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Telefono Rosa critica on. Rossi Gasparrini su dati violenze donne

Abbiamo letto più volte l`articolo pubblicato sul sito www.imgpress.it. Nell`articolo che si allega, la Presidente della Federcasalinghe, Federica Rossi Gasparrini, parlamentare italiana, eletta nell`Italia dei Valori ma, apprendiamo, ora appartenente al gruppo misto, rilascia una intervista dai toni piuttosto inquietanti.

     

Scritto da Telefono Rosa di Torino

Abbiamo riletto più volte l`articolo anche per individuare, se possibile, qualche eventuale errore di trascrizione o di interpretazione da parte della giornalista: ma ciò appare poco probabile.

Non entriamo nel merito delle opinioni espresse su adozioni, PACS o RAI: si tratta di posizioni personali che possono essere condivise o meno.

Non si possono invece accettare pareri quali “io ho più volte contestato i dati che escono da Telefono Rosa per cui sembra che ci sia una violenza diffusa che rappresenta quasi la maggioranza delle situazioni familiari. Questo non è vero .”

Vorremmo sapere da quale osservatorio emerge questa considerazione. Che, si badi bene, non considera veritieri non solo i dati del Telefono Rosa, ma anche quelli delle Prefetture, delle Forze dell`Ordine, degli osservatori sparsi sul territorio nazionale, o degli stessi ministeri interessati. Tanto che proprio a livello interministeriale è nata la proposta di legge attualmente pronta in prima stesura.

Se si contestano dei dati, è necessario anche citare, per correttezza nei confronti della pubblica opinione, anche la fonte dei dati alternativi. Ma di questo l`On. Rossi Gasparrini non parla.

Dice ancora: “credo che chi lavora costantemente su una problematica poi vede il mondo quasi attraverso uno schermo influenzato dalla problematica che segue”. Si tratta di una affermazione irrispettosa e superficiale, che snatura il lavoro dei centri di accoglienza, dei pronto soccorso contro le violenze, dei medici dei servizi di emergenza, dei servizi sociali, ecc. ecc. Come a dire che un medico vede intorno a sè solo dei malati e un poliziotto solo dei criminali. Semplicemente assurdo.

Ci inquieta che a parlare sia una parlamentare, che ha una voce decisamente fuori da un coro che, ormai, unisce rappresentanti dei diversi scheramenti politici, quindi anche di quello al quale appartiene. E ci inquieta che ne parli la presidente di una associazione che, si dice, conta 850.000 socie.

Riteniamo che debba sempre esistere un grande senso di responsabilità quando si parla di questi argomenti. E` un obbligo che ogni cittadino ha nei confronti dell`opinione pubblica: si possono esprimere pareri, non si possono divulgare informazioni inesatte ancorchè incontrollabili, che tendono a negare quelli che sono dati certi e comprovati. Con una considerazione, nei confronti di chi opera contro la violenza, che banalizza e nega la formazione permanente, la supervisione, l`attenzione, la vicinanza e la solidarietà. Tutte caratteristiche che sembrano poco appartenere all`universo della signora Federica Rossi Gasparrini.

Torino, 14 gennaio 2007

Lella Menzio (Presidente Telefono Rosa Torino)

L`intervista a IMGPress

CHIUDA LA RAI. E OCCHIO ALLA CASALINGHITÀ. PAROLA DI FEDERICA ROSSI GASPARRINI

(13/01/2007) –

Loro fanno lobby e lo rivendicano. Lei è arrivata alla Camera dei Deputati eletta con l`Italia dei Valori e ora è al gruppo misto. Le associate sono circa 850.000. E la presidente di Federcasalinghe è Federica Rossi Gasparrini: ce l`ha con la Rai con cui vuole arrivare in giudizio, glissa un po` sui Pacs per gli omosessuali, presenta la “casalinghità” come capacità manageriale, dà il suo quadro personale delle donne in politica e ridimensiona l`allarme sulla violenza in famiglia.

Quanto sono diffuse le violenze familiari?

Purtroppo le violenze familiari ci sono e dai dati emerge, non dico con una frequenza estrema, però emerge violenza familiare. Io ho più volte contestato i dati che escono da Telefono Rosa per cui sembra che ci sia una violenza diffusa che rappresenta quasi la maggioranza delle situazioni familiari. Questo non è vero.

Erano dato troppo allarmisti?

Non credibili. Perché? Perché credo che chi lavora costantemente su una problematica poi vede il mondo quasi attraverso uno schermo influenzato dalla problematica che segue. La violenza intesa come aggressione, come “le mani addosso”, non è diffusa in Italia così come viene dichiarato. È molto meno diffusa. La norma è la non violenza e il rispetto reciproco, casomai con contestazioni che possono arrivare anche alla separazione, però siamo un popolo evoluto, pertanto il rispetto reciproco pure in condizioni di difficoltà esiste. Troviamo fenomeni di violenza, quasi un ritorno di violenza, in certi strati sociali alti. Forse questo è un punto che non ci aspettavamo. In genere si presume che laddove non ci sono problemi economici, laddove c`è una cultura elevata, laddove c`è ricchezza non esista la voglia d`esser violenti. Invece probabilmente la tensione di vivere in certi ruoli che si vogliono mantenere porta violenza. Questo purtroppo esiste.

