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Saranno trattate in Francia le scorie nucleari italiane

Greenpeace Italia
  E´ stato firmato oggi il contratto per il trattamento in Francia del combustibile nucleare italiano. L’accordo è stato sottoscritto da Sogin, per l´Italia, e Areva, per la Francia e ha un valore di oltre 250 milioni di euro. Prevede il trattamento di 235 tonnellate provenienti dalle ex centrali di Caorso, Trino e Garigliano. Le operazioni di trasferimento del combustibile saranno avviate nel 2007 e richiederanno circa 5 anni. Dopo il trattamento, che avrà luogo nello stabilimento di La Hague, i residui rientreranno in Italia entro il 31 dicembre 2025.
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Un’operazione che Greenpeace contesta aspramente: «Il ritrattamento di combustibile irraggiato (o “riprocessamento”) – spiega l’associazione ambientalista – era stato abbandonato dal primo governo Prodi nel 1999 a favore dello stoccaggio a secco, prassi prevalente nel mondo, meno rischiosa e meno costosa. Il motivo storico per cui si è sviluppata la tecnica del ritrattamento è legato all´estrazione del plutonio dalle barre irraggiate, elemento il cui scopo fondamentale è di tipo militare. In assoluto, il riprocessamento è la fase più inquinante del ciclo dell´uranio. In passato, l´Italia aveva inviato barre di combustibile irraggiato a Sellafield, impianto inglese chiuso dopo l´ennesimo incidente nel 2005. Nel febbraio 2005, proprio per protestare contro questa scelta, Greenpeace aveva cercato di bloccare un carico di scorie. Recentemente i 12 attivisti di Greenpeace sono stati tutti assolti al processo di primo grado.

«Si è ingenerata nelle popolazioni l´attesa di essere “liberati” dalle scorie – afferma Giuseppe Onufrio, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. – Si tratta però un´attesa ingiustificata: le scorie torneranno e, in assenza di un deposito dove ospitarle, torneranno molto probabilmente agli impianti che le hanno generate. La legge francese, infatti, vieta di importare scorie e l´accordo intergovernativo ha fissato le date dei rientri in Italia. In tutti i casi – conclude Onufrio – la gran parte del volume delle scorie è costituito proprio dalle parti contaminate degli impianti stessi, che dovranno essere ´custodite´ per almeno tre secoli».

Altre frazioni di rifiuti nucleari di terza categoria di cui oggi non è chiaro il destino, secondo il documento di Greenpeace, sono:- il combustibile proveniente dal reattore statunitense Elk River (ossidi misti uranio-torio) che rimane in Trisaia (Basilicata) e che non si sa che destinazione possa mai avere. Già di proprietà statunitense la responsabilità della sua gestione per la sistemazione è stata rifiutata dagli Usa;- i rifiuti liquidi di Saluggia (240 metri cubi di materiale altamente radioattivo sciolto in acido nitrico) che devono essere condizionati (solidificati) in sito e comunque messi in un deposito italiano;- i 3000 metri cubi di grafite contaminata da carbonio 14 nell´impianto di Latina di cui non sono note modalità di smantellamento e condizionamento e che comunque dovranno andare in un deposito italiano.In sostanza, i contribuenti italiani spenderanno oltre 250 milioni di euro per un viaggio di andata e ritorno che non risolve nessun problema: una operazione costosa, rischiosa e inquinante fatta solo per perdere tempo e illudere le popolazioni locali che verranno “liberate”.

Greenpeace chiede dunque al governo di:- Informare la popolazione italiana sulla effettivo stato di sicurezza radiologica dei siti dove sono stoccate le scorie nucleari e sulle operazioni necessarie a mettere in sicurezza queste scorie;- Rivedere l´opzione del “riprocessamento” per il combustibile nucleare irraggiato e riprendere in considerazione l´opzione “stoccaggio a secco”, già a suo tempo scelta durante il primo governo Prodi.

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