Il 16 giugno 2006, il Ministro degli Esteri Massimo D’Alema si è incontrato a Washington con la Segretaria di Stato Statunitense Condoleeza Rice nel segno di un “cambiamento di strategia” politica e militare nello scacchiere del Medio Oriente, sempre più instabile. La nuova missione italiana ruoterà attorno ad una “micidiale miscela di “civile e militare” facente capo ad un Team di Ricostruzione Provinciale (PRT) costruito sul modello degli analoghi organismi già messi in piedi in Afghanistan dalla NATO”.

     

Scritto da Curzio Bettio

Soffermiamoci sulla natura e sulle funzioni di questi PRT; bene li analizza il giornalista Stefano Chiarini: “Non si tratta di truppe lasciate a proteggere i ‘civili’, ma piuttosto di uno strumento che garantisce l’inserimento della struttura militare nell’area di operazioni cercando di darle legittimità e di ridurre al minimo gli attriti con la popolazione e la società locale. È una struttura mista con componenti civili e militari ma all’interno di un progetto che è sempre quello dell’occupazione militare a guida USA e del sostegno ai governi e ai governatori fantoccio locali i quali, senza le forze occupanti, non potrebbero più continuare nei loro traffici illeciti, se non nei loro crimini”.

Dunque noi non ce ne andremo, non scapperemo, non ci ritireremo, cambieremo semplicemente pelle! Resteremo ancora in Afghanistan a fare la guerra, camuffati da “missionari di pace”, dove le truppe italiane senza i requisiti minimi di sicurezza sono coinvolte in un conflitto sempre più sanguinoso e del tutto fuori dalla nostra Costituzione.

Il Presidente del Consiglio Romano Prodi ribadisce nelle aule Parlamentari che “i terroristi non detteranno l’agenda del rientro”. Di quali “terroristi” sta parlando? Evidentemente, il nostro Presidente del Consiglio ha introiettato naturalmente il linguaggio e le definizioni dei nostri “cari alleati”.

Saranno invece i veri “terroristi”, coloro che hanno bombardato ed invaso una nazione sovrana come l’Iraq, in pieno contrasto con il Diritto Internazionale, coloro che imprigionano e rapiscono e torturano in nome della “democrazia e della libertà”, coloro che davanti ai consessi internazionali hanno mentito e spudoratamente ancora mentono, che ci detteranno l’agenda del rientro!

Cambiano i governi, ma l’atteggiamento nei confronti dei nostri cari alleati Statunitensi e Britannici è sempre costante, supinamente quello di una “totale fedeltà”, che non deve e non può mai essere messa in discussione, e sempre in una posizione gerarchicamente inferiore anche nell’ambito Nato, dell’Alleanza Atlantica.

Ormai la Nato proietta la propria forza militare al di fuori dei propri confini, non solo in Europa, ma anche in altre regioni del Grande Scacchiere, come in Afghanistan, sotto la leadership degli Stati Uniti.

La Casa Bianca ha affermato che “la Nato, come garante della sicurezza europea, deve svolgere un ruolo dirigente nel promuovere una Europa più integrata e sicura.” I governi italiani si sono immediatamente adattati a questa promozione di integrazione! Dunque un’Europa stabile sotto la Nato e la Nato stabilmente sotto gli Stati Uniti. Il tutto, nel quadro di una leadership globale che gli Stati Uniti devono avere, con la capacità di continuare ad esercitarla.

Per contribuire alla stabilità Europea, per sostenere i vitali legami transatlantici, e per conservare il loro predominio, gli Stati Uniti devono mantenere in Europa quasi 100.000 militari in basi opportunamente dislocate, collegate fra loro da “corridoi” che consentano scambi militari ad “Alta Velocità”.

Lo Stato Italiano, solo all’interno di questa “Santa Alleanza”, a parere degli Stati Uniti e dei nostri governanti, vedrà lo sviluppo completo della sua identità, della sua sicurezza, della sua difesa, ora minacciate da “terroristi globali di una civiltà inferiore! ”

Ma siamo proprio sicuri che le vere minacce all’integrità dei nostri territori e del nostro modello di vita arrivino da questi fantomatici nemici esterni?

Analizziamo di seguito la questione.

Il nuovo ruolo delle basi Statunitensi in Italia

Le forze Statunitensi sono in una fase di ridislocazione dall’Europa settentrionale e centrale a quella orientale e meridionale, e quindi le basi USA e Nato in Italia sono in uno stadio di ristrutturazione e potenziamento per la loro funzione di trampolino di “proiezione di potenza” dell’impero Statunitense verso l’Africa e il Medio Oriente.

