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Barcellona P.G.: lo spregiudicato gioco al massacro del sen. Nania

Con una lettera aperta al Presidente del Consiglio Prodi e ai membri della Commissione Parlamentare Antimafia, l`avv. Fabio Repici denuncia la gravità delle affermazioni del sen. Domenico Nania contenute in una sua recentissima interrogazione parlamentare in cui si censura il comportamento del Questore di Messina, `reo` di aver sostenuto la richiesta di scioglimento per infiltrazioni mafiose del consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto.

     

Scritto da Fabio Repici

Al Presidente del Consiglio dei Ministri – On. Romano Prodi

Al Ministro dell’Interno – On. Giuliano Amato

Ai componenti della Commissione parlamentare antimafia

Oggetto: procedimento per lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto per condizionamenti mafiosi.

Faccio seguito alle mie due precedenti comunicazioni del 25 gennaio e del 30 gennaio scorsi, per segnalare, essendo stata trascurata finora dagli organi di informazione (e, quindi, ritengo, non sia giunta all’attenzione degli organi destinatari della presente o di molti di essi), l’interrogazione parlamentare (atto n. 4-01106) che sul procedimento di cui all’oggetto ha proposto il 23 gennaio 2007 il sen. Domenico Nania alla seduta n. 92 del Senato della Repubblica. Il suo contenuto è tale da lasciare sgomenti, per la terrificante gravità delle affermazioni del parlamentare, nella forma e nel merito. In breve, il sen. Nania, non ancora soddisfatto per il danno che le sue condotte istituzionali (?) stanno arrecando alla credibilità delle istituzioni dello Stato chiamate a pronunciarsi sul procedimento di scioglimento del comune di Barcellona (guidato dal cugino Candeloro Nania, che il senatore ha imposto alle ultime elezioni amministrative: si registra un’evoluzione dai tempi di Caligola), ha definitivamente deciso di devastarne l’immagine pubblica, in uno spregiudicato gioco al massacro che evoca l’intenzione, da parte sua, di trascinare nel tritacarne personalità e organi istituzionali di ogni livello pur di sventare l’ipotesi (che evidentemente egli – con un terrore che non si sa cosa celi – ritiene esiziale per la tenuta del sistema di interessi orbitante intorno a quell’amministrazione ed alla figura dello stesso sen. Nania) dello scioglimento per l’accertato condizionamento mafioso degli organi comunali di Barcellona Pozzo di Gotto. Ciò vale sia per il caso che le clamorose affermazioni riportate da Nania nell’atto di sindacato ispettivo rispondano – anche solo in parte – al vero sia per il caso che, invece, si tratti di spaventose menzogne.

Qui di seguito riporto testualmente brani dell’interrogazione del sen. Nania, inframmezzandoli con mie osservazioni.

“Il Prefetto di Messina, nel febbraio del 2006, ha chiesto alla Procura della Repubblica di Messina di avere informazioni sullo stato dei procedimento giudiziari riguardanti alcuni consiglieri comunali ed un assessore del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, per avviare, eventualmente, la procedura dell’accesso agli atti del Comune”. Se ciò è vero, è da chiedersi come ne abbia avuto notizia il sen. Nania, trattandosi evidentemente di comunicazione riservata: dallo stesso Prefetto, dalla Procura della Repubblica o dal Ministero dell’Interno? Se, invece, come tutto lascia intendere, si tratta di una circostanza falsa (che facilmente potrebbe essere documentalmente appurata), significa che il sen. Nania ha interesse a sorreggere la tesi di fantasia per cui il procedimento è nato da un’iniziativa del Prefetto. Le ragioni si capiranno tra poco. Intanto, non può certo trascurarsi il fatto che lo stesso Prefetto Scammacca, con una sconcertante intervista pubblicata il 2 febbraio sul settimanale messinese Centonove, oltre a gettare fango sulla commissione ispettiva da lui stesso nominata (questo un passo dell’intervista: “Scammacca davanti alle numerose inesattezze – non si sa quali siano, n.d.r. – contenute nella relazione della commissione allarga le braccia. ‘Ho nominato al suo interno i reggenti delle forze dell’ordine locali, mentre il presidente, nonostante rientrasse nelle mie competenze, ho preferito che lo scegliesse direttamente il Ministero degli Interni’”), ha convalidato la tesi del sen. Nania: “Sono stato io a decidere di inviare la commissione prefettizia a Barcellona di concerto con il Comitato provinciale per l’ordine pubblico. Non ci sono state richieste da parte di nessun altro organo”. Come si vede, il Prefetto Scammacca continua ancora oggi a prestare fedelmente ogni opera utile al sen. Nania.

