Aerei che passano a un palmo delle case e a tutte le ore, il secondo aeroporto della capitale in pochi anni passato da uno a cinque milioni di passeggeri l`anno. Grazie alla crescita dei voli a basso costo. I cittadini si organizzano in una rete «no fly», e il ministero dei Trasporti propone un terzo scalo. In barba a Kyoto.

     

Scritto da Marinella Correggia

«Oltre 100 decibel». Roberto, della Rete dei comitati e movimenti contro l`aeroporto di Ciampino, controlla sul fonomisuratore l`inquinamento acustico prodotto da un aereo 737 800 della compagnia Ryan Air. E` appena decollato dall`aeroporto Pastine di Ciampino e sta passando ancora molto basso sulla casa di Giovanni, un altro attivista della rete. Il giardino costeggia la ferrovia, è bello e verde, ha uno spazioso gazebo, «ma da tempo gli amici non vengono più qua a cena. Per il frastuono non ci si riesce a parlare». Un aereo ogni pochi minuti. Poco prima è passato un cargo: «85 decibel». Il decreto ministeriale 31 ottobre 1997 sugli «intorni aeroportuali» prevede che nella cosiddetta zona A, in cui è ammesso l`uso residenziale, non si possano superare i 65 decibel. Le orecchie di molte decine di migliaia di persone sulla traiettoria degli aerei in partenza o in arrivo – Ciampino, Santa Maria delle Mole, X municipio di Roma – sanno che questo limite è ignorato a ogni ora del giorno; e diversi voli sono anche notturni.

La pista è al centro della città. Circa 64.000 partenze e arrivi l`anno. Oltre cinque milioni di passeggeri. Erano meno di un milione fino al 2001. Avanti e indietro sulla città di Roma, a bassa quota. Il vantaggio è tutto per le compagnie low cost. Ryan Air in primis.

Decibel, inquinamento e rischi

Mezz`ora prima, alle 19 di una sera qualunque, fonomisurazione dal terrazzo condominiale della casa di Roberto. Una di quelle con «vista sulla pista». Decolli, atterraggi, motori accesi a terra. Parte un cargo. Pochi minuti dopo un piccolo aero-taxi Chesna, sei-otto posti per indaffarati e privilegiati uomini d`affari e politici. Intanto, non lontano dalla nuova ala partenze (un hangar di 11.000 metri quadrati costruito senza valutazione di impatto ambientale malgrado la diffida del ministero dell`Ambiente), scalda a lungo i muscoli un altro Ryan Air, direzione Orio al Serio, Bergamo. Gli aerei più frequenti a Ciampino hanno un`onda sferica di rumore che mantiene fino a 85 decibel ancora a 5 chilometri.

Una fila di palazzi è a 150 metri dalla pista (i ciampinesi più fortunati invece sono a 650 metri). C`è anche un asilo nido. Adulti e bambini studiano, lavorano, mangiano, dormono assordati e avvelenati dai motori che sputano rumore e cherosene.

Ed ecco l`altro problema: le mortali polveri sottili. Secondo le misurazioni di Legambiente Lazio l`inquinamento riguarda vaste zone nel comune di Ciampino, Marino, X municipio di Roma e il parco degli Acquedotti (a Cinecittà, 301 microgrammi al metro cubo di Pm10, 6 volte oltre i limiti di legge). Quanto all`inquinamento acustico, in assenza delle centraline che la società Aeroporti di Roma avrebbe dovuto installare per legge fin dal 1997, il Comune di Ciampino sta finanziando a sue spese il monitoraggio di una situazione insostenibile.

Poi, e fanno tre, c`è il pericolo di disastri. L`aeroporto, vecchio e obsoleto, una pista lunga solo 2 km, non rispetta le norme di sicurezza internazionali previste dall`annesso 14 dell`Icao: non ha il certificato di aeroporto e opera in base a una deroga concessa dall`Ente nazionale aviazione civile (Enac). «Il 10 settembre 2005 un aero-taxi è uscito di pista causa pioggia in direzione di Marino. Ha sfondato la griglia ed è riuscito a fermarsi a soli 30 metri da una strada trafficata», precisa Ivana.