Il rapporto ufficiale del Pentagono “Base Structure Report “ del 2003 descrive nei dettagli le dimensioni della presenza militare Statunitensi nel nostro Paese: l’esercito degli Stati Uniti possiede in Italia oltre 2.000 edifici su una superficie di più di un milione di metri quadrati e ha in affitto circa 1.100 edifici, con una superficie di 780 mila metri quadrati. Il personale si aggira sulle 20.000 unità, fra 16.000 militari e 4.000 civili.

L’aeronautica USA ha base soprattutto ad Aviano, Pordenone, Friuli-Venezia Giulia. In questa base sono depositati ordigni nucleari di tipo convenzionale, e il nostro governo dovrebbe imporre il loro smantellamento, ma non lo fa e non ci sono positive prospettive a riguardo, e vi sono schierate la 31.esima Fighter Wing e la 16.esima Air Force, con in dotazione i caccia F-16 e F-15. Da Aviano vengono pianificate e condotte operazioni di combattimento aereo anche in Medio Oriente. La marina USA ha trasferito il suo quartier generale in Europa da Londra a Napoli, con area di responsabilità che comprende i tre continenti Europa, Asia ed Africa, il Mar Nero e il Mar d’Azov, su cui si affaccia la Russia. La marina Statunitense ha una base aeronavale a Sigonella e una alla Maddalena, base di appoggio per i sottomarini di attacco nucleare. All’inizio della Seconda Guerra del Golfo, i sottomarini USA della base della Maddalena hanno attaccato dal Mediterraneo i vari obiettivi Iracheni con missili da crociera.

A Taranto esiste il quartier generale della High Readiness Force Marittime, una forza marittima di rapido spiegamento inserita nella catena di comando del Pentagono. Sempre a Taranto è presente un centro di comando e di intelligence del Pentagono, un centro della marina USA per la “inter-operabilità dei sistemi tattici”, nodo dei sistemi di comando, controllo, comunicazioni, e spionaggio.

L’esercito USA ha proprie basi in Toscana e in Veneto. A Camp Darby, presso Livorno, vi è la base logistica di rifornimenti per le forze terrestri e aeree impegnate nelle zone del Mediterraneo, e del Medio Oriente. A Vicenza, alla Caserma Ederle è stanziata la 173.esima Brigata aviotrasportata, che nel marzo 2003 è stata lanciata per prima sul Kurdistan Iracheno

Tutte queste forze e basi Statunitensi, pur essendo in territorio italiano, sono inserite nella catena di comando del Pentagono e quindi sottratte a qualsiasi meccanismo decisionale Italiano. Da mezzo secolo siamo un Paese a sovranità limitata!

E a Palermo arriva un’altra base USA. Navale.

Il 23 gennaio 2007, in un articolo su “il Manifesto”, Manlio Dinucci ci comunica che, proprio mentre il governo Prodi annunciava il nullaosta al raddoppio della base USA di Vicenza ed esplodeva la protesta contro tale decisione, tacitamente è arrivata in Italia un’altra “base” statunitense: l’ESG, il Bataan expeditionary strike group, un gruppo navale di spedizione d’attacco, la cui capacità offensiva è sicuramente maggiore di quella della Squadra di combattimento di stanza a Vicenza!

Vi prego di prestare un po’ di attenzione: si tratta di un gruppo di sette navi da guerra, con a bordo 6.000 marinai e marines, guidato dalla Uss Bataan (Lhd 5), una nave da assalto anfibio della classe Wasp che, arrivata da Norfolk (Virginia), ha fatto scalo a Palermo. Dal suo ponte di volo, lungo 250metri e largo 30metri, possono partire 30 elicotteri d’assalto e caccia Harrier a decollo verticale. I suoi enormi mezzi da sbarco a cuscino d’aria sono in grado di trasportare a una velocità di oltre 30 nodi, fin sopra la riva, carichi di 60 tonnellate.

