Migliaia di persone hanno partecipato a una dimostrazione a Taipei (Taiwan) per chiedere al governo di rinunciare al previsto acquisto di armi statunitensi per 18 miliardi di dollari, sostenendo che la decisione potrebbe scatenare una corsa agli armamenti con la Cina e che l’esecutivo dovrebbe destinare quel denaro a progetti di sviluppo sociale.

I manifestanti, tra cui politici di partiti di opposizione e anche generali in congedo, hanno contestato la proposta di acquisto che è stata approvata dal governo taiwanese ma deve ancora passare al vaglio del parlamento.

Tra le armi che gli Usa potrebbero vendere all’isola asiatica, considerata da Pechino una provincia ribelle, ci sono sistemi anti-missile Patriot Pac-III, otto sottomarini e contraerea. Se approvato dal parlamento, in cui l’opposizione detiene una risicata maggioranza, l’acquisto di armi – offerto per la prima volta a Taipei tre anni fa dal presidente statunitense George W. Bush – sarebbe il più consistente degli ultimi decenni.

Il primo ministro taiwanese Yu Shyi-kun ha finora respinto le critiche sostenendo che è fondamentale per la sicurezza dell’isola mantenere una forte struttura difensiva e un equilibrio militare.[LM]

Misna, 25/9/2004

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