“La Procura della Repubblica ha inviato al Prefetto con assoluta tempestività le predette informazioni, esprimendo parere favorevole allo svolgimento dell’accesso ispettivo agli atti amministrativi; nella nota della Procura della Repubblica di Messina si richiamavano i procedimenti giudiziari a carico, in particolare, dei consiglieri comunali Maurizio Marchetta ed Andrea Aragona e dell’assessore Giuseppe Cannata, sottolineando soprattutto come l’operazione Omega – nella quale erano implicati il boss mafioso Sem Di Salvo ed il consigliere comunale Maurizio Marchetta – abbia evidenziato l’esistenza di una associazione di tipo mafioso in grado di inquinare, controllare e gestire gli appalti del Comune di Barcellona; nella nota della Procura della Repubblica di Messina si allegavano, come prova inconfutabile a sostegno della tesi che la predetta associazione era in grado di condizionare pesantemente l’assegnazione e la gestione degli appalti nel Comune di Barcellona Pozzo di Gotto, alcune intercettazioni telefoniche dalle quali si evinceva chiaramente che il consigliere comunale Maurizio Marchetta, chiamato dal Di Salvo ‘ragazzo’, intratteneva per conto dello stesso rapporti con il Sindaco della Città”. Anche qui, se il fatto è vero, si pone l’esigenza di sciogliere il dubbio su chi abbia rivelato al sen. Nania notizie coperte dal segreto: Prefetto (come appare probabile), Procura o Ministero?

“Nel corso di un incontro in Prefettura, svoltosi prima della nomina dei componenti della Commissione di accesso, nell’aprile del 2006, sia il Sindaco di Barcellona sia l`interrogante, avevano espresso la propria indignazione per la decisione assunta in contrasto con tutti gli attestati ricevuti in passato dallo stesso Prefetto sulla legalità dell’azione amministrativa sotto la gestione dell’attuale Amministrazione comunale; il Prefetto di Messina avrebbe giustificato il suo “ribaltone” con le “pressioni” subite dal nuovo Questore di Messina, dott. Giuffrè (originario della città di Termini Imerese, come un noto parlamentare esponente dei DS), insediatosi nel dicembre del 2004, il quale nel gennaio del 2006, dopo il dibattito parlamentare sulla Relazione della Commissione Antimafia, lo avrebbe sollecitato a promuovere l’accesso presso la Città di Barcellona, per evitare le continue richieste di scioglimento del Consiglio comunale che la sig.ra Sonia Alfano rivolgeva sia allo stesso Prefetto sia ad alcuni magistrati, sentendosi protetta da alcuni parlamentari esponenti dei DS; nell’occasione il Prefetto di Messina avrebbe dichiarato al Sindaco ed all’interrogante che era perfettamente consapevole della trasparenza e della legalità dell’azione amministrativa del Comune di Barcellona, ed a riprova avrebbe esibito e letto le conclusioni più rilevanti di una nota riservata che avrebbe inviato nel dicembre del 2005 alla Commissione Antimafia, in effetti ricevuta dalla stessa il 30 dicembre 2005, nella quale era scritto chiaramente che l’attività amministrativa del Comune di Barcellona era esente dal pericolo di inquinamento mafioso”. A parte l’esilarante condizionale (“avrebbe”) usato dall’interrogante (ma non ha detto di essere stato presente? Forse non è sicuro di ciò che “avrebbe” ascoltato?), c’è da rimanere allibiti: il decoro delle istituzioni finisce sotto i piedi del sen. Nania. Possono essere veritiere le circostanze rappresentate nell’interrogazione parlamentare? È pensabile che il Prefetto, a procedura già iniziata, abbia ricevuto il sindaco Nania ed il cugino di questi (non si vede in che altra veste abbia presenziato il sen. Nania, se non di garante di fatto dell’amministrazione e quindi come soggetto personalmente interessato alla vicenda), per sentirsi rimproverare, addirittura con toni indignati, atti del proprio Ufficio? E, se ciò è successo, possibile che il Prefetto abbia accettato l’accaduto placidamente, senza sbattere quei due fuori dal palazzo del Governo? Possibile che il Prefetto abbia confidato ai due Nania di aver subito pressioni dal Questore dr. Giuffrè, il quale lo avrebbe costretto a compiere atti ritenuti dallo stesso Prefetto indebiti? È questo il grado di familiarità fra il Prefetto e i due cugini barcellonesi? Ed è questo il livello infimo di correttezza istituzionale del Prefetto nei rapporti con i terzi e, soprattutto, con personalità istituzionali del livello del Questore? Ed è ammissibile che un senatore della Repubblica abbia l’impudicizia morale (al riparo dell’immunità-impunità garantita dall’art. 68 Cost.) di tirare in ballo Sonia Alfano, figlia della più nota vittima della mafia barcellonese, quale responsabile di indebite pressioni niente di meno che sullo stesso Prefetto e su innominati magistrati, dietro la copertura che alla stessa Sonia Alfano sarebbe garantita da plurimi parlamentari dei DS (e quali, di grazia?). Certo, è vero che pubblicamente Sonia Alfano ha denunciato le scandalose connivenze mafiose del potere barcellonese e non è stata sola nel farlo: ma questo vuol dire effettuare pressioni indebite? Sono in tanti a condividere quelle prese di posizione di Sonia Alfano: anch’essi devono ritenersi complici di attentato alla libertà di determinazione di organi dello Stato? Dice molto dei parametri di etica pubblica che muovono l’attività del sen. Nania il fatto che egli ritenga le pubbliche denunce di collusioni mafiose come azioni di turbativa del libero funzionamento delle istituzioni. Possibile che il Prefetto abbia riferito ai due cugini barcellonesi che egli era certo della inappuntabilità dell’azione dell’amministrazione comunale? E allora è falso ciò che il sen. Nania e lo stesso Prefetto Scammacca hanno affermato sul fatto che l’iniziativa di ispezionare il comune di Barcellona P.G. sia stata spontaneamente assunta dallo stesso Scammacca? Se egli era certo della limpidezza dell’amministrazione, perché impegnare in attività inutile funzionari dello Stato? Ed ancora, possibile che il Prefetto abbia letto al sindaco Nania ed al cugino una riservata (che val come dire segreta) nota istituzionale? Ma se così è cosa bisogna aspettare ancora perché il Ministro allontani subito da quell’incarico il dr. Scammacca, che le parole del sen. Nania non ha smentito, pur avendo reso in data successiva sul medesimo argomento interviste alla stampa?

