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Appalti linea ferroviaria Me-Pa. A giudizio il boss Bisognano

Operazione `Eris`. L`inchiesta sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri della zona tirrenica. Il gip s`è dichiarato incompetente per territorio in relazione a parecchi reati: atti a Napoli.

     

Scritto da Gazzetta del Sud

Si divide in due tronconi il processo “Eris” sulle infiltrazioni mafiose nei cantieri del raddoppio ferroviario Messina-Palermo, che vedeva coinvolte 16 persone.

Ieri infatti il giudice dell`udienza preliminare Antonino Genovese per un verso ha deciso su alcune posizioni processuali e per altro verso si è dichiarato incompetente per territorio in relazione a una serie di capi d`imputazione che riguardano parecchi indagati, disponendo contestualmente l`invio degli atti al Tribunale di Napoli, individuato dal gup come sede competente (a Napoli si tennero infatti i collaudi di una serie di opere legate al raddoppio ferroviario).

In concreto il gup Genovese ieri ha deciso solo su quattro posizioni. Il boss di Mazzarrà Sant`Andrea Carmelo Bisognano e la sua convivente Teresa Truscello sono stati rinviati a giudizio per estorsione, così come aveva chiesto l`accusa, rappresentata ieri dal sostituto della Dda Rosa Raffa, il magistrato che ha seguito l`intera inchiesta, portata avanti dai carabinieri del Ros. Il processo che riguarda Bisognano e la convivente inizierà il prossimo 19 ottobre davanti al Tribunale di Barcellona.

Un altro indagato, Nunziato Siracusa, aveva chiesto di accedere al patteggiamento della pena ma il gup ha rigettato la richiesta e dopo la nuova richiesta di rito abbreviato da parte dell`indagato ha disposto lo stralcio della sua posizione, rinviando tutto al 5 luglio (se ne occuperà comunque un altro giudice).

Infine per Agostino Campisi, che aveva chiesto e ottenuto di accedere al rito abbreviato (rispondeva del furto di un mezzo in un cantiere di Terme Vigliatore nel 2002), il gup ha deciso una condanna a un anno di reclusione e 200 euro di multa, accordando la sospensione della pena.

Sempre in relazione a questi quattro indagati il gup ha deciso alcuni proscioglimenti parziali per Bisognano, Siracusa e Campisi (per quest`ultimo in relazione al capo 4 il giudice ha escluso anche l`aggravante d`aver agevolato l`associazione mafiosa).

C`è poi tutto il troncone degli altri indagati dell`inchiesta, che a questo punto viene trasferito al Tribunale di Napoli (in concreto i capi d`imputazione dal numero 5 al numero 15). Si tratta di: Giuseppe Miceli 48 anni, originario di Paola e residente a Rende, direttore dei lavori della “ItalFerr”; Giuseppe Umberto Ilardo, 46 anni, originario di San Cataldo e residente a Torregrotta, presidente del collegio sindacale della “Sces”; Salvatore Lanno, 62 anni, di Calatafimi, capocantiere della “Ferrari Ira”; Vincenzo Conforti, 44 anni, di Viterbo, componente della Direzione-lavori della “Ferrari Ira”; Antonino Catania, 53 anni, originario di Fondachelli Fantina e residente a Terme Vigliatore, amministratore dell`impresa “Antea”; Domenico Lopreiato, 47 anni di Stefanoconi (Vibo Valentia), componente della Direzione-lavori della “Italferr”; Pasquale Ponticelli, 43 anni, di Giuliano (Napoli), rappresentate della ditta fornitrice della “Italferr Tunnel”; Vincenzo La Rosa, 53 anni, di Palermo, tecnico dell`Ira; Renato Di Simone, 46 anni, di Niscemi, direttore tecnico dell`Ira; Ivan Collino, 28 anni, di Giaveno (Torino), dello “Studio di progettazione Corona”; Francesco Miceli, 53 anni, originario di Menfi e residente a Barcellona, capocantiere del raggruppamento “Ferrari-Ira” (nei suoi confronti il gup ha deciso il non luogo a procedere con la formula «perché il fatto non sussiste» per i capi 2 e 3, ritendendosi in questo caso competente); Vincenzo Città, 50 anni, originario di Castelbuono, direttore del cantiere “Ferrari-Ira”. Giuseppe Miceli, Conforti e Lopreiato avevano chiesto ieri il rito abbreviato ma la dichiarazione di incompetenza del giudice ha in pratica azzerato tutto.

L`inchiesta “Eris” ha raccolto elementi per evidenziare una serie di presunte complicità tra mafiosi e imprenditori all`interno di alcuni cantieri. L`arco di tempo che abbraccia è molto vasto, si va dai primi mesi del 2001 e si finisce nel luglio del 2005. In mezzo una serie di pressioni mafiose del clan Bisognano sui responsabili dei cantieri e una lista di frodi in pubbliche forniture. I paesi interessati sono Patti, Monforte Marina, Falcone, Mazzarrà S. Andrea, Terme Vigliatore, Tindari, San Filippo del Mela, Pace del Mela, Barcellona. Oltre al nome di spicco di Bisognano, c`è anche quello di Siracusa, di Terme Vigliatore, che tempo addietro finì in carcere insieme al boss Mimmo Tramontana per aver taglieggiato i commercianti di Portorosa, e poi quello della Truscello, originaria di Merì e attualmente residente a Falcone (era convivente di Bisognano all`ecoca dei fatti), titolare dell`impresa di movimento-terra “Truscello”, che di fatto secondo la Dda era controllata dal boss.

Gazzetta del Sud, 21 giugno 2007.

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