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L`indecente ritardo nello scioglimento del Comune di Barcellona PG

L`avvocato Fabio Repici denuncia l’assenza di ogni intervento istituzionale e politico al riguardo dell’incontrastato dominio mafioso sul territorio di Barcellona Pozzo di Gotto. `Indecente` il ritardo nella procedura di scioglimento per condizionamenti mafiosi del Comune` ed altrettanto `indecente` la permanenza di Stefano Scammacca nel ruolo di Prefetto di Messina.

     

Scritto da Fabio Repici

Al Presidente del Consiglio dei Ministro- On. Romano Prodi

Al Ministro dell’Interno – On. Giuliano Amato

Ai componenti della Commissione parlamentare antimafia

Oggetto: indecente ritardo nella procedura di scioglimento per condizionamenti mafiosi del comune di Barcellona Pozzo di Gotto (ME) e indecente permanenza del dr. Stefano Scammacca nel ruolo di Prefetto di Messina.

Faccio seguito, con la presente, alle mie precedenti note (25 gennaio, 30 gennaio e 5 febbraio 2007) sugli argomenti in oggetto.

Il 13 febbraio u.s., audito dalla Commissione parlamentare antimafia, il Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso si è così espresso sulle vicende riguardanti il comune di Barcellona P.G.: “su questo tema c’è la questione del comune di Barcellona Pozzo di Gotto, su cui mi è stata rivolta una domanda specifica. In merito – perché spesso c’è una certa corrispondenza tra indagine penale ed attività prefettizia che poi genera l’accesso – è stata la magistratura, a seguito di alcune indagini, a rilevare alcuni fatti di una certa gravità ed a trasmettere una richiesta di accesso ispettivo al comune di Barcellona Pozzo di Gotto da parte del prefetto di Messina. Questa richiesta è rimasta ferma, presso la prefettura, per molto tempo. Dobbiamo dire che la situazione rappresentata dalla Direzione distrettuale antimafia di Messina è di una certa gravità. L’esito dell’accesso aveva concluso per disporre lo scioglimento del consiglio comunale e penso che, successivamente, il prefetto di Messina abbia bloccato questa attività. È ancora, comunque, in discussione e vi è un accesso in corso … La magistratura, come è giusto che faccia, rappresenta degli elementi e non è titolare di alcunché. Quindi, le valutazioni sono tutte dell’autorità amministrativa ed esecutiva. Fatto un accesso, alcuni – appunto sotto il profilo della discrezionalità che ogni valutazione comporta – hanno dato un’interpretazione ai fatti emersi. Successivamente è avvenuto un arresto di tale procedimento, nel senso che si è bloccato. Ritengo che, attualmente, il prefetto sia ancora lo stesso … La procura ha segnalato questi fatti ed ha registrato un ritardo nella conclusione della procedura. Devo dire che, frattanto, sono emersi alcuni fatti – che non so se possano considerarsi nuovi -, ovvero che il procedimento di prevenzione nei confronti di uno dei soggetti coinvolti, prima nelle indagini e poi nella misura di accesso, si è concluso con un provvedimento di non luogo a procedere. Quindi, evidentemente, è una realtà sempre in movimento. Ciò per quanto riguarda il giudiziario. Nel processo «Omega», da cui sono nati i fatti a sostegno della necessità dell’accesso, quando ha disposto il rinvio a giudizio degli imputati, il tribunale ha fatto riferimento all’articolo 416 e non all’articolo 416-bis del codice penale. Non so se tali aspetti potranno influire sui fatti, ma i fatti devono essere estrapolati dalla configurazione giuridica dei reati o delle singole persone (abbiamo fatto l’esempio eclatante della festa paesana). Bisogna, quindi, considerare quale valutazione dia l’autorità amministrativa, ossia il prefetto, ai fatti emersi non solo dalle segnalazioni della magistratura, ma anche in seguito all’accesso”.

Le dichiarazioni del dr. Grasso, prive di ambiguità, certificano definitivamente le squallide menzogne proposte negli ultimi mesi, al riguardo del comune di Barcellona P.G., dal prefetto di Messina, dr. Scammacca, e dal sen. Domenico Nania, intervenuto sull’affare nella veste, personale, di cugino del sindaco Candeloro Nania o in quella, lato sensu politica, di garante dell’amministrazione comunale.