Così, possono rapidamente sbarcare 2.000 marines, dotati di artiglieria pesante, carri armati e veicoli militari di tutti i tipi. La nave ammiraglia è affiancata da altre due navi d’assalto anfibio, la Shreveport e la Oak Hill; da tre unità lanciamissili, l’incrociatore Vella Gulf, il cacciatorpediniere Nitze e la fregata Underwood, e dal sottomarino da attacco rapido Scranton della classe Los Angeles, armato di missili Tomahawk, che può servire da piattaforma per incursioni di forze speciali in territorio nemico. I comunicati ufficiali specificano che questo possente gruppo navale d’assalto opererà nel Mediterraneo, non nel quadro della Nato, ma “quale forza da sbarco della Sesta Flotta sotto il Comando europeo degli Stati Uniti”, quindi dal quartier generale delle forze navali USA in Europa, situato a Napoli.

Allo stesso tempo, attraverso “esercitazioni bilaterali”, contribuirà a “rafforzare la partnership con le forze armate di Italia e di altri paesi mediterranei”. Ma, poiché il Bataan ESG è una “potente forza militare mobile in grado di essere inviata in qualsiasi teatro di operazioni”, durante lo spiegamento sarà suo compito “rispondere a qualsiasi esigenza della nazione (si intende gli USA).”

Quindi, il gruppo navale di attacco può operare anche nella zona del Golfo Persico dove l’Iran “sta tentando di diventare una potenza nucleare e continua a fornire appoggio ai ribelli che combattono in Iraq.” Non è neppure escluso che il gruppo sia inviato a sostenere la task force congiunta del Corno d’Africa che, ultimata la fase di addestramento, opererà con circa 2.000 uomini dalla base di Gibuti in questa “regione di vitale importanza per la guerra globale al terrorismo.” Secondo quanto annunciato, il Bataan ESG rimarrà nel mediterraneo per sei mesi, pronto per essere sostituito da uno analogo, nella “rotazione delle forze a spiegamento avanzato.” L’Italia viene sempre più usata quale trampolino della “proiezione di potenza” USA verso Sud e verso Est. Le frasi in corsivo sono riportate nei comunicati ufficiali, e non è un caso che il gruppo navale di attacco giunga in Italia nel momento in cui si decide l’ampliamento della base di Vicenza, così che la Squadra di combattimento 173.esima Brigata aviotrasportata possa più efficacemente operare in Iraq ed in Afghanistan e partecipare ad eventuali preparativi di guerra contro l’Iran.

Come sempre, non è dato sapere chi nel governo e nel parlamento Italiano sia stato informato dell’arrivo di una forza navale di tali dimensioni e chi abbia dato il nullaosta. E nemmeno quali esercitazioni condurrà con le forze armate italiane e quali porti visiterà.

Bisognerebbe fare un monumento a Manlio Dinucci per la sua continua opera di informazione, sempre correttissima, al servizio di noi cittadini inconsapevoli.

Veniamo alla base di Vicenza

Che succede a Vicenza?

Gli Americani si apprestano a realizzare un disastro ambientale di notevoli proporzioni, con la devastazione conseguente dei territori circostanti, mediante la trasformazione della loro attuale base presso la Caserma Ederle nella loro piazzaforte europea, base di lancio potenziata per le attuali e future aggressioni.

Francesco Rutelli ha confermato questo in Parlamento, rispondendo il 31 maggio 2006 ad una interrogazione del democristiano Fabris!

Il vice Presidente del Consiglio Francesco Rutelli, pressato dal democristiano Fabris che lo interrogava, ha confermato finalmente in maniera ufficiale che l`amministrazione americana, con l`assenso del governo e delle autorità italiane, ha deciso di rafforzare la loro piazzaforte di Vicenza. Anche l`aeroporto civile “Dal Molin” a nord della città passerà sotto controllo USA.

Una nuova grande caserma sorgerà ai suoi limiti, sempre per la 173.esima brigata aviotrasportata airborne, gli sky soldiers, già molto famosi per avere invaso il Nord dell’Iraq con la più grande operazione di paracadutisti e che fra le altre imprese hanno “arrostito” i figli di Saddam Hussein, durante un conflitto a fuoco.

La nuova caserma avrà dimensioni enormi, con la conseguente devastazione dei territori destinati a questa ristrutturazione. Addio polmoni verdi per la città!

Quello dunque che veniva tenuto nascosto, ora è confermato. In questo contesto, risulta preoccupante che il potere militare sia riuscito a svincolarsi dal controllo politico. In nome della “sicurezza”, il Parlamento Italiano si ritrova ad essere tenuto all’oscuro di scelte di estrema importanza e privato della sua capacità di controllo su quello che succede nel campo della militarizzazione del Paese.

