La Corte suprema degli Stati Uniti ha cambiato idea su Guantanamo, accettando di esaminare un caso che in precedenza aveva respinto. A sorpresa, i nove magistrati di Washington hanno deciso di occuparsi per la terza volta della legalità della prigione usa a Cuba. L`annuncio è arrivato all`indomani della chiusura dell`anno giudiziario: la Corte ha reso pubblico un elenco di questioni giudiziarie che verranno discusse il prossimo autunno. Nella lista c`è anche un ricorso presentato a nome di diversi detenuti di Guantanamo (abbreviata in Gitmo).

     

Scritto da Matteo Bosco Bertolaso

Lo scorso aprile la Corte aveva bocciato il ricorso e non sono chiari i motivi del ripensamento dei magistrati.

Quella di ieri è stata una decisione inusuale, che non ha precedenti almeno negli ultimi trent`anni della storia del diritto americano. Secondo le regole ci vuole una maggioranza di cinque giudici su nove per discutere un caso in precedenza respinto e, a parere degli esperti di diritto americano, un caso simile non si è verificato almeno negli ultimi tre decenni.

«Una stupefacente vittoria per i detenuti – ha commentato un consulente dei prigionieri, Eric Freedman, docente di diritto costituzionale alla Hofstra Law School – e una decisione che va ben al di là di ciò che avevamo chiesto, mostrando chiaramente che c`è disagio» sulla prigione in cui si trovano 380 presunti terroristi. L`entusiasmo di Freedman viene condiviso anche da un altro docente di diritto coinvolto nel caso Guantanamo: «Finalmente, dopo sei anni, la Corte suprema dibatterà la domanda più importante – ha detto Neal Kaytal, della Georgetown University – la nostra costituzione protegge le persone detenute a Guantanamo?».

I nove giudici dibatteranno – forse in dicembre – sulla pretesa da parte del governo di Washington di imprigionare dei presunti terroristi senza permettere loro il ricorso all`habeas corpus, norma usata da secoli per mettere in discussione la legalità di una detenzione.

In precedenza la Corte si era occupata per due volte del sistema processuale architettato dagli uomini del presidente George W. Bush e in entrambi i casi le scelte dell`amministrazione erano state bocciate in maniera più o meno severa. Dopo la seconda sentenza, Pentagono e Congresso avevano ottenuto una nuova legge varata dal Congresso, allora in mano ai repubblicani. La misura istituì dei tribunali speciali pensati appositamente per giudicare i terroristi, chiamati «commissioni militari». In base a questa nuova legge, diverse corte federali respingevano le richieste dei detenuti per comparire davanti ad un magistrato militare ordinario o in un tribunale federale sul suolo americano.

Ad aprile la Corte suprema sembrava aver messo la parola fine alla questione, rifiutandosi di prendere in considerazione, per la terza volta, la prigione statunitense sull`isola cubana. Gli avvocati che difendevano i detenuti, però, avevano presentato una mozione affinché la Corte riconsiderasse il caso, sfidando quei trent`anni di storia durante i quali nove magistrati della corte non erano mai tornati sui loro passi.

E ieri è arrivata la sorpresa: il massimo organo giudiziario tornerà a discutere di Guantanamo. Ci sono diverse speculazioni sul perché della scelta. Recentemente un ex colonnello che aveva lavorato nei tribunali militari di Guantanamo aveva parlato di prove labili e di forti ingerenze da parte dei comandanti. Dubbi sulla legittimità della prigione non arrivano solo dalla Corte, ma anche dall`interno dell`amministrazione guidata da Bush. Il segretario di Stato Condoleezza Rice e il responsabile della Difesa Robert Gates vorrebbero la chiusura del centro di detenzione. Pare che il presidente Bush valuti seriamente l`ipotesi della chiusura anche se, fanno sapere dalla Casa bianca, al momento non ci sarebbero le condizioni.

Come se non bastasse, le prime udienze preliminari a Guantanamo si sono arenate perché due giudici hanno annullato – per un difetto di giurisdizione – le accuse rivolte a due imputati.

Il Manifesto, 30 giugno 2007

Sull'autore