Trentacinque gradi all’ombra; centinaia di persone presenti; cinque ore di dibattito; trentanove interventi, delegazioni da tutta Italia, dall’estero e due veterani dell’esercito statunitense: sono questi i numeri dell’incontro nazionale tenutosi ieri al Presidio
Permanente No Dal Molin di Vicenza. Un’incontro che ha visto, ancora una volta, decine di realtà provenienti da tutta Italia al fianco dei tanti vicentini che vogliono continuare a battersi contro la costruzione di una nuova installazione militare nel proprio territorio.

     

Scritto da Presidio Permanente No Dal Molin

«Con i vicentini non c’è soltanto solidarietà, c’è piena condivisione» , hanno sottolineato i

rappresentanti del movimento No Tav valsusino; ed è questo lo spirito che ieri ha legato le tante persone giunte al Presidio. Nonostante le tante differenze – anagrafiche,

geografiche, politiche – un unico obiettivo lega tra loro realtà vicentine e non: la determinazione nel voler fermare la realizzazione di un nuovo strumento di guerra che

porterà morte e distruzione all’estero e comprometterà irrimediabilmente il territorio ed i beni comuni della città berica.

Ed è da questa condivisione che nasce la volontà di costruire, collettivamente, una settimana di lotta il prossimo settembre, dall’otto al quindici; in quei giorni a Vicenza saranno allestiti dei campeggi per ospitare quanti vorranno sostenere le iniziative della comunità locale; e in quei giorni verranno costruite mobilitazioni ed iniziative volte ad impedire l’inizio dei lavori.

«Ma se il lavori dovessero iniziare prima – ha sottolineato Francesco Pavin del Presidio – noi saremo pronti a mobilitarci per ostacolarli ed interromperli. Alle tante realtà italiane che ci sostengono – ha proseguito – chiediamo di sostenerci immediatamente, costruendo

iniziative nei propri territori, blocchi della viabilità, momenti di solidarietà». Un appello a cui i tanti presenti venuti da tutta Italia non si sono sottratti: «la vostra lotta è la nostra lotta», hanno sottolineato in tanti.

Un’incontro, quello del 14 luglio, che ha rafforzato il vasto movimento che si batte contro la costruzione della nuova base Usa; un movimento che ha saputo unire il rifiuto della guerra alla difesa della terra, e che è sempre più determinato nel non accettare le imposizioni di un Governo – quello italiano – che si è riempito per mesi la bocca con concetti come riduzione delle servitù militari e partecipazione delle comunità locali, ma che in queste settimane ha dimostrato di aver preso strade completamente diverse.

«Nessuna firma ci ferma», recitava lo striscione esposto un mese fa, quando l’ambasciatore statunitense Spogli annunciava la firma di Prodi in calce alla concessione dell’aeroporto Dal Molin agli Usa. Ieri i vicentini hanno avuto la conferma di non essere soli; il Dal Molin è

ancora una questione nazionale, e la vicenda è tutt’altro che chiusa.

Presidio Permanente, Vicenza, 15 luglio 2007

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