“Nell’agosto 2006, pochi giorni dopo la conclusione dell’ispezione della Commissione di accesso, l’edizione di Messina del quotidiano “La Gazzetta del Sud”, con un articolo a firma di Leonardo Orlando, portava a conoscenza dei lettori il fatto che la Commissione presieduta dal dott. Nunziante e, di conseguenza, il Prefetto avrebbero chiesto la misura drastica dello scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona; una volta appresa la notizia, il Sindaco di Barcellona ha chiesto ed ottenuto un incontro al Ministero dell’interno con i responsabili dell’istruttoria della pratica in oggetto, nel corso del quale si esponevano le ragioni dell’assurdità e dell’infondatezza delle accuse rivolte all’attività del Comune di Barcellona Pozzo di Gotto”. Davvero al Ministero dell’Interno hanno ritenuto di applicare le norme sulla trasparenza del procedimento amministrativo ad una procedura in materia di mafia? E davvero sono stati comunicati al sindaco Nania i nomi dei responsabili del procedimento ed è stato consentito allo stesso sindaco (cioè al titolare dell’amministrazione condizionata dalla mafia) di illustrare amabilmente la ridente situazione del comune di Barcellona P.G.?

“Nell’ottobre 2006, il responsabile ministeriale dell’istruttoria della pratica, si ritiene il vice capo di gabinetto del Ministro, dott. La Rosa, inviava una nota alla Prefettura di Messina nella quale affermava che si considerava ‘imprescindibile un supplemento istruttorio’ per verificare se davvero si era modificato il quadro processuale – in particolare con riferimento al Marchetta, che era l’unico amministratore accusato di aver commesso un reato di natura mafiosa – rispetto alla contestazione mossagli nel luglio 2006, per accertare allo stato il grado di compromissione dei rapporti tra l’Amministrazione comunale e le Cooperative ‘Libertà e Lavoro’ e ‘Casco’, riferibili l’una all’Aragona e l’altra al Cannata, ma soprattutto per dimostrare l’indispensabile esistenza di quel ‘rapporto di stretta consequenzialità tra le scelte operate nei diversi settori analizzati e il fattore inquinante’; la nota ministeriale del Ministro dell’interno, di fatto, dimostrava che la relazione della Commissione di accesso veniva giudicata lacunosa, tant’è che sulla base delle conclusioni contenute nella stessa i responsabili del processo istruttorio e, di conseguenza, l’on. Ministro, non avevano ritenuto, dall’agosto del 2006 all’ottobre del 2006, né possibile né opportuno proporre al Consiglio dei ministri lo scioglimento del Consiglio comunale di Barcellona Pozzo di Gotto, ai sensi dell’art. 143 del Testo Unico degli Enti locali (TUEL)”. Chi ha rivelato al sen. Nania il contenuto della nota riservata? Fonti ministeriali o il solito Prefetto? E quali sarebbero le ragioni per le quali il Ministro avrebbe, prima, ingiustificatamente perso tempo nella definizione del procedimento e, poi, trascorsi mesi, chiesto integrazioni al Prefetto?