Illegalità e responsabilità

L`incompatibilità fra attività aeroportuale e attività residenziale non è colpa delle case intorno alla pista o sulle rotte di decollo e discesa: «Sono tutte regolarmente autorizzate, preesistenti all`intenso traffico. Illegale è l`aeroporto, di cui la società quasi interamente privata e multinazionale Aeroporti di Roma (AdR) ha permesso uno sviluppo da far west, un traffico quintuplicato in pochi anni», dicono gli attivisti.

Di chi la colpa? Si fa prima a dire chi non ne ha. Gli enti locali: il comune di Ciampino, quello di Marino e il X municipio di Roma (presidente Sandro Medici) hanno sempre chiesto di «riportare l`aeroporto sotto il controllo delle leggi dello stato», appoggiando la lotta dei cittadini e anche denunciando penalmente la violazione delle norme antirumore. Latitanti o colpevoli tutte le altre istituzioni ed enti preposti.

Intanto la società Aeroporti di Roma (AdR), quasi interamente in mano a una cordata multinazionale di imprese private dedite ad attività speculative; solo il 4 per cento del pacchetto azionario è nelle mani – si fa per dire – di Regione Lazio ed enti locali (comune di Roma e Fiumicino, Ciampino niente). Un`anomalia rispetto ai maggiori aeroporti europei, che sono saldamente controllati dai poteri pubblici. AdR ha pesantemente favorito il far west del Pastine: sulla base del documento Ciampino Airport: Incentive Scheme to promote traffic development presente per un po` nella sezione Business del sito AdR, la Rete antiaeroporto ha realizzato una stima prudenziale dei contributi versati a Ryan Air in base al traffico 2005: 5,6 milioni di euro all`anno, a una compagnia che fa delle violazioni sindacali e della spregiudicatezza una bandiera. Il suo capo ha detto che agli attivisti no-fly inglesi – i più forti in Europa – bisognerebbe giusto «sparare».

L`Enac (Ente nazionale aviazione civile) doveva definire le procedure antirumore per gli aerei e non l`ha fatto. Il Ministero dell`Ambiente a lungo non ha esercitato il ruolo di coordinamento e di controllo. Inadempiente per tanto tempo anche l`Arpa (Agenzia regionale per l`ambiente), malgrado 750 esposti individuali presentati dai cittadini.

Quali soluzioni?

Il ministero dei Trasporti ha promesso una soluzione a breve per il Pastine di Ciampino. Se non si vuole prendere in giro ancora una volta gli abitanti, bisogna subito abbattere i voli almeno fino al tollerabile livello ante 2001. Ma dove dirottare la pletora di Ryan Air, Easy Jet e simili? L`unica soluzione ecologicamente e territorialmente sostenibile sarebbe negare loro un congruo numero di permessi di volo. In fondo, i low cost sono i figli mostruosi di un eccesso di deregulation all`italiana.

Invece no. Il piano di espansione degli aeroporti italiani contempla un`altra pista a Fiumicino (affinché passi dai 30 milioni di passeggeri annui di oggi a 90 milioni in pochi decenni) e un terzo aeroporto laziale. Si contendono il poco invidiabile privilegio le province di Frosinone, Latina e Viterbo. La Rete dei cittadini colpiti dall`aeroporto di Ciampino non ha un`ottica Nimby («non nel mio giardino») e dunque guarda perplessa all`entusiasmo che individui ed enti locali altrove stanno dimostrando.

Qualcuno spieghi che incentivare con nuove strutture una crescita esponenziale della brama di volare è del tutto incompatibile con i pur ridottissimi obiettivi climatici di Kyoto. La follia continuerà finché il settore del trasporto aereo godrà in Occidente di ogni sorta di privilegio: niente tassa sul kerosene, niente Iva, sussidi ultramiliardari (in euro), esenzione dal meccanismo di Kyoto, liberalizzazioni selvagge.

Il Manifesto, 22 giugno 2007

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