Scelte importanti come la trasformazione delle basi militari e il loro potenziamento piovono dall’alto senza il benché minimo coinvolgimento delle rappresentanze nazionali, regionali e locali. In questo caso sembra che lo stesso Governo non sia a conoscenza dei termini esatti dell’accordo segreto di trasformazione di Camp Ederle; certamente il Parlamento non è stato interpellato su una scelta che cambia radicalmente il ruolo militare delle forze Statunitensi in Italia.

La militarizzazione accentuata del Veneto e del Friuli, come se la struttura militare si ritenesse in grado di agire in maniera indipendente dal potere politico e dalla volontà delle popolazioni, esposte anche a rischi di incidenti nucleari (ordigni nucleari ad Aviano e a Longare!), avviene con modalità arroganti in spregio alle istituzioni locali e al Parlamento stesso, che è all’oscuro dei termini dell’accordo per la base di Vicenza, accordo segreto firmato dagli Stati Uniti e dai rappresentanti del Pentagono e non si sa chi in rappresentanza dell’Italia. Si dice, con l`assenso del governo e delle autorità italiane. Dove sono gli atti governativi in merito? Chi sono stati i rappresentanti del governo o le autorità italiane che hanno apposto la firma, e che se ne devono assumere la responsabilità ? Forse lo stesso Silvio Berlusconi in persona? Non si sa, e non si deve sapere! Ma caro il nostro Prodi, non si tratta di una mera questione “urbanistica”, ma si tratta di “politica internazionale e di strategia militare”! Che caro e ingenuo pacione bugiardo!

La presenza americana verrà raddoppiata e si parla di 4.000 uomini almeno, lo afferma il generale americano a due stelle Jason Kamya, durante la visita ufficiale al sindaco di Vicenza, Enrico Hüllweck, una delle personalità della politica amministrativa italiana più vicine a Silvio Berlusconi, che nel gabinetto del sindaco di Vicenza trovava collaboratori di eccezione.

Il sindaco Hüllweck e il suo assessore ai trasporti Claudio Cicero sono veri patiti delle grandi opere, in particolare del TAV.

Pochi giorni prima di andarsene, Berlusconi aveva fatto approvare i progetti del TAV su questa tratta, con grande gioia del sindaco Hüllweck, che sbandiera i 115 milioni di euro di impegno di spesa, che dovremo sborsare noi contribuenti, per far attraversare Vicenza dal TAV attraverso un lunghissimo condotto, un tubo di cemento di una ventina di chilometri, con contorno di tutto uno spreco di sventramenti sotterranei, bretelle autostradali, supertangenziali.

Esiste uno stretto collegamento fra TAV e installazioni militari USA e Nato

Questa tratta del TAV, parte importante del corridoio 5, va di concerto con l`ampliamento dei siti Nato, si configura come una bella lancia imperialista, i suoi bordi sono costellati di basi militari, il raddrizzamento della linea ad Alta Capacità lambisce l`aeroporto nucleare di Ghedi, il comando Nato del Garda e di Verona, Camp Ederle a Vicenza, e passa non lontano da Istrana e dalla superbase nucleare di Aviano, che è collegata con una bretella alla linea principale.

Una linea ferroviaria ad alta capacità e ad alta velocità, che corre dal Portogallo agli Urali, consentirà un rapido smistamento di truppe e materiale bellico in tempi brevissimi, per le eventuali necessità di arrecare la “democrazia” nelle varie parti di Europa e verso il Medio ed Estremo Oriente. Non va dimenticato l`insediamento, sempre a Vicenza, della Gendarmeria Europea e che fra la Gendarmeria Europea e gli Americani sono in corso trattative per la costruzione di un carcere di massima sicurezza.

Evidentemente il contesto del Veneto e Vicenza, un contesto fondamentalmente di centro-destra e nord-leghista, deve far sentire gli Statunitensi assai sicuri, come a casa loro, per concentrare in quest’area tante loro attività e tanta logistica. Da ricordare, come esempio di ambiente favorevole, che a Vicenza operavano e forse operano ancora le società che assumevano mercenari per l`Iraq (ricordiamo Quattrocchi e compagni) e per altre zone di guerra in giro per il mondo. Queste società risultavano servirsi come copertura o come infiltrazione iniziale di società, enti, ponti umanitari. Le espressioni politiche di sinistra hanno fatto ben poco per dimostrare la loro avversione alla presenza Statunitense e della Nato su questo territorio e così, al crescere della macchina militare imperialista, capita che gli Americani non solo restano, anzi raddoppiano la loro presenza e ben accetti possono andarsene a massacrare tranquilli nel grande Medio Oriente.