“La nota ministeriale, peraltro, disponendo il supplemento istruttorio, affermava chiaramente che senza gli approfondimenti e, soprattutto, senza la dimostrazione di quel rapporto di stretta consequenzialità tra le scelte operate nei diversi settori analizzati e il fattore inquinante, un eventuale provvedimento di scioglimento adottato comunque avrebbe rischiato di essere annullato in sede di ricorso al TAR”. Davvero la nota ministeriale riportava quella sconclusionata affermazione? Non si ha notizia di modifiche all’art. 143 d.lgs. 267/2000. Pertanto, dovrebbe essere ancora il seguente: “I consigli comunali e provinciali sono sciolti quando, anche a seguito di accertamenti effettuati a norma dell`articolo 59, comma 7, emergono elementi su collegamenti diretti o indiretti degli amministratori con la criminalità organizzata o su forme di condizionamento degli amministratori stessi, che compromettono la libera determinazione degli organi elettivi e il buon andamento delle amministrazioni comunali e provinciali, nonché il regolare funzionamento dei servizi alle stesse affidati ovvero che risultano tali da arrecare grave e perdurante pregiudizio per lo stato della sicurezza pubblica”. Sembra la fotografia della realtà barcellonese.

“Per quanto consta, il Questore di Messina, dott. Giuffrè, in costante contatto con un parlamentare esponente dei DS, con una nota inviata il 30 novembre 2006 alla Prefettura o direttamente agli Uffici competenti del Ministero dell’interno, avrebbe tentato di ‘chiudere il supplemento istruttorio’ senza adempiere all’incarico di accertare quanto richiesto con la nota ministeriale dell’ottobre 2006, limitandosi a registrare la derubricazione dell’accusa a carico del Marchetta da concorso in associazione mafiosa a concorso in associazione semplice e spingendosi fino al punto di giudicare che allo stato tutto era rimasto come nel luglio-agosto del 2006 e che, pertanto, dovevano restare ferme le conclusioni di cui alla relazione della Commissione di accesso; inoltre, lo stesso Questore di Messina, dott. Giuffrè, avrebbe fatto sapere all’interrogante, tramite un parlamentare esponente di A.N., di essere perfettamente consapevole che l’Amministrazione di Barcellona Pozzo di Gotto è tra le più ‘pulite’ d’Italia, ma che sarebbe stato il Prefetto di Messina a volere a tutti i costi l’accesso e che pertanto egli non poteva che adeguarsi alle sue direttive, scrivendo nella sua nota del 30 novembre 2006 che il proscioglimento del Marchetta era privo di significati pratici, ignorando perfino la destituzione del Cannata ed evitando di accertare l’esistenza di quel nesso di stretta consequenzialità ritenuto così importante e decisivo per un eventuale scioglimento del Consiglio comunale”. Qui il sen. Nania scade nella barzelletta. Chi sarebbe la sua fonte circa i costanti contatti fra il Questore ed un parlamentare DS (ma non erano più d’uno i parlamentari DS che supportavano la volontà di Sonia Alfano?) e circa le iniziative del Questore? Forse lo stesso Prefetto Scammacca? Possibile che il dr. Giuffrè abbia fatto quelle confidenze ad un innominato parlamentare di AN per farle avere al sen. Nania? Ma non era stato il Questore a violentare le determinazioni del Prefetto? E, comunque, chi ha rivelato al sen. Nania il contenuto della nota del Questore del 30 novembre 2006? Fonti ministeriali o il Prefetto?

“Il ‘teorema’ sulla permeabilità mafiosa dell’attuale Amministrazione comunale di Barcellona Pozzo di Gotto sarebbe stato ‘inventato di sana pianta’ dalla lobby politica che, facendosi scudo delle protezioni di cui gode, eserciterebbe anche delle fortissime pressioni per sciogliere il Consiglio e l’Amministrazione comunale in carica”. La lobby politica cui allude senza pudore il sen. Nania sarebbe costituita da Sonia Alfano e dai suoi supporters? E in che modo avrebbe indirizzato l’opera della commissione ispettiva guidata dal dr. Nunziante?

