e quando si raggiungono punte di mille presenze? «Qui quando c`è l`emergenza tutti si infilano i guanti e fanno il loro dovere, servono anche ai tavoli. Direttori, amministrativi, tutti». Il personale è stato assunto con i contratti socio sanitari delle coop. Gli operatori percepiscono circa mille euro. La maggior parte sono a tempo indeterminato, ma ci sono anche contratti per inserimento lavorativo e di prestazione occasionale pagata a ritenuta d`acconto. I lavoratori delle Misericordie sono stati riassorbiti, mettendo a tacere le voci che volevano non riconfermati quei contratti. Galipò ha addirittura convocato una riunione in Comune dove si è impegnato ad assumere tutti.

Tutto bene?

La nuova era, d`altronde, è indubbiamente improntata alla collaborazione. Galipò parla con tutti, intrattiene rapporti e lo fa cordialmente. Periodicamente si svolgono riunioni con le organizzazioni umanitarie. Risultato: nessuno parla più. Nessuno ha voglia di guastare i rapporti. Se ci sono problemi, si cerca di lavare i panni sporchi in famiglia. Perché qualche problema c`è stato: il giorno del picco di presenze in cui finiscono le portate per il secondo. La notte tra il 16 e il 17 luglio alcune persone si sono sentite male dopo aver mangiato, qualcuno parla di epidemia alimentare. Tute non fornite a chi sbarca con segnali di scabbia, per evitare di doverne dare un`altra finito il trattamento. Nonché qualche voce sul fatto che si cerchi di risparmiare sulla fornitura di sigarette (dovrebbero essere dieci al giorno per ciascun migrante). Un ragazzo, con cui riusciamo a parlare di straforo nel vecchio centro, lo conferma: «Ne ho avute cinque». Galipò è uno che non si tira indietro, e risponde su tutto: «Quel giorno finirono le pietanze perché non era arrivata la nave di rifornimento. In quanto all`epidemia alimentare, non è vero. Ci sono persone che si sono sentite male dopo aver mangiato, ma erano solo cinque o sei e se fosse stato cibo avariato si sarebbero sentiti male tutti. E sulle tute per chi ha la scabbia, sì, lo abbiamo fatto fino a giugno ma solo con quelli che avevano vestiti buoni. Ci sembrava inutile buttare via una tuta. Infine le sigarette. Quel ragazzo ne aveva avute cinque solo perché le altre le diamo a cena».

Detto questo, tutti assicurano che la coop ha reso più «umano» il centro. Ed è proprio «umanizzare i centri» quello che vuole fare Galipò: «Le coop già operano nei cpt in subappalto. Allora perché mai dobbiamo fare gli utili idioti? Io ci sto a fare la battaglia per chiudere i cpt. Ma nel frattempo cerchiamo di renderci utili. Portiamo innovazione: al Viminale sono entusiasti della mia idea di dare un nome di fantasia alle persone che non ce la fanno ad arrivare. Mi sembra disumano seppellire quei corpi con un numero». Altra vetta che Galipò si appresta a scalare con il suo consorzio di cooperative, è quella dei corsi di formazione nei paesi di provenienza degli immigrati: «Costruiremo una banca dati per offrire garanzie agli imprenditori che vogliono assumere». E per chi non può frequentare i corsi di formazione per entrare in Italia, rimane sempre il benvenuto di «Lampedusa Accoglienza».

Convenzioni Tutto sulla gestione del cpt dell`isola

La gara d`appalto

Il Consorzio nazionale dei servizi di Bologna (Cns) e il consorzio Sisifo di Palermo si sono aggiudicati la gestione del centro di primo soccorso dell`isola di Lampedusa con un ribasso del 30%. Alla cooperativa vengono rimborsati 33 euro per ciascun immigrato ospitato.

Le quote

Il Cns ha affidato la sua quota – il 34% – alla agrigentina Bluecoop. La Sisifo , invece, mantiene il 67%. Insieme hanno dato vita a una società a responsabilità limitata: Lampedusa Accoglienza.

Gli sconfitti

alla gara d`appalto hanno aprtecipato diverse altre associazioni e enti. In ordine di arrivo si sono piazzate: Connecting People, Albatros, Croce Rossa, Misericordie

La convenzione

L`offerta era per la gestione del nuovo centro (190 posti, ma ne vengono calcolati 216) con l`invito a calcolare i costi sulla gestione del centro di prossima apertura, che ospiterà 336 persone.

Centro a zero presenze

La convenzione prevede che il ministero rimborsi all`ente gestore il 50% anche quando il centro è vuoto. Ciò vale fino al 31.mo giorno a presenze zero. In seguito il ministero ripaga soltanto i costi vivi.

Autore: Cinzia Gubbini

Fonte: Il Manifesto, 12 agosto 2007

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