Tanto a noi che ci frega: abbiamo lo spritz!

Scriveva Gian Marco Mancassola su “Il Giornale di Vicenza” del 31 maggio 2006: “Vicenza is the right place”. Vicenza è il posto giusto, dicono gli Americani, per sviluppare le loro infrastrutture militari.

Così la pensa Jason Kamiya, generale a due stelle, che ha fatto visita al sindaco Enrico Hüllweck, nello studio di palazzo Trissino, per fare il punto sulla trasformazione dell’aeroporto “Dal Molin” in una caserma gemella della Ederle. Nell’aria c’era ancora l’eco delle polemiche politiche seguite alla fuga di notizie dei giorni scorsi. Il numero uno degli Americani a Vicenza ha quindi voluto incontrare il capo dell’Amministrazione comunale, per provare a serrare le fila in vista della volata finale. Con il sindaco Hüllweck, c’era l’assessore ai Trasporti Claudio Cicero. Con il generale Kamiya, il comandante italiano della Ederle colonnello Salvatore Bordonaro e il consigliere politico del comando Setaf Vincent Figliomeni. Una nuova Ederle. Il generale spiega che Vicenza è il luogo ideale per i loro progetti di sviluppo, “perché l’ambiente è molto favorevole”. Nel suo incipit, Kamiya ricorda quanto i Vicentini hanno fatto e dimostrato durante le missioni dei parà nel mondo. Poi puntualizza: “La nuova caserma non sarà nulla di diverso dalla Ederle. La struttura sarà nettamente separata dall’aeroporto civile. Dal “Dal Molin” non partiranno azioni di guerra. L’unico nostro aereo che atterrerà e decollerà è un apparecchio da sette posti. Non ci sarà quindi alcuna interferenza. Il nostro disegno è di creare edifici rispettando le distanze dalla pista”. Questo significa che Aviano resta l’aeroporto per le missioni americane, mentre al “Dal Molin” verrà creata una caserma “gemella” rispetto alla Ederle, con il medesimo impatto sulla città. E a proposito di impatto, il generale conferma la “disponibilità a migliorare i progetti, soprattutto dal punto di vista della viabilità”.

Chi controllerà l’impatto ambientale che colpirà le popolazioni locali, provocato dall’ampliamento di questa base militare Statunitense in Italia? Spesso si è assistito in circostanze analoghe alla costituzione di commissioni di controllo con membri del ministero della Difesa nelle posizioni più importanti e chiuse alla partecipazione dei rappresentanti e degli esperti della società civile. E questo non fornisce garanzie di indipendenza!

L’accordo

La domanda che circola con maggiore insistenza in città è: a che punto è l’operazione? C’è stato un accordo fra Amministrazione Bush e Governo Berlusconi? Di questo, ad esempio, si è parlato alla Camera, dove l’on. Mauro Fabris, capogruppo dell’Udeur, ha chiesto al Governo di conoscere se corrisponde al vero l’esistenza di un accordo, o quantomeno di un impegno formale, tra il Governo italiano e quello Statunitense per la cessione dell’utilizzo dell’attuale aeroporto militare “Dal Molin”.

La risposta che dà l’assessore Cicero è: “Siamo a buon punto, c’è un accordo che sta sopra a tutti noi. Ora deve essere formalizzato dal nuovo Governo Prodi”. Da queste affermazioni ne deriva che il potere militare è svincolato dal controllo politico. Allora, esiste un accordo che viaggia sopra le teste dei rappresentanti politici italiani, a vantaggio esclusivo dei nostri cari alleati?

Il colonnello Bordonaro conferma che il progetto è stato giudicato fattibile dal precedente Governo. L’eventuale firma finale fra Roma e Washington avverrà in ogni caso dopo il pronunciamento del Comipar, il comitato misto-paritetico regionale.

La Giunta Berica, di centro-destra, ha votato un documento con cui accoglie favorevolmente il progetto di trasformazione dell’aeroporto, in modo da superare il parere tecnico negativo già inviato dall’Edilizia privata. «Per me fa già fede il voto sugli ordini del giorno presentati in Consiglio comunale, dove la maggioranza ha respinto tutte le proposte negative», commenta il sindaco Hüllweck.