Nelle famiglie benestanti si trova più spesso fenomeni di violenze?

C`è stato un aumento.

Perché?

Faccio un commento di valore. La vita non è fatto solo di materiali, è fatta di valori. Siccome la spinta della cultura dominante in certi ambienti è prettamente materialistica, quando tu sei continuamente spinto a voler di più e a chiedere di più cose materiali, allora diventi anche aggressivo.

Quest`aggressività riguarda gli uomini verso le donne o anche le donne verso gli uomini?

Anche il secondo caso. Meno comune, ma c`è. Se non arriva a manifestarsi con degli atti fisici, si manifesta attraverso atti pesanti sul piano psicologico, di continua contestazione e aggressione.

La famiglia spesso sembra idealizzata, presentata come punto fermo della società, riferimento per l`individuo e modello da seguire. Ma non esiste la famiglia del Mulino bianco, o no?

Lasciamo perdere il Mulino Bianco che è un fenomeno pubblicitario. La famiglia del Mulino Bianco significa staticità e invece la famiglia cambia: è un insieme di persone che hanno una quotidianità variabile. Pertanto la famiglia è un modo di convivenza che per la maggior parte dei casi è saldo, protettivo e di conforto reciproco. Ci sono famiglie in cui esistono condizioni di disagio, di conflitto e violenza: sarebbe bello poter indagare su questi fenomeni per poterli curare. Dico poterli curare perché questi fenomeni si possono evolvere piano piano in positivo. Spesso le sofferenze nascono da problematiche economiche. Noi siamo un paese bugiardo, dove tutti inneggiano alla famiglia, in particolare i politici, fino al giorno prima del voto, e dal giorno dopo il voto la famiglia diventa un tema non interessante.

Lei dice che per strati sociali più ricchi c`è un problema di valori e per quelli più poveri c`è un problema economico. Come se ne esce?

Intanto è più facile per gli strati più deboli. Perché se fai una politica vera di sistema puoi aiutare le famiglie in disagio a uscire da questa condizione e a evolversi in positivo. Per le famiglie economicamente più evolute è invece un fatto di cultura. È più difficile andare a incidere su una persona che è convinta che il suo seno messo in mostra ha un valore alto e convincerla che non è vero. O i muscoli se è il caso di lui. È difficile perché c`è una società del consumismo e il consumismo ha i soldi per poter gestire la comunicazione, mentre la parte morale, dei sentimenti e dei valori, non ha i soldi per poter essere visibile. Qui è un discorso che non saprei come risolvere. Dovremmo avere una Rai che chiude.

Per quale motivo?

Perché la Rai è nata ed è pagata per far crescere sul piano culturale la popolazione e ha fatto l`opposto.

Si torna a una funzione pedagogica della Rai?

Non pedagogica: culturale. Lei lo sa che all`estero considerano la Rai italiana un elemento di sottosviluppo culturale? Se fanno dei programmi interessanti e intelligenti li fanno la notte alle due. Posso citare una trasmissione che fa ribrezzo?

Dica pure.

“La vita in diretta”. Ma può la Rai presentare costantemente persone e personaggi da imitare che non hanno dato niente di positivo? Dovremmo mandarli tutti a casa e risparmiare alle famiglie 104 euro. Dopodiché nascerebbe una concorrenza vera, probabilmente ci sarebbero reti culturali evolute che scoprirebbero stranamente di essere seguite.

Le stesse critiche che lei rivolge alla Rai non possono essere girate a Mediaset?

Assolutamente. Ma Mediaset non è pubblica, Mediaset è una struttura d`affari. E quindi se non avesse la Rai che la emula, anche Mediaset migliorerebbe. Però su Mediaset dico: è una struttura commerciale, cerca di fare gli affari. Ma la Rai pretende dai cittadini italiani un canone. È un cancro culturale la Rai. Noi (come Federcasalinghe, ndr) speriamo di andare in giudizio, ci siamo fatte l`autoriduzione e abbiamo fatto pagare 8,02 euro. Il resto è sovrapprezzo. Abbiamo promesso alle socie – sono solo 400 le donne che lo stanno facendo – che andiamo in giudizio a costo dell`associazione.

Dalla famiglia alle unioni civili. Cosa pensa del dibattito sui Pacs?

