Il candidato di destra, Mauricio Macri, proprietario del Boca Juniors, si è confermato favorito al ballottaggio che domani decreterà il nome del nuovo sindaco di Buenos Aires. Titolare di un vero e proprio impero finanziario, si scontrerà con l`attuale ministro dell`Educazione, Daniel Filmus. Ma chi è Mauricio Macri? A dirlo è una mail che sta intasando la posta elettronica di tutti i porteños, cercando di ricostruire la storia sua e della sua famiglia.

     

Scritto da Stella Spinelli

Il candidato di destra, Mauricio Macri, noto proprietario della squadra di calcio Boca Juniors, vincitrice della Coppa Libertadores 2007, (e rivale del Milan nella Coppa intercontinentale di dicembre) si è confermato favorito al ballottaggio che domenica prossima decreterà il nome del nuovo sindaco di Buenos Aires.

Quarantotto anni, figlio di Franco Macri, titolare di un vero e proprio impero finanziario, si scontrerà in un testa a testa con l`attuale ministro dell`Educazione del governo Kirchner, Daniel Filmus, sul quale, nel primo turno, ha segnato un vantaggio di venti punti. Secondo gli analisti, dodici anni di proficua gestione della squadra più amata d`Argentina, lo fanno apparire come un affidabile amministratore e in più come il simbolo del cambiamento dopo dieci anni di governi progressisti, che hanno diffuso un certo malcontento nei tre milioni di abitanti della capitale.

Ma chi è esattamente Mauricio Macri, colui che si sta avvicinando di gran carriera allo scalino più prossimo alla Presidenza? A dirlo è una lunga mail che sta intasando la posta elettronica di tutti i porteños, cercando di ricostruire dati alla mano la storia sua e della sua famiglia, nel tentativo di persuadere i concittadini a non votarlo.

Come costruirono questo impero? “Il gruppo Macri opera da prima della dittatura militare ed è stato presente in tutti i governi, fino alla recente presidenza di Duhalde. Questa famiglia nel 1975 possedeva sette aziende: alla fine della dittatura militare erano quarantasei”. Così esordisce la mail che sta facendo il giro dell`Argentina. “Macri è parte di quella `patria appaltatrice` che ha succhiato dallo Stato argentino per i suoi interessi, che non sono ovviamente quelli di tutti gli argentini. È lui il padrone, tra le altre cose, delle autostrade che fanno pagare i pedaggi più alti al mondo ed è sempre lui ad aver beneficiato della nazionalizzazione dell’indebitamento con l’estero realizzata da Cavallo al momento dell’assunzione del mandato alla Banca Centrale. Macri, con le sue aziende, fu partecipe del favoloso colpo alla Borsa del Commercio nel 1992. Fu processato per contrabbando e assolto da una Corte Suprema non proprio limpida. Al giorno d’oggi, e solo attraverso una manciata delle oltre 40 aziende che compongono la holding famigliare, Macri fa affari con il governo di Buenos Aires per un valore annuale che supera e di molto i 100 milioni di pesos argentini, circa 25 milioni di euro”.

Incompatibilità. Gli attuali affari di Socma (Societá Macri, della quale Mauricio è il vicepresidente) con il governo di Buenos Aires rivelano da una parte l`incompatibilità fra l’esercizio della funzione pubblica e Mauricio Macri, e dall`altra i motivi che lo spingono a voler essere il capo del governo della città. Attraverso Intrón (attualmente il 60 percento è di Siemens ed il 40 di Socma), la holding ebbe accesso negli anni `90 all’affare dell’amministrazione delle risorse del comune porteño. E ciò attraverso Ute-Rentas. L’azienda emette, tra le altre cose, le fatture di luce, raccolta di rifiuti e pulizia, e la tassa sugli autoveicoli. Il contratto consta di 10 milioni di pesos argentini all’anno, circa 2 milioni e 400 mila euro. Attraverso Intron, controlla una delle due aziende per la gestione degli autovelox. L’appalto ha una durata di 5 anni. La fatturazione media, al momento dell`appalto, fu stimata in 5 milioni di pesos argentini all’anno, 1 milione e 200 mila euro. All’interno di Socma, Intron costituisce una specie di subholding, alla quale appartengono anche Sepsa e Sistemas Catastrales. Attraverso quest’ultima controlla le infrazioni nel settore della costruzione e si occupa di ispezionare gli edifici e gli ampliamenti abusivi. Si tratta di un contratto per 20 anni. Sepsa, più conosciuta come Pago Fácil, fu utilizzata, invece, dalla Banca Ciudad per la riscossione dei tributi. La sua fatturazione media è di 4 milioni di pesos argentini all’anno, oltre 900 mila euro. La Banca Ciudad paga all’azienda di Macri un peso argentino per bolletta.

Anche il Correo Argentino S.A. è stato comprato dalla holding Macri. Attualmente deve l`equivalente di 205 milioni di euro alle banche di Galicia, Citi, BID, Banca Mondiale e Nación. Non paga gli interessi arretrati pari a 191 milioni di euro, che addossa allo stato, e pretende di presentarsi come creditore. Nella città di Buenos Aires, il Correo Argentino S.A. si presenta a tutte le gare d’appalto. All’ultima fu sul punto di aggiudicarsi la consegna a domicilio delle dichiarazioni dei redditi. Alla fine, il servizio fu dato in mano a Oca, il suo principale competitore. Questo affare, da oltre 7 milioni di euro annuali, si rinnova ogni due anni. Chi vincerà la prossima volta la gara d’appalto, se Mauricio Macri sarà il capo del governo?

Domande retoriche. “Chi era il presidente di Sevel quando si scoprì che evadeva le tasse nel 1993? Chi fu processato nel 2001 per contrabbando? A chi è venuta in mente la tassa docente (la famosa ostia docente) e si incaricava della sua distribuzione, intascando il 10 percento di tutto quello che raccoglieva? Chi era il vicepresidente dell’azienda proprietaria di Correo Argentino S.A. alcuni mesi prima del fallimento di questi e della scoperta del suo debito milionario con lo stato (successivamente rinazionalizzato)? Chi costruì i palchi nella Bombonera senza indire una gara d’appalto e li fece attraverso una delle sue aziende? Chi ha un passivo di 75 milioni di pesos argentini nel Boca e deve inventare entrate inesistenti affinché il bilancio non si presenti in deficit? Chi non rispetta i requisiti che stabilisce la Costituzione della cittá in materia di compatibilità con la carica pubblica di capo del governo? Indovinato: Mauricio”.

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