Con una sentenza storica, la Corte Interamericana dei Diritti Umani ha condannato lo Stato colombiano per aver contribuito a creare e proteggere le organizzazioni paramilitari responsabili della strage di Puerto Boyacá, quando nel 1987 furono assassinati diciannove commercianti locali.

     

La Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) ha emesso una dura condanna contro il governo della Colombia relativamente all’assassinio di diciannove commercianti da parte di un commando paramilitare, i cui corpi vennero poi fatti a pezzi e gettati nelle acque del fiume Magdalena. Nella sentenza che obbliga lo Stato a pagare entro un anno un risarcimento di 6,5 milioni di dollari ai familiari delle vittime di quello che è internazionalmente noto come il “massacro di Puerto Boyacá”, la Corte Interamericana afferma che i responsabili dell’eccidio, le “autodefensas” erano all’epoca perfettamente “legali” e riconosciute dal Governo, nonché coordinate e addestrate dall’esercito colombiano.

Il massacro dei diciannove commercianti avvenne nel territorio comunale di Puerto Boyacá, municipio sorto a metà anni ‘30 su una sponda del fiume Magdalena per favorire il trasporto degli idrocarburi estratti nella zona dalla “Texas Petroleum Company”. E’ in questa stessa regione che successivamente nasce e si sviluppa il fenomeno del paramilitarismo sino al grave fatto di sangue, al tempo giustificato dalle “autodenfas” che accusarono ingiustamente le vittime di aver stretto legami con le organizzazioni della guerriglia operanti nella regione del Magdalena Medio.

La sentenza della Corte Interamericana è stata emessa lo scorso 22 luglio nella capitale costaricana San José, sede del tribunale; essa è inappellabile e impone all’esecutivo colombiano 23 distinte sanzioni: nell’affermare che le indagini della magistratura colombiana sul caso furono “insoddisfacenti”, il tribunale panamericano ha chiesto che lo Stato riconosca formalmente le proprie responsabilità, paghi il risarcimento milionario ai familiari delle vittime, riapra il caso per identificare i mandanti e gli esecutori della strage e recuperi i resti delle vittime.

È di fatto la prima volta che una corte internazionale condanna la Colombia per aver autorizzato la creazione dei cosiddetti “gruppi di autodifesa civile”, prima che una sentenza della Corte suprema nel maggio 1989 dichiarasse incostituzionale la norma di cui all’articolo 33 del decreto 3398 del 1965 (convertito in normativa permanente dalla legge 48 del 1968) che attribuiva al ministero della Difesa “la possibilità di rilasciare, attraverso i comandi dipendenti il porto di armi da guerra ai privati cittadini quando lo si riteneva opportuno”. È invece la terza volta che la Corte Interamericana si pronuncia contro le autorità statali della Colombia relativamente alle loro responsabilità in omicidi di civili, decretando il risarcimento dei parenti delle vittime. La prima sentenza risale al 1994: in quell’occasione il tribunale ordinò al governo di pagare 90.000 dollari ai familiari di due contadini, Isidro Caballero e Maria del Carmen Santana, arrestati e uccisi nel 1989 dalle forze armate colombiane perché sospettati di appartenere al gruppo guerrigliero M-19. Due anni fa la Corte Interamericana emise un analogo pronunciamento per l’esecuzione arbitraria di sette contadini da parte di alcuni funzionari di polizia nella regione meridionale del Putumayo, avvenuta nel 1991.

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