Infatti, nel corpo di due vergognose interrogazioni parlamentari proposte sul tema al ministro dell’Interno, il sen. Nania così si era pronunciato: “il Prefetto di Messina, nel febbraio del 2006, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Messina di avere informazioni sullo stato dei procedimenti giudiziari riguardanti alcuni consiglieri comunali ed un assessore del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, per avviare, eventualmente, la procedura dell’accesso agli atti del Comune”.

Aveva affermato, poi, il prefetto Scammacca (sulla cui discutibile figura richiamo quanto ho segnalato nella mia nota del 25 gennaio), nel corso di un’intervista dallo stesso rilasciata al settimanale messinese Centonove e pubblicata il 2 febbraio: “Sono stato io a decidere di inviare la commissione prefettizia a Barcellona di concerto con il Comitato provinciale per l’ordine pubblico. Non ci sono state richieste da parte di nessun altro organo”.

Il contrasto fra le parole di Scammacca e quelle del procuratore nazionale antimafia è totale. E si capisce, così, cosa abbia inteso dire il dr. Grasso allorché ha segnalato che la sollecitazione della procura distrettuale antimafia di Messina “è rimasta ferma, presso la prefettura, per molto tempo” e, ancora, allorché ha tenuto a precisare, con un moto di perplessità che traspare plasticamente dalle sue parole, che “ritengo che, attualmente, il prefetto sia ancora lo stesso”.

Lo avevo già rappresentato con le precedenti note a mia firma: il prefetto Scammacca per tutto il periodo di sua permanenza a Messina è stato il baluardo che ha protetto l’amministrazione comunale di Barcellona P.G. dalle possibili conseguenze derivanti dalle nefandezze compiute e dai legami di suoi esponenti con la criminalità mafiosa. Ora lo ha detto, altrettanto chiaramente, il Procuratore nazionale antimafia: a boicottare la conclusione naturale della procedura di scioglimento è Scammacca.

La deviazione di Scammacca dagli obblighi del suo ruolo, naturalmente, non può fungere da alibi al ministro Amato. Si sa che il suo portavoce, parlando con gli attoniti esponenti di un noto gruppo antimafia palermitano, è stato lapidario: il ministro avrebbe deciso in linea con le posizioni di Scammacca. Lo stesso Amato ha poi affermato “che il caso di Barcellona è stato determinato dal Prefetto che, dopo ripetuti ondeggiamenti, ha concluso per il non scioglimento. In genere io seguo le proposte dei prefetti in questa materia”.

Questo varrebbe in presenza di un prefetto non dico valoroso ma, almeno, disinteressato. Non è, come si sa, il caso di Scammacca. Allora questa nota vale per il ministro come una diffida dal poggiare le proprie determinazioni sulle prospettazioni di un pubblico mentitore come il prefetto di Messina.

Anzi, vale anche come pubblica denuncia delle sue responsabilità (del ministro Amato, intendo) circa l’incresciosa permanenza di Scammacca a Messina, ad oltre quattro anni dal suo insediamento. Tutto quello che è emerso su di lui collateralmente alla procedura di scioglimento del comune di Barcellona P.G. rendono davvero incompatibile la sua figura con quella di rappresentante territoriale del governo. Come può un cittadino avere fiducia in chi ha fatto ciò che egli ha fatto?

Ma a questo punto il problema è più generale e trascende la modesta figura di Scammacca e la singola questione dello scioglimento del comune di Barcellona P.G.. Il problema ormai è l’assenza di ogni intervento istituzionale e politico al riguardo dell’incontrastato dominio mafioso sul territorio barcellonese. Possibile che, oltre al ministro dell’Interno, anche i componenti della Commissione antimafia (fatti salvi due esponenti, uno di sinistra e uno di destra, che però sembrano lodevolmente impegnarsi a titolo personale) abbiano deciso di insabbiare tutto con il loro silenzio?

Distinti saluti,

Fabio Repici

lunedì 26 febbraio 2007

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