“Il Prefetto di Messina, svolgendo il supplemento istruttorio richiesto dal dott. La Rosa per conto del Ministro, avrebbe, alla luce della documentazione acquisita, dato atto della modifica del quadro istruttorio, soprattutto con riferimento alla contestazione di concorso in associazione mafiosa in capo al Marchetta che aveva determinato la richiesta di accesso agli atti amministrativi, messo in dubbio le sue stesse conclusioni precedenti dell’agosto 2006 favorevoli allo scioglimento, e soprattutto escluso l’esistenza di quel nesso di stretta consequenzialità tra le scelte operate nei diversi settori analizzati dalla Commissione di accesso e il fattore inquinante (ritenuto e giudicato nella stessa nota ministeriale come presupposto indispensabile per sciogliere il Consiglio comunale)”. Anche qui, qual è la fonte che ha rivelato tali informazioni riservate al sen. Nania, il Ministero o il Prefetto?

“Per quanto risulta all’interrogante, sarebbe in corso un’azione di forte pressione politica sul Ministero dell’interno per sciogliere comunque il Consiglio comunale di Barcellona, nonostante si tratti di un atto illegittimo e che, qualora fosse assunto, mancherebbe di tutti i presupposti di fatto e di diritto ex art. 143 TUEL”. Quali sono le fonti del sen. Nania sulle pressioni in corso sul Ministero dell’Interno? Da una piana lettura dei giornali degli ultimi cinque mesi si ricava, al contrario, una pressione finalizzata ad evitare lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Barcellona P.G.. Nessuna voce si è levata a smentire quelle angoscianti notizie, relative ad accordi sotterranei tra i garanti dell’amministrazione comunale ed esponenti di rilievo del centrosinistra. Di questi ultimi sono stati anche pubblicati dalla stampa alcuni nomi: la senatrice Finocchiaro, l’on. Crisafulli (questi in effetti, come si è letto sulla stampa, una decina di giorni fa banchettava insieme a suoi colleghi del centrodestra in una villa dell’on. Basilio Germanà, il quale, esponente di Forza Italia, il 4 gennaio ha presenziato a braccetto dei due Nania alla conferenza stampa da costoro indetta sul procedimento di scioglimento dell’amministrazione barcellonese), il viceministro Minniti, il presidente Forgione, lo stesso ministro Amato. Neanche da costoro è giunta smentita. E allora chi sarebbero i responsabili delle pressioni sul ministro Amato per costringerlo a sciogliere ingiustamente il comune di Barcellona P.G.?

Quelle sopra riportate sono le più incredibili affermazioni contenute nell’interrogazione parlamentare del sen. Nania. Su di esse non si ha notizia di reazioni del ministro Amato (non ritiene egli di dover spendere qualche parola sul Prefetto Scammacca e sulle accuse al Questore Giuffrè?). Nello stesso atto, tuttavia, il cugino del sindaco si dilunga anche contestando il merito della relazione della commissione d’accesso. Anche su quello non possono qui trascurarsi le principali argomentazioni, tutte, come si vedrà, infondate. Esse sono raggruppate, dall’interrogante, in capitoli.

1. L’intercettazione, riportata nella relazione, di una conversazione fra il vicepresidente del consiglio comunale Maurizio Marchetta ed il boss Salvatore Di Salvo risale al 2000, ovvero a epoca in cui il sindaco era il dr. Speciale, del centrosinistra. Purtroppo per il sen. Nania e per il cugino sindaco quella intercettazione è la prova che i rapporti, quotidiani e di totale simbiosi, fra Marchetta (che tutt’oggi ricopre quella carica istituzionale) e Di Salvo involgevano l’attività istituzionale di Marchetta e gli interessi imprenditoriali di Di Salvo. Poiché Marchetta era all’epoca dell’intercettazione esponente dello stesso schieramento del sindaco Nania e per tale ragione nominato vicepresidente del consiglio comunale, poiché nel novembre 2001 fu candidato ed eletto nella lista di AN ed in tale veste fu nuovamente eletto vicepresidente del consiglio comunale, poiché i rapporti, di pubblica evidenza, fra Di Salvo e Marchetta (i due hanno anche trascorso una crociera insieme) non sono mai cessati fino alla cattura del boss (avvenuta l’1 agosto 2003), non può che ritenersi che anche con questa amministrazione (anzi, soprattutto con quest’amministrazione) il boss Di Salvo ha avuto accesso al palazzo. Del resto, la ditta dallo stesso controllata con questa amministrazione ha vinto un appalto. Piuttosto, è significativo che il sen. Nania ed il cugino sindaco non abbiano indicato nelle loro prolusioni il ribasso d’asta con cui Di Salvo si aggiudicò la gara (l’indagine Omega ha dimostrato che Di Salvo controllava preventivamente le offerte di tutte le ditte concorrenti nelle gare che riusciva ad aggiudicarsi). Ed i due Nania non sapevano forse che Di Salvo, notoriamente gestore della ditta Sud Edil Scavi (formalmente intestata al suo braccio destro Carmelo Mastroeni, già indicato nel 1995 dal pentito Chiofalo come affiliato al clan barcellonese), era imputato di associazione mafiosa (quale capo della famiglia barcellonese) e omicidi, essendo stato colpito da misura cautelare addirittura nel lontano 6 giugno 1994. Che poi il condizionamento operato da Di Salvo sull’amministrazione comunale non possa essere più attuale per l’arresto di Di Salvo, risalente all’estate 2003, è una sorta di involontaria e comica confessione. Intanto, perché tutti gli uomini di Di Salvo e Gullotti, a differenza loro, sono in stato di libertà. In secondo luogo, perché l’amministrazione comunale attuale è la stessa del 2003 e bisognerebbe essere dotati di ottimismo eccessivo per sperare che il condizionamento mafioso di un’amministrazione possa cessare rimanendo immutati i reggenti della stessa amministrazione che fino ad un certo momento non erano liberi dal vincolo della mafia;

