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Barcellona P.G.: Palasport off limits per incontro finale studenteschi

Martedì 8 maggio 2007. A Barcellona Pozzo di Gotto si disputa la finale provinciale di pallamano per gli studenti delle scuole medie. Ma i gestori dell`impianto comunale entrano in campo e sfrattano giocatori ed arbitri. Si doveva lasciare libero l`impianto per un allenamento della squadra locale di basket. Cronaca di una giornata in cui vengono violati i diritti fondamentali dei minori e le più elementari regole dell`ospitalità.

     

Scritto da Antonio Mazzeo

Gli ingredienti perché l’evento sportivo sia tra i più avvincenti ci sono tutti: passione e grinta, velocità e padronanza dei fondamentali, presenza negli spalti di pubblico ed esperti. Si tratta della finale provinciale di pallamano scuole medie, l’impianto sportivo è il Palalberti di Barcellona Pozzo di Gotto, gli istituti sfidanti la “D’Alcontres” di Barcellona e il V Comprensivo “Galatti” di Messina.

Le azioni sono concitanti, entrambe le squadre giocano con il marcamento a uomo e già si contano le prime azioni da goal. Io sto in panchina, “coach” della Galatti, scuola in cui insegno da 23 anni. E non nascondo che sto soffrendo divertendomi. Il tabellone segna 2 minuti e 40 secondi, abbiamo appena sfiorato la traversa.

Neanche il tempo di rimettere la palla in gioco che alcuni signori si avvicinano ai due arbitri in campo e intimano la sospensione della partita. “Ve ne dovete andare, nel palasport deve fare ingresso la squadra di basket”. Siamo sbigottiti. In tempo record viene montato in campo il tabellone di basket. Non, non si tratta di sospensione. È uno sfratto. Ovviamente io e il collega della “D’Alcontres” chiediamo spiegazioni. “Non siete autorizzati a stare qui, c’è l’allenamento della squadra locale”.

Protestiamo. La nostra finale è in calendario perlomeno da un paio di mesi, i nostri istituti hanno ricevuto il fax di convocazione direttamente dall’ufficio decentrato del Ministero della Pubblica istruzione, ci sono i responsabili della federazione pallamano e gli arbitri. “Non siete stati autorizzati né abbiamo ricevuto alcuna comunicazione” ci dice il più autorevole del gruppo, un tipo di bassa statura e pelato. Chiedo che si presenti. “Sono il responsabile dell’impianto e decido io chi entra”.

Sono proprio esterrefatto. Mi è capitato di tutto nella mia carriera professionale: impianti fatiscenti e servizi sporchi da far paura e a livello giovanile è normale che si attenda un paio d’ore all’ingresso perché ti aprano un impianto. Per non parlare degli arbitri che è rarissimo che si facciano vedere. Ma che una partita, ufficiale e già iniziata, venga annullata per lasciare il terreno ad un allenamento, no, questo proprio no. “Siamo due scuole, ci siamo svegliati all’alba, abbiamo fatto 50 chilometri affittando un pullman con denaro pubblico”, spiego. “Comprendo –aggiungo – il disagio per la squadra ma non ci sono sport di serie A ed altri di B e soprattutto siamo davanti a preadolescenti che fanno il loro esordio nel mondo dello sport”.

Inutile. Il tipo è sempre più infervorato e intanto ti monta pure il secondo canestro. Finalmente si presenta. Dice di chiamarsi “Aricò”. Ammette di aver sì ricevuto comunicazione dell’apposito ufficio del ministero ma di aver risposto che il campo sarebbe stato a disposizione delle scuole sino alle ore 11. Ovviamente non ci mostra copie di fax e documenti. Invoco i valori dell’ospitalità: “non può essere questa l’immagine che il Comune di Barcellona dà a questi ragazzi, non si tratta solo di sport, si tratta di reciproco rispetto, non c’è posto al mondo dove potrebbe accadere questo”. Sono proprio un ingenuo. “Andate a giocare da un’altra parte”. Sì, come i bambini cacciati da uno spazio privato, come se noi insegnati, funzionari pubblici ed educatori, non avessimo mille responsabilità come accompagnatori. Chiedo del sindaco o dell’assessore incaricato. “Sono io il responsabile, prima di parlare informati sui regolamenti”, risponde “Aricò”. Ormai non c’è più nulla da fare, gli “atleti”, quelli “veri”, già riscaldano il tiro; per noi poveri praticoni non resta che abbandonare il Palalberti.

So quanta arroganza alimenti il modo di gestire la cosa pubblica per aspettarmi in futuro una lettera di scuse ufficiali da parte dei rappresentanti dell’ente locale. Credo tuttavia che al Comune di Barcellona, i “cugini” di Messina, il provveditorato agli Studi, il Coni e la federazione pallamano debbano chiedere conto e ragione per una vicenda che ha dell’inverosimile. Le scuse ufficiali del Comune sono tuttavia doverose non perché hanno offeso “ospiti” indesiderati ma perché sono un gesto utile per guadagnarsi innanzitutto il rispetto di un centinaio di giovani quattordicenni a cui è stato negato il diritto fondamentale a vivere questa festa sportiva. E nonostante il torto, vorrei sottolineare come i giovani atleti di ambedue le squadre abbiano dimostrato senso di responsabilità e superiorità morale.

L’amministrazione locale deve chiedere scusa, a tutti noi, ma soprattutto ai giovani concittadini della “D’Alcontres”, perché una città come Barcellona merita ben altri biglietti di visita.

Arrivederci a presto, spero.

Antonio Mazzeo, insegnante di Scienze motorie

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