Al voto per il rinnovo dell`amministrazione uno dei comuni a più alta densità mafiosa d`Italia, Barcellona Pozzo di Gotto (Messina). La Sicilia si conferma laboratorio sperimentale per le prossime grandi alleanze politiche. I signori del centrosinistra locale scelgono di sostenere il candidato Udc, transfuga dalla maggioranza di centrodestra guidata dalla famiglia Nania.

     

Scritto da Antonio Mazzeo

Doveva essere sciolto per mafia, netto il giudizio della speciale Commissione prefettizia che ha indagato sui condizionamenti criminali nella vita politica e amministrativa. Ma il Comune di Barcellona Pozzo di Gotto alla fine ce l’ha fatta a concludere impunemente la prima legislatura sotto la guida di Candeloro Nania, medico di An e cugino del potente senatore Domenico Nania. Complice un torbido inciucio che ha visto insieme postfascisti e leader siciliani del neo partito democratico (già Ds e Margherita), una manina pure da un sin troppo generoso Prefetto di Messina, domenica 13 maggio si andrà a votare pure nella città del Longano. Cinque candidati a sindaco e 22 liste per 589 pretendenti ad un posto in consiglio comunale. Un record per una città-palude dove l’associazionismo è asfittico (a parte, ovviamente, gli innumerevoli circoli esoterici e la secolare Corda Fratres centro incontro paramassonico della élite locale), il controllo sociale è invasivo, la democrazia sospesa. Quasi uno smacco per chi obiettava che a Barcellona non ci fosse l’agibilità minima per un confronto elettorale libero dopo un anno vissuto pericolosamente tra ispezioni e relazioni parlamentari. Ai partiti “tradizionalI” si affiancano liste che appaiono elenchi di giovani in via di collocamento. “Barcellona nel cuore”, “Giovani per”, “Alleanza rosa” “Associazione Sicilia vera”, ecc. ecc.. Non conta vincere. L’importante è partecipare. Alla fine 10 preferenze a testa in una lista di 30, sono 300 voti per il candidato sindaco imparentato. Quello uscente, il dottor Nania, di liste al seguito ne ha ben 12. Chi di voti ne prenderà 20 o 30 dimostrerà fedeltà e impegno. E magari – ingenuamente – si aspetterà un gesto di riconoscenza. Bastano tre mesi come cassiera in uno dei centri commerciali sorti come funghi tra Milazzo e Patti o un contratto da precario in una coop servizi.

I totosindaco danno Nania vincente al primo turno. Lui, certo, si è sbarazzato degli assessori indigesti, quelli immortalati nelle pagine dell’ultima relazione della Commissione parlamentare antimafia. Ma stavolta Barcellona ha superato se stessa e le elezioni rischiano di fare da laboratorio per le possibili grandi alleanze da tessere presto a Palazzo dei Normanni e a Montecitorio. Sì, perché il centrodestra all’appuntamento ci va senza un pezzo importante. An pigliatutto ha sì strappato il sostegno dell’Mpa di Raffaele Lombardo e Angelo Paffumi e ricomposto gli screzi con i forzisti, ma ha perso l’Udc che avrà un proprio candidato in lizza. Si tratta di Carmelo Torre, uno dei delfini del partito che in provincia elegge un senatore (Pippo Naro, ex presidente provinciale Dc, “vittima” del vento di tangentopoli) e un deputato (Gianpiero D’Alia, ex sottosegretario agli Interni ed ex vicesindaco di Messina). Si è pure rischiato che per Torre scendessero in prima battuta anche i diessini locali, poi rifugiatisi in una candidatura di bandiera, il medico Giuseppe Saija consigliere comunale uscente. Che però preannuncia all`improbabile ballottaggio il voto per il “meno peggio” democristiano.

L’Udc è riuscita ad andare ben oltre la vecchia grande balena bianca. La Margherita infatti è tutta con Torre. Ma ci sono pure i socialisti Sdi e i Repubblicani europei. E non si tratta di un’alleanza di basso profilo. Il candidato sindaco ha una squadra assessoriale di tutto rispetto: ci sono infatti due deputati all’Ars di centrosinistra, l’on. Francesco Rinaldi (Margherita), cognato di Francantonio Genovese sindaco di Messina, e l’on. Maurizio Ballistreri, socialista craxiano, segretario a vita della Uil provinciale e instancabile sostenitore del Ponte sullo Stretto. Ballistreri venne eletto nel 2006 con la lista Arcobaleno-Rifondazione comunista, Verdi e Pdci. Il test è di quelli ghiotti: il prossimo anno si vota per la Provincia, a Palermo si attende la sentenza su Totò Cuffaro e poi c’è Casini che scalpita a Roma. Fuori dal coro del trasversalismo trasformista la lista “Città aperta” (il Comitato pro-Borsellino e Rifondazione) che sostiene l’avvocato Danilo Salvato. Si era lavorato per una rottura traumatica che rigenerasse innanzitutto il centrosinistra barcellonese. Doppiogiochisti e personalismo hanno avuto la meglio. Obbligata la testimonianza.

Antonio Mazzeo – Redazione Terrelibere.org

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