Cooperazione internazionale. Ecco l`Italia che non aiuta

Giacomo Russo Spena
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Libro bianco Insieme ai fondi per la cooperazione internazionale, aumentano le ambiguità
Un dossier della campagna «Sbilanciamoci!» sugli aiuti allo sviluppo denuncia: assenza di politiche, poca trasparenza e cattiva gestione dei finanziamenti.

Fondi altamente insufficienti, bilanci illeggibili e non trasparenti, soldi dispersi tra i ministeri, mancanza di un progetto. Questo l`allarmante quadro che emerge dal «libro bianco sulle politiche pubbliche di cooperazione allo sviluppo» presentato ieri dalla campagna Sbilanciamoci!.

I dati emersi sono preoccupanti tanto da far precipitare l`Italia al terzultimo posto tra i paesi mondiali che investono risorse sugli aiuti allo sviluppo. Peggio di noi solo Grecia e Stati Uniti. Gli impegni presi in tante sedi internazionali sono stati ad oggi disattesi. In un summit del 1992 di Rio de Jainero si era stabilito che i paesi maggiormente industrializzati investissero lo 0,7% del proprio Pil. Cosa che per l`Italia è rimasta un`utopia, visto che si stanzia solo lo 0,2. Anche se i curatori del libro si rincuorano un po` per il fatto che c`è stato un piccolo miglioramento. «Nell`ultimo Dpef – spiega Tommaso Rondinella, uno dei curatori – si è deciso di portare a circa 4000 miliardi di euro gli Aps (aiuti pubblici allo sviluppo) e si è prevista una road map che porterà nel 2010 a stanziare lo 0,51% del Pil». Anche se poi aggiunge come l`Italia continui a rimanere «assolutamente indietro e che questo è solo l`inizio di un lungo cammino». Il libro bianco denuncia come il 76% dell`Aps sia gestito dal ministero dell`Economia e solo il 22% da quello degli Esteri. Cosa questa non solo «peculiare», visto che c`è un apposito viceministro con la delega alla cooperazione (Patrizia Sentinelli), ma anche differente rispetto ad altri paesi europei.

Così si scopre che il dicastero di Padoa Schioppa ha soldi a palate che però sembrano spesi alquanto male. «Queste risorse – denunciano i curatori del libro – vengono investiti nella cooperazione multilaterale, ovvero si danno fondi ad agenzie dell`Onu, al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale. Ma il peggio è che fa un servizio di cassa, donando soldi senza indirizzare poi minimamente il progetto». E si sa bene che organismi come la Banca Mondiale, che è quella con cui l`Italia è maggiormente generosa, non remano nella stessa direzione auspicata da Sbilanciamoci! e dagli altri attori sociali, viste le dottrine liberiste che diffonde nel mondo. Poi una precisazione. «Non c`è – denunciano ancora – cooperazione multilaterale ma un rifugio al multilateralismo perché manca una strategia di investimento di quei fondi. Fanno cassa».

Ma ce ne è anche per il ministero degli Esteri, reo di gestire male i pochi fondi a disposizione, manifestando una mancanza di strategia e di una linea politica sulla cooperazione. «Spendiamo – denuncia ancora Rondinella – un sacco di soldi in contributi alle organizzazioni internazionali ma siamo puntualmente assenti alle grandi discussioni sulle priorità e sulla governance di tali organismi».

Quindi visto lo scenario non sembra rincuorare più di tanto la legge delega votata in consiglio dei ministri che prevede la nascita di un`agenzia centrale che coordini tutto i fondi destinati alla cooperazione. Così intanto si risolverebbe il problema della mancata trasparenza della gestione. Ma non solo. Si risolverebbe, sempre però sulla carta, il grosso spreco di soldi dell`Italia.

Inoltre, spulciando il libro, emergono altri dati ancora più sconfortanti. La cooperazione bilaterale è in grossa crisi, tanto che aumenta il numero delle Ong costrette a chiudere per bancarotta, e parte degli Aps vengono investiti in modo «particolare». Una parte è stata donata ad esempio per la gestione dei Cpt. I fondi erano stanziati alla voce «politiche di accoglienza per i rifugiati». Una strana teoria dell`accoglienza e della cooperazione.

Il manifesto, 5 luglio 2007

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