Una donna di 36 anni uccisa a Scutari dal figlio sedicenne, perché aveva deciso di divorziare dal marito. Il Centro Donna “Passi Leggeri”, che la soteneva da anni, lancia una campagna di informazione e denuncia nel piccolo paese balcanico e invita il governo ad accellerare i tempi in vista dell`adozione di una legge sul maltrattamento domestico.

     

Scritto da COSPE di Firenze e Casa delle Donne di Pisa

Riportiamo di seguito un appello divulgato nei giorni scorsi dal COSPE di Firenze, che sostiene sin dalla sua nascita il Centro Donna “Passi Leggeri” di Scutari, e dalla Casa delle Donne di Pisa. E nel contempo, esprimiamo stima e solidarietà nei confronti di un coraggioso gruppo di giovani donne che conosciamo da anni e che, in una realtà retta da un rigido sistema patriarcale quale è Scutari, si adoperano a sostegno delle donne maltrattate. (La Redazione di Terrelibere.org)

GJELINA MARKAJL, UCCISA DAL FIGLIO SEDICENNE PERCHE` VOLEVA DIVORZIARE

Gjelina Markaj aveva 36 anni e viveva a Scutari, una città nel nord dell’Albania. Era madre di tre figli, due maschi e una femmina, e da anni, da quando era iniziato il suo matrimonio 17 anni fa, era vittima di violenza domestica. Oltre a quotidiani maltrattamenti e violenze fisiche che spesso l’hanno costretta a ricoveri in ospedale, veniva chiusa in casa con i figli per mesi interi senza poter mai uscire.

Aveva deciso di divorziare dal marito lo scorso settembre e di lottare per ottenere la custodia dei figli. E c’era riuscita grazie anche al sostegno del Centro Donna “Passi Leggeri”, che con lei si era impegnata per vincere una battaglia in nome del diritto ad una vita dignitosa e senza violenza. Nonostante la corruzione del sistema giudiziario, nonostante le continue minacce da parte del marito e del figlio maggiore.

Ma siamo costrette a parlare al passato perché Gjelina Markaj è stata uccisa lo scorso 8 gennaio da suo figlio sedicenne con cinque colpi di postola in una delle strade principali di Scutari in pieno giorno. Uccisa dal figlio più grande che come il padre mai aveva accettato l’allontanamento della madre e soprattutto mai aveva accettato la possibilità che la madre potesse rifarsi una vita autonoma portandosi via anche un figlio maschio.

Gjelina era riuscita ad ottenere lo scorso 22 dicembre l’affidamento temporaneo dei due figli più piccoli e avrebbe ottenuto il divorzio il prossimo 19 gennaio. Da pochi giorni aveva trovato anche una casa in affitto dove poter tentare una nuova vita. Era consapevole di poter morire ma voleva provarci per sé e per i due figli più piccoli.

Il Centro Donna “Passi Leggeri” ha voluto lanciare una campagna di informazione e denuncia perché Gjelina purtroppo non è la prima donna a morire per mano della violenza degli uomini in Albania e perché troppe volte la violenza maschile nei confronti delle donne passa impunita. Pensiamo anche che questa morte ci riguardi tutte e tutti indipendentemente dal fatto che è avvenuta in Albania.

Sono note ormai le recenti statistiche che dicono che la prima causa di morte delle donne in Europa è la violenza degli uomini e sono ancora i centri anti-violenza delle donne a dirci che anche in Italia sono in aumento gli omicidi di donne da parte di mariti, fidanzati, conviventi che non accettano di essere lasciati, che non accettano la libertà femminile.

Il Cospe (Firenze), La Casa della Donna di Pisa

Per informazioni: Debora Angeli, angeli@cospe-fi.it

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.