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Cina, bimbi schiavi al lavoro per le Olimpiadi

La denuncia di un gruppo di organizzazioni britanniche: i gadget del merchandising sono prodotti da minori in turni di quindici ore. Gli organizzatori: indagheremo, se ci sono responsabilità via le licenze.

     

Scritto da Paolo Salom

Sono cinque, come i cerchi olimpici. Dei simboli dei Giochi hanno gli stessi colori. Per il resto, le Fuwa, le mascotte delle prossime Olimpiadi in programma a Pechino nel 2008, sono dense di rimandi alla cultura tradizionale cinese: l`azzurra Beibei (elemento acqua, porta prosperità), il nero Jingjing (elemento metallo, regala felicità), il rosso Huanhuan (elemento fuoco, incarna la passione), il giallo Yingying (elemento terra, simbolo di salute), la verde Nini (elemento legno, distribuisce buona sorte). Le prime sillabe dei loro nomi, unite, suonano: «Beijing huanying ni», ovvero: Pechino ti dà il benvenuto.

Ma, a un anno dall`arrivo della fiaccola, nella capitale della Repubblica popolare, più che un clima di festa, si respira aria di scandalo. Perché, secondo le accuse mosse da un gruppo di organizzazioni umanitarie britanniche, riunite nella Playfair Alliance, ad assemblare le mascotte e gli altri gadget olimpici in vendita da più di un anno in tutte le strade, le bancarelle, i negozi della Cina, ci sarebbero in molti casi bambini anche di 12 anni. Alcune tra le aziende che hanno ottenuto la licenza di fabbricare questo genere di prodotti, popolarissimi e grandemente remunerativi (almeno fino al termine dei Giochi), sempre secondo le accuse, non solo sfrutterebbero il lavoro minorile, ma terrebbero anche centinaia di adulti in condizioni di semischiavitù, con turni massacranti di 15 ore, nessun contratto e paghe equivalenti alla metà del minimo salariale.

A lanciare il pesantissimo sasso è stato lunedì Brendan Barber, leader del Trade Union Congress (Tuc) — uno dei componenti della coalizione umanitaria — durante una riunione del Comitato olimpico internazionale a Londra. «Lavoratori minori e adulti vengono sfruttati senza pietà in modo che datori di lavoro senza scrupoli possano aver maggiori profitti», ha detto Barber. Ottenendo, da Hong Kong, un`immediata replica di Jiang Xiaowu, vicepresidente del Comitato organizzatore dei Giochi di Pechino. «Se ci sono problemi — ha fatto sapere in una conferenza stampa — li affronteremo senza esitazione: per proteggere la reputazione delle nostre Olimpiadi e del Comitato organizzatore». Jiang ha fatto sapere che se delle aziende si dimostreranno «colpevoli» perderanno immediatamente la licenza di fabbricare e distribuire le mascotte e tutte gli oggetti legati all`evento. «Abbiamo fatto firmare a tutte le industrie una carta di regole molto precise. Ma sfruttare il lavoro minorile è comunque un reato nel nostro Paese».

Le imprese messe sotto accusa in un rapporto intitolato «Nessuna medaglia per le Olimpiadi sui diritti dei lavoratori» sono la Le Kit Stationery Co, la Mainland Headwear Holdings, la Eagle Leather Products e la Yue Wing Cheong Light Products di Shenzhen, che producono borse, capelli sportivi e oggetti di cartoleria con il logo delle Olimpiadi: ovvero anche le cinque simpatiche Fuwa. «È tutto falso — replica Michael Lee, direttore della Le Kit Stationery —. Lavoriamo per conto delle migliori marche nel mondo. La nostra azienda viene controllata mese per mese». Secondo il rapporto, pubblicato anche dal Guardian, alla Le Kit, un`industria del Guangdong, nel Sud della Cina, sulla linea di produzione sarebbero stati trovati 20 bambini, il più giovane dei quali avrebbe 12 anni.

«Questi bambini passano così le loro vacanze: lavorando», si legge nella relazione. Che aggiunge: «Sono in fabbrica dalle 7 e 30 del mattino fino alle 10 e 30 di sera». Ancora un esempio: alla Mainland Headwear Holdings di Shenzhen, la città alle porte di Hong Kong «pioniera» delle riforme economiche volute da Deng Xiaoping, tremila lavoratori avrebbero paghe equivalenti al 45% del minimo. «Chi decide di andarsene riceve una multa pari a un mese di salario». A poco più di dodici mesi dall`inaugurazione, la Cina vede addensarsi nubi minacciose intorno ai Giochi che, nelle intenzioni, dovrebbero rappresentare la celebrazione della ritrovata grandezza di una nazione dall`orgoglio millenario. La Cina è criticata, oltre che per le condizioni di lavoro nelle industrie dei gadget, anche per l`«inerzia» che dimostra nel Darfur (il Sudan è un partner economico essenziale). Le Olimpiadi cominciano a essere viste — sulla scena del mondo — come un tallone di Achille su cui battere fino a che si ha tempo.

Corriere della Sera, 12 giugno 2007

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