L`Honduras è la «Repubblica delle miniere». Un terzo della superficie del paese è sotto concessione mineraria, e un`unica autorizzazione è sufficiente per avviare sia le attività di esplorazione sia lo sfruttamento: questo grazie a una Ley de Mineria approvata nel 1998, scritta dal cartello delle industrie estrattive (Anamin) d`accordo con la Banca mondiale.

     

Scritto da Luca Martinelli

Due giorni fa (martedì) una manifestazione per chiedere la cancellazione di questa legge si è conclusa con l`arresto di numerosi manifestanti, liberati dopo alcune ore grazie alla pressione della società civile. La piattaforma «Per una nuova legge mineraria» chiedeva di revocare tutte le concessioni minerarie all`interno dei Parchi nazionali di interesse archeologico-culturale, cancellare i contratti con imprese minerarie colpevoli di inquinare l`ambiente, e imporre una moratoria su tutte le attività di prospezione, esplorazione e sfruttamento delle vene metallifere fino a quando non sarà approvata una nuova legge mineraria.

I manifestanti sono stati aggrediti e picchiati dalla polizia e dall`esercito. Tra gli arrestati Justo Sorto, membro della coordinazione generale del Copinh (il Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras, che insieme a Alianza Cívica e alla Coordinadora Nacional de Resistencia Popular ha promosso la mobilitazione), il sacerdote cattolico della parrocchia di San Juan, nel dipartimento di Intibucá, Mario Francis Amaya, Carlinda Aguilar, Pablo Munguia di Radio Progreso, i sacerdoti Marco Aurelio Lorenzo e Sandro Aguilar e altre 8 persone.

Le organizzazioni chiedono al governo honduregno di «ritirare qualsiasi proposta di riforma della legge e di emettere una nuova Ley de Minería, poiché la cancellazione di tredici articoli del testo attuale sancita dalla Corte Suprema il 4 ottobre de 2006 è ragione sufficiente perché il Congreso Nacional desista dal portare avanti questo aborto giuridico», che è l`attuale legge mineraria.

«La legge attuale – fa notare Salvador Zuniga del Copinh – è stata approvata subito dopo l`uragano Mitch, che colpì l`Honduras e tutto il Centro America nel 1998, e fu presentata come una strategia per la riduzione della povertà: avrebbe attratto gli investimenti esteri e generato posti di lavoro». Prevede che solo l`1 per cento della ricchezza estratta si fermi nel paese sotto forma di royaltyes, e che un`unica autorizzazione permetta di avviare attività di esplorazione e sfruttamento (fino al 1998 erano necessari due permessi distinti). Secondo funzionari del Defomin (l`organo che verifica la regolarità delle concessioni, ma di fatto è invitato piuttosto a promuovere l`attività estrattiva), la legge è stata scritta dall`Anamin, il cartello delle imprese minerarie. Le aziende possono, tra l`altro, espropriare «per ragioni di pubblica utilità» terreni confinanti con le concessioni, anche quando «i legittimi proprietari non danno il permesso», e «utilizzare le acque, dentro e fuori la concessione».

Gli autori della campagna chiedono inoltre di revocare tutti i contratti stabiliti con imprese minerarie colpevoli di inquinare l`ambiente e minacciare la salute delle persone, secondo quanto stabilito dalla Legge generale per l`ambiente.

Poche settimane fa il movimento ambientalista aveva ottenuto una vittoria contro le attività estrattive: la Corte Suprema ha multato per 52 mila dollari la compagnia Entre Mares, colpevole di danni ambientali e alla salute per la miniera San Martin. Studi indipendenti avevano dimostrato che l`acqua entra nella miniera priva di sostanza contaminanti per uscirne inquinata con cianuro e metalli pesanti. Nella frazione di El Porvenir, vicina alla miniera, le malattie della pelle, a causa dell`arsenico presente nell`acqua, sono la terza causa di ingresso in ospedale (con il 18%, mentre a livello nazionale queste non rientrano nelle prime 20 cause di ingresso in ospedale e non superano l`1% delle malattie registrate).´

Il Manifesto, 19 luglio 2007

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