Ma perché il governo Prodi non dà al proprio elettorato un segnale forte di discontinuità, rivelando i termini dell’accordo e rigettandolo? Teme forse che il nostro Paese entri nel novero degli “stati canaglia”, che venga considerato base del terrorismo internazionale, e quindi fatto oggetto di particolari attenzioni? O forse il governo Prodi è del tutto contiguo alla politica di aggressione imperialistica dei neocons al potere negli USA?

I lavori

Se il cerchio quadrerà secondo la tabella di marcia delineata a palazzo Trissino, i progetti esecutivi saranno pronti entro la fine del 2006 e poi ci saranno le autorizzazioni per avviare i cantieri, che valgono quasi 300 milioni di dollari. “Inizieremo nel 2007 – conferma il generale – per completare tutto entro il 2011. Oggi i soldati presenti a Vicenza sono fra i 2 mila e i 2.500. Una volta completata la nuova base saranno 4 mila, più o meno il doppio. Considerando anche le famiglie, le presenze americane saranno fra le 7 e le 8 mila in tutto”.

L’indotto

Dopo il vertice, Hüllweck presenta un quadro decisamente diverso rispetto a quello a tinte fosche disegnato dopo il dibattito in sala Bernarda, che lo aveva indotto a pensare a un referendum popolare. “L’operazione è un’occasione importante, presenta aspetti positivi che non possiamo ignorare. Primo fra tutti quello economico. Basti pensare che soltanto alla Ederle lavorano più di 700 vicentini. C’è una prospettiva di ulteriore crescita, con un volume di investimenti notevole. Ma se l’operazione non va in porto, c’è il rischio di perdere anche la Ederle, per un fenomeno di trascinamento”.

Così come un tumore, la militarizzazione si innesta dove si manifesta più debolezza sociale ed economica, con l’illusione falsa di arrecare prosperità e ricchezza. Ancora adesso ci sono riscontri che la presenza militare in un territorio non porta guadagno per nessuno, anzi in alcuni casi si è perso in termini di salute e impatto ambientale. Nello specifico di Vicenza, la presenza militare ha portato una limitata ed effimera crescita occupazionale, non duratura e non in grado di generare un reale sviluppo economico. Camp Ederle è una base quasi del tutto auto sufficiente, che scambia economicamente con il territorio in modo trascurabile, e non porta introiti fiscali per l’amministrazione locale. Si tratta in genere di servizi fragili, come ristorazione, locazione, manutenzione, non in grado di sopravvivere ad un futuro trasferimento del personale della base, che non portano niente in termini di sviluppo locale, essendo di fatto a sé stanti, mentre una base militare tanto ampliata potrebbe avere caratteristiche ben poco rassicuranti sulla popolazione.

La nascita di comitati spontanei di cittadini che si oppongono alla presenza e alla ristrutturazione delle basi militari in Italia rappresenta un passo fondamentale: solo partendo dal livello locale è possibile costruire una risposta efficace alla militarizzazione, una sfida alla presenza militare. Solo una vasta partecipazione delle popolazioni locali e nazionali alle forme di protesta che chiedono la chiusura delle basi, radicata e consapevole innanzitutto delle problematiche militariste globali, può garantire il successo dell’azione. I pescatori sardi di Capo Teulada stanno intraprendendo questo percorso contro la militarizzazione del mare che porta alla distruzione del loro lavoro.

I giapponesi dell’isola di Okinawa hanno richiesto con ostinazione il rispetto di un referendum contro la base di elicotteri dei marines, fino ad ottenere che non venisse costruita.

Perché i cittadini di Vicenza e del Veneto, ma anche tutti gli Italiani che esigono la pace, che si battono contro il militarismo e il neocolonialismo, non possono essere legittimati ad una forte opposizione, a far valere come vincolante il loro parere, ad essere giustamente informati sui contenuti di un accordo segreto piovuto dall’alto, senza il benché minimo coinvolgimento delle loro rappresentanze politiche?

Riassumendo, l’urgenza della ristrutturazione militare in corso e della ridislocazione delle forze Statunitensi e della Nato in Europa, questi nostri “cari alleati”, mossa esclusivamente da interessi offensivi nei confronti dei paesi del Sud del mondo, sta provocando un preoccupante calo degli strumenti di controllo e di trasparenza sull’agire degli ambienti militari e politici che appoggiano questo mondo di imperialismo, e non è esagerato pensare che questo fenomeno rappresenta un grave pericolo per la nostra democrazia.

Curzio Bettio – Soccorso Popolare di Padova

24 gennaio 2007

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