Quindici soldati morti e 72 presi in ostaggio. Con una azione spettacolare, i ribelli del Movimento nigerino per la giustizia (Mnj) hanno voluto far capire al governo di Niamey che hanno tutta l`intenzione di fare sul serio. Improvviso e fulmineo, l`attacco è stata condotto venerdì contro una guarnigione militare a Tezerzeit, una località in mezzo all`Air, il massiccio montuoso che domina il deserto del Teneré, nel nord del Niger. Ieri, una delegazione della Croce rossa internazionale è stata autorizzata a recarsi sul luogo e a visitare i feriti, alcuni dei quali versano in cattive condizioni.

     

Scritto da Stefano Liberti

Comparsi un po` dal nulla nel febbraio scorso, i guerriglieri del Mnj hanno segnalato la propria presenza con una serie di azioni a effetto: attacchi a convogli militari, un assalto all`aeroporto di Agadez, la principale città del nord del Niger, e un`incursione all`interno di una miniera di uranio vicina alla città di Arlit gestita dalla società francese Areva. Hanno accusato a più riprese il governo di Niamey di mantenere il nord del paese nel più totale abbandono, privo di servizi e infrastrutture. E di rispondere alle richieste della popolazione con una sempre più massiccia militarizzazione della regione, ricca non solo di uranio, ma probabilmente anche di petrolio (operazioni di prospezione sono condotte nel Teneré da tecnici cinesi).

Il governo nigerino, da parte sua, ha cercato fino a oggi di minimizzare l`estensione della ribellione – che raccoglie ampi consensi in tutta l`area tuareg – accusando i guerriglieri di essere «semplici banditi». Probabilmente l`azione di venerdì, la più sanguinosa dalla fine della rivolta tuareg nel 1995, è stata proprio una reazione alle parole del presidente Mamadou Tandja, che solo due giorni prima aveva detto che la crescente insicurezza nella regione settentrionale del paese era dovuta a «banditi, trafficanti di droga e di armi». La débâcle subita, con un`intera guarnigione messa in scacco dai ribelli, rende invece evidente una realtà più complessa e spingerà forse Niamey a cercare un negoziato con i gruppi armati, che dispongono di una potenza di fuoco non indifferente.

Ma quali sono le rivendicazioni dei ribelli? Con comunicati che vengono pubblicati sul loro sito web, i leader del Mnj chiedono «una migliore suddivisione delle ricchezze dell`uranio, di cui le popolazioni locali non beneficiano minimamente». Appaltato e sfruttato fin dall`indipendenza al gruppo francese Areva, l`uranio della regione di Arlit è una delle principali voci di esportazione del paese sub-sahariano (di cui è terzo produttore mondiale). Il Mnj chiede che il prezzo di vendita del minerale sia rivisto al rialzo e che la torta sia spartita dal governo con gli abitanti del nord, dove si trovano le miniere. Allo stesso tempo, vogliono evitare che i proventi dell`eventuale petrolio che stanno cercando i cinesi nella loro regione siano ugualmente intascati dal governo centrale.

La lotta del Mnj – per quanto ancora poco nota – è un ulteriore segnale di una proliferazione di gruppi militanti in regioni africane ricche di risorse e di materie prime. È possibile riscontrare una linea d`azione e prospettive comuni tra il Mnj, i gruppi ribelli attivi nel Delta in Nigeria e l`Ogaden National Liberation Front (Onlf), che nell`aprile scorso ha lanciato un assalto contro un impianto di prospezione cinese uccidendo 74 persone. Fatte salve le differenze ambientali, lo schema è più o meno simile: i ribelli se la prendono o con i militari o con i lavoratori delle compagnie straniere, rivendicando una compartecipazione nella gestione delle ricette delle risorse di cui finora hanno tratto beneficio i leader politici del governo centrale.

Il Manifesto, 27 giugno 2007

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