Stiamo facendo un`indagine per capire l`interesse che c`è nel Paese. È sulle coppie eterosessuali che convivono. Stiamo aspettando gli ultimi dati. Mi sembra di capire – ma non ho tutti i risultati – che alle coppie che convivono non interessano assolutamente i Pacs, nel senso che si sentono libere di decidere che vogliono convivere o, qualora dovessero decidere in modo diverso, reputano che il matrimonio al Comune sia una soluzione ottimale. Se dovessero scegliere, stanno rispondendo che non sceglierebbero i Pacs.

E per gay e lesbiche vanno introdotti i Pacs? Se viene presentata una legge, lei la vota?

Devo vedere la legge. Noi stesse stiamo cercando di presentarne una. Metto una preclusione a nome dell`associazione: che i bambini non possono essere affidati a coppie lesbiche o gay perché il diritto prioritario non è la felicità dei gay o delle lesbiche o degli adulti ma è la felicità dei bambini e il loro equilibrio. Su questo l`associazione ha un principio di chiusura netta.

Per il resto gay e lesbiche possono sottoscrivere Pacs?

Sì se sono patti di solidarietà, se sono patti che vanno oltre… Un caso mi ha colpito: l`esperienza di una donna sposata, nascono figli, poi lui a un certo punto dà i numeri e diventa gay e si mette a convivere con un tizio. E lei dice: “tu pensi che io possa accettare che l`eredità che spetta ai miei figli possa per una legge indecente passare al compagno omosessuale di mio marito”? Questa cosa mi ha sconvolto. Ecco perché non do risposte: perché dietro agli eventi ci sono tante cose, bisogna vedere che norme ci proporranno, noi stessi stiamo lavorando per preparare una norma su questi che non vorrei più chiamare Pacs ma patti, accordi.

Trovato sul sito di Federcasinghe: che cos`è la “casalinghità”?

È quella funzione per cui uno assume dei ruoli e delle competenze legate alle vita del proprio nucleo familiare. È anche uno spirito imprenditoriale: lo spirito di impresa sul nucleo familiare. È la grande capacità di scelta delle donne. Di fronte a un problema le casalinghe hanno imparato ad analizzare, selezionare e decidere. Io la chiamo capacità manageriale. Ed è donna.

Non può essere uomo?

Molto meno. Lei metta un uomo di fronte a una scelta anche sciocca, come il colore delle lenzuola: l`uomo va sicuro su una bella tinta unica, la donna cerca i fiori e una volta che ha visto tutto, allora sceglie. Quando ha scelto, è una scelta consapevole. C`è un sogno che abbiamo: con le università telematiche, di far valutare le capacità acquisite dalle donne dando loro un valore di competenza. Dar loro dei titoli di studio sulle competenze acquisite, che sono le delibere, le conoscenze, le capacità di conoscere e scegliere, di assumersi le responsabilità.

Titoli da utilizzare in un curriculum? Tipo: conoscenza Windows e …?

Sì. Capacità di organizzazione di una cena, capacità di gestione di un malato, capacità di gestione di un bilancio, capacità di scelta economica sulla base del massimo rendimento a minor costo… e con dei titoli e degli esami certificati.

Le donne in politica.

Lì è proprio un disastro. Le donne amano la politica intesa come dibattito delle problematiche e soluzione delle problematiche stesse. Quindi non si tirano indietro di fronte a nessun problema, danno la loro valutazione e si confrontano. Quel far politica lo fanno bene. Ma se a una donna si parla di una realtà reale che è la gestione dei partiti, il tesseramento, i congressi, il contarsi, il potere di contarsi e il potere da raggiungersi, ecco: lì le donne fanno dieci passi indietro. Questo è il limite delle donne: le donne non vogliono accettare il gioco del partito. Non ne vogliono proprio sapere. Dentro un partito tu conti non per quanto sei intelligente o competente ma per quante tessere hai tu più del tuo concorrente. Questa è una legge statica dei partiti italiani. Se le donne accettassero il gioco delle tessere ci metterebbero poco a prendersi i partiti in mano. Non lo accettano. Non voglio dire che il gioco delle tessere sia bello ma la politica in Italia è: io al congresso devo vincere, per vincere devo avere più tessere dell`altro, per avere le tessere devo andare in giro a dire “abbi fiducia di me”. Questa azione che gli uomini sanno fare bene, le donne la rifiutano.

Quanto manca per avere un Presidente del Consiglio e un Presidente della Repubblica donna?

Spero poco.

Cosa manca?

Che gli uomini decidano che forse è meglio dare questa grande soddisfazione alle donne. Che esistano condizioni politiche tali per cui emerge.

Non sono le donne che dovrebbero prendersi queste cariche?

Non siamo in grado. E me ne dispiace. E se verrà una donna, verrà perché è indicata dagli uomini. Tanto è vero che la Moratti, unica donna accreditata per il centrodestra per un salto di qualità, l`ha indicata Berlusconi. E i Ministeri che pesano chi li ha in mano? Preferirei un Ministro del Tesoro donna. E meglio se casalinga abituata a gestire una famiglia con sette o otto figli!

Sabrina Bergamini

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