2. Dagli atti dell’indagine “Icaro” si traggono le dichiarazioni del pentito Santo Lenzo sul medesimo Maurizio Marchetta. Nel verbale del 3 ottobre 2002, il pentito indicò le imprese che “fanno capo direttamente alla mafia”: in un elenco di sei ditte, al primo posto era indicata “la ditta Marchetta di Barcellona”. Nel verbale del 4 ottobre 2002, Lenzo indicò gli affiliati al clan mafioso barcellonese: al ventunesimo posto si legge: “impresa edile Marchetta”.

3. Contrariamente a quanto azzarda il sen. Nania, l’indagine “Gabbiani” dimostra l’assoluta incapacità “dell’amministrazione in carica a resistere al pericolo di presunte infiltrazioni”. Da quel procedimento, infatti, risulta: che negli uffici del comune il consigliere Andrea Aragona circolava insieme al boss Salvatore Ofria, a Pietro Arnò (pregiudicato legatissimo al boss Gullotti e amico del sindaco Nania) e ad altra bella gente per intimorire un funzionario comunale; che dopo l’arresto di Aragona quel funzionario comunale subì un grave attentato; che quel funzionario comunale ha denunciato di non avere ricevuto alcuna solidarietà dall’amministrazione; che l’attuale vicesindaco, Anna Maria Genovese, veniva contattata da Aragona per trasferire ad altro incarico un dipendente comunale che si opponeva agli interessi di Aragona; che Andrea Aragona è tuttora imputato innanzi al Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto per reati circostanziati dall’aggravante mafiosa; che Andrea Aragona è stato il consigliere comunale più votato alle ultime elezioni, in una lista, Forza Italia, che sosteneva e sostiene il sindaco Nania; che fra l’amministrazione comunale e la Cooperativa “Libertà e lavoro” è stato orchestrato un balletto che ha consentito a quella cooperativa (denunciata come ente direttamente in mano alla mafia barcellonese da una relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1993) di continuare per anni, durante questa amministrazione, a gestire la raccolta dei rifiuti.

4. Il fatto che i rapporti fra la suddetta cooperativa ed il comune di Barcellona P.G. siano cessati il 27 febbraio 2004 è uno specchietto per le allodole. Intervenuta a quel punto la gestione del servizio da parte dell’ATO ME 2 s.p.a., la cooperativa “Libertà e lavoro” ha continuato a svolgere la medesima attività, retribuita dall’ATO che, a sua volta, veniva finanziato dal comune. Insomma, il gioco delle tre carte.

5. Il contratto di affitto fra il comune di Barcellona P.G. e la ditta Di.Be.Ca., riconducibile al famigerato Rosario Cattafi, risale a poche settimane prima dell’elezione del sindaco Nania. Il punto è che il contratto è tuttora in corso e l’attuale ammistrazione comunale non ha fatto nulla per caducarlo in autotutela. La famiglia Cattafi ha percepito da quest’amministrazione ben oltre 100.000 € e questo, ironia della sorte, mentre Rosario Cattafi, fra il luglio 2000 ed il luglio 2005 è stato sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per i suoi legami mafiosi (Santapaola, Gullotti, Epaminonda, Rampulla, ecc.). Forse a Barcellona P.G. non impressiona che il comune affitti la sede dei propri uffici da Rosario Cattafi, visto che la locale Compagnia dei carabinieri da oltre vent’anni è installata in un immobile ricevuto in affitto dal capomafia Ciccino Gitto, ucciso nel dicembre 1987. Immagino, però, che la sensibilità del Ministro dell’Interno dovrebbe essere diversa.

