Non tutti i migranti vogliono arrivare in Europa, o rimanerci per sempre. Non tutti scappano all`improvviso. Tanti progettano con razionalità una via di fuga alla miseria, troppi rimangono vittime di quella tragedia che presenta numeri da guerra, 5000 “clandestini” morti negli ultimi anni. Uno studio che presenta fatti e numeri su un fenomeno da sempre osservato sull`onda delle emozioni e delle emergenze stagionali

     

Scritto da Sara Dellabella

Al contrario di quanto si possa pensare non tutti i migranti dell’Africa desiderano venire in Europa. Gli stati settentrionali del continente nero, negli anni si sono trasformati da luoghi di transito in luoghi di residenza. un fenomeno questo favorito dagli alti costi delle tratte clandestine e dagli elevati rischi di questi viaggi che scoraggiano i più. Tanto che “Barca o Barcar”, “Barcellona o la morte” è diventato il motto usato da molti degli emigranti che consapevoli degli alti rischi decidono di intraprendere comunque il viaggio alla volta del vecchio continente. Una stima del CISP, in collaborazione del UNHCR calcola che ogni anno circa 100.000- 120.000 migranti sub sahariani arrivino nei paesi del Maghreb, ma che solo una parte di questi riesca effettivamente ad attraversare il Mediterraneo. Una migrazione che conosce un allargamento delle mete, che vede mutare percorsi e destinazioni verso la Libia, l’Algeria ed il Marocco. Territori che da protagonisti del transito sono diventati a loro volta vittime dei flussi migratori. Il dato rilevante e che ci interessa maggiormente è che coloro che scelgono l’Europa sono le donne e le persone con un alto tasso di istruzione.

Il fenomeno migratorio è una storia antica, che non è mai stata affrontata con una politica seria di integrazione, ma che spesso si è limitata a porre dei paletti e dei veti, chiudendo frontiere ed allestendo centri di permanenza in attesa dell’espulsione. La rigidità delle frontiere ha costituito da una parte il calo dei clandestini, ma ha spostato il fenomeno verso altri territori. Evitare un problema non equivale certo a risolverlo.

La popolazione africana copre il 14% della popolazione mondiale, ma produce appena il 4% del Pil in assenza di ogni tipo di sviluppo, è naturale quindi che si cerchi una fonte di sostentamento e prospettive economiche in qualche altra parte. Lo stesso studio del Cisp presentato il 15 febbraio 2007 a Roma, sottolinea che la principale motivazione che spinge ad emigrare riguarda il fattore economico (92% degli intervistati), mentre solo una bassa percentuale scappa dai conflitti interni legati alle guerre civili (8% degli intervistati).

L’Europa rimane quindi una chimera per i giovani fino a 30 anni, per calare progressivamente, per i numerosi rischi di un viaggio fatto di incognite. Per un viaggio che viene preparato negli anni, al fine di raccogliere i denari necessari all’impresa. Non siamo di fronte ad un’improvvisa voglia di fuga, ma a progetti familiari fatti di sacrifici alla ricerca di uno sviluppo e una prospettiva che viene pagata, spesso, correndo rischi assurdi, passando attraverso meccanismi criminali. Negli ultimi anni si contano circa 5000 vittime dell’emigrazione, proprio come in una guerra, si contano le morti.

E mentre ci si preoccupa di classificare le migrazioni sub sahariane in categorie: di transito, pendolare e durevole. Per emigrazione di transito s’intendono quei flussi che passando per l’Algeria si fermano in attesa di raccogliere il denaro sufficiente a raggiungere l’Europa.

I “pendolari” vedono protagonisti i tuareg da sempre in movimento tra le frontiere del Mali, dell’Algeria, del Niger e della Mauritania. Mentre quando le frontiere europee si fanno sempre più lontane allora il flusso viene definito “durevole” perché le popolazioni rimangono stabilmente in Algeria nonostante i problemi con le popolazioni locali.

E per quanto raggiungere l’Europa stia diventando sempre più difficile, le popolazione africana conta 700.000 presenze di cui 220.000 provenienti da aree sub sahariane. Quasi un terzo della popolazione di immigrati presente nel nostro Paese proviene dall’Africa.

Un dato rilevante che impone ai nostri governanti un cambio di strategia in tema di immigrazione, che non sia solo volto alla chiusura delle frontiere e alla repressione dei clandestini. E’ necessario avviare un piano di sviluppo, concertato con la Comunità Europea, rivolto alla collaborazione ed integrazione delle varie forze in campo. Perché si stima che nel 2050 a fronte di un progressivo calo demografico europeo andrà aumentando, ancora, la popolazione africana, per cui sarà necessario un “matrimonio” tra la costa sud e nord del Mediterraneo. Avvicinare i due continenti con mezzi legali, slegando i flussi migratori dai pericolosi meccanismi della criminalità organizzata.

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