6. Il dr. Salvatore Rugolo è stato nominato da questa amministrazione comunale, insieme ad altri due professionisti, responsabile “per l’attuazione delle misure di sicurezza e salute dei lavoratori”. Rugolo è il figlio del vecchio boss mafioso Ciccino Rugolo, ucciso nel 1987 dalla banda contrapposta di Pino Chiofalo. Rugolo è anche il cognato del boss Giuseppe Gullotti. Ma per il sen. Nania, Rugolo “sin da giovane si è distanziato dalle tradizioni familiari”. Non si sa da cosa abbia tratto questo convincimento il sen. Nania. Certo è che suo cugino, il sindaco Nania, condivide con il dr. Rugolo l’inquietante amicizia del solito Pietro Arnò.

7. Il sen. Nania afferma che i lavori pubblici eseguiti dalla ditta del boss Di Salvo e dalla ditta Caliri non sono stati affidati fiduciariamente ma a seguito di gara pubblica. Meglio ancora. Il fatto è indice delle modalità di trattazione delle gare d’appalto. Naturalmente, il sen. Nania si è guardato dall’indicare il ribasso d’asta. E ha dimenticato anche di segnalare che la ditta di Andrea Caliri è ditta di sua personalissima fiducia, visto che ha svolto lavori nella villa privata del senatore, la stessa per la quale egli è stato condannato per abusivismo. Anzi, Caliri è stato anche suo teste a discolpa nel processo per abusivismo. Occorre precisare che i lavori alla villa abusiva precedono l’aggiudicazione dell’appalto del comune a Caliri. Quel processo per abusivismo, peraltro, dimostra che pure il sen. Nania ha condizionato in senso illegalitario l’amministrazione comunale. Infatti, in quel processo, il sindaco cugino omise di costituirsi parte civile contro il cugino senatore, nonostante il comune di Barcellona P.G. fosse persona offesa dal reato.

8. I lavori aggiudicati dal comune alla ditta Carmela Bellinvia (madre e prestanome del boss Salvatore Ofria, quest’ultimo già citato nella relazione della Commissione parlamentare antimafia del 1993) ha riguardato, secondo quanto scrive il sen. Nania, lo svolgimento di un servizio a costo zero per l’amministrazione comunale. Vuol forse dire che il boss Ofria fa opere di bene in favore dell’amministrazione Nania? Ma non è imbarazzante che gli automezzi del comune vengano rottamati dall’impresa del boss? E non è questa una circostanza che naturalmente desta allarme, come chiaro sintomo di disponibilità reciproca fra l’amministrazione comunale e la ditta del boss?

9. Ancora, secondo il sen. Nania, il fatto che il cugino sindaco ad ottobre scorso, in piena procedura di scioglimento, ha revocato l’incarico di assessore a Giuseppe Cannata è prova della mancanza di condizionamenti mafiosi. Solo che le frequentazioni mafiose di Cannata sono pubblicamente note da oltre dieci anni e a Cannata nel 1997 è stata applicata la custodia cautelare in carcere per tentata estorsione e altri gravi reati, per i quali è tuttora pendente il processo innanzi al Tribunale di Barcellona P.G.. E, allora, per quali ragioni il sindaco Nania si è sentito in dovere di inserire Cannata in giunta: per stima personale nei confronti dell’assessore, visto il suo pedigree? È difficile, poi, trattenere le risate circa le revoca delle deleghe, avvenuta dopo quasi cinque anni di ininterrotta attività e a pochi mesi dalle elezioni amministrative. C’era bisogno della commissione d’accesso per convincere il sindaco Nania a rimuovere l’assessore Cannata?

Quanto sopra vale per le imbarazzanti argomentazioni difensive esposte dal sen. Nania a tutela dell’amministrazione guidata dal cugino. Bisognerebbe aggiungere qualche parola in ordine a tutte le gravi situazioni amministrative denunciate dalla relazione della commissione ispettiva che i cugini Nania non hanno tentato nemmeno di smentire: dalle conclamate frequentazioni mafiose di numerosi componenti dell’amministrazione, alle allarmanti presenze in consiglio comunale (indagati per fatti di mafia, un fratello di due condannati per mafia, ecc.), alla libera circolazione nel palazzo comunale di importanti mafiosi, ad altro ancora. Ometto di appesantire ulteriormente la presente nota, rimandando a quanto già scritto in passato. Segnalo, però, che non risulta, ancora oggi, che il sindaco Nania si sia attivato perché venisse disposta, ai sensi dell’art. 94 d.lgs. 267/2000, la sospensione immediata del dipendente comunale Giulio Massimo Calderone, condannato a luglio scorso per mafia dalla Corte d’assise di Messina. Cosa condiziona l’amministrazione in questo? Non si dimentichi, peraltro, che Giulio Massimo Calderone (condannato un anno e mezzo fa dal Tribunale di Barcellona P.G. anche per traffico di droga) è fratello del consigliere comunale Sergio Calderone, compagno di partito del sen. Nania e del cugino Sindaco. Così come è fratello di Mario Calderone, anch’egli condannato per mafia. A proposito di Massimo Giulio Calderone c’è un elemento che non va dimenticato. L’attuale sindaco Candeloro Nania alle elezioni amministrative del 1985 fu eletto come capolista del proprio partito, l’allora Msi. Nella lista guidata dall’attuale sindaco furono candidati in quella tornata anche il suddetto Massimo Giulio Calderone e Giuseppe Gullotti.

È perfino superfluo inoltrarsi in ulteriori approfondimenti. Basti qui segnalare che nelle ultime due settimane gli uffici comunali sono stati visitati due volte dalla polizia giudiziaria: nel primo caso è stata la D.d.a. di Messina a sequestrare gli atti relativi al servizio di assistenza agli anziani; nel secondo la Procura di Barcellona P.G. ha addirittura sequestrato gli atti e la registrazione dell’ultima seduta consiliare, svoltasi il 29 gennaio scorso, laddove il consigliere comunale Marchetta ha lanciato forsennati attacchi a rappresentanti delle istituzioni.

Quanto a Marchetta, è opportuno citarlo un’ultima volta, sulla scorta della pervicacia con cui il sen. Nania ha evocato, quale prova dell’antimafiosità dell’amministrazione guidata dal cugino, il protocollo di legalità stipulato nel 2004. Artefice indiscusso di quel protocollo di legalità è stato proprio Maurizio Marchetta, cioè l’amico del boss Di Salvo. Per il sen. Nania è un motivo di vanto dell’amministrazione comunale di Barcellona P.G.; magari il boss Di Salvo concorda con il parlamentare.

Quel che ho finora riferito testimonia da solo i danni cagionati a Barcellona P.G. – ma, dovrebbe dirsi, all’intero paese ed agli organi dello Stato, viste le sortite del sen. Nania – dall’ingiustificabile ritardo del ministro nel provvedere sulla proposta di scioglimento dell’amministrazione barcellonese. Certo è che se il ministro si manterrà inerte ancora per qualche settimana, risulterà impossibile in concreto il decreto di scioglimento, visto che tra poco saranno indette le prossime elezioni per il rinnovo dell’amministrazione comunale. Né, naturalmente, può farsi affidamento sul prefetto Scammacca, in relazione ai poteri conferitigli dal solito art. 143, al comma 5: “Quando ricorrono motivi di urgente necessità, il prefetto, in attesa del decreto di scioglimento, sospende gli organi dalla carica ricoperta, nonché da ogni altro incarico ad essa connesso, assicurando la provvisoria amministrazione dell`ente mediante invio di commissari”. Si tratta di un’ipotesi del terzo tipo. Sul dr. Scammacca vale ancora quanto riportato nella relazione di maggioranza della Commissione antimafia della precedente legislatura, approvata con il voto dei colleghi di partito del sen. Nania: “non vanno sottaciuti gli elementi polemici derivanti dalla discussione della situazione amministrativa della città di Barcellona Pozzo di Gotto. Infatti, a fronte di numerose e reiterate vicende che avrebbero potuto suonare come campanello d’allarme per le autorità (danneggiamenti ed incendi ai danni di beni di amministratori; intimidazioni dirette con invio di proiettili; arresti di membri della giunta e del consiglio comunale, come or ora riferito in relazione alla c.d. operazione Gabbiani), non è stata scelta per quel comune la via dell’accesso ispettivo: tale scelta è stata giustificata dal prefetto con la diversità della struttura amministrativa barcellonese, che ha tra l’altro concluso con la prefettura protocolli di legalità; con la riferita particolarità degli episodi di ritenuto interesse; facendo altresì riferimento ad un asserito parere reso dal procuratore distrettuale in sede di comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza in ordine alla assenza dei requisiti sostanziali per l’accesso”. Già due anni fa, evidentemente, il Prefetto era in linea con lo spartito dei cugini Nania.

Distinti saluti,

Fabio Repici

Monza, 5 febbraio 2007

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