La ‘Newmont Minahasa Raya’ accusata di aver usato materiale tossico e di aver causato l`inquinamento ambientale della baia di Buyat, nel Sulawesi settentrionale.

     

Una battaglia condotta negli ultimi anni da cittadini indonesiani contro il presunto inquinamento ambientale causato da una miniera d’oro sembra essere a una svolta ora che il presidente della compagnia mineraria statunitense è stato dichiarato ‘sospetto’ e convocato dalla polizia per un interrogatorio.

Richard Ness, alla guida della ‘Newmont Minahasa Raya’, dovrà presentarsi oggi in commissariato con altri cinque impiegati, per essere interrogato sui presunti danni ambientali e sull’uso di materiale rischioso e tossico nella baia di Buyat, nel Sulawesi settentrionale. Nel frattempo a Ness e agli altri cinque è proibito lasciare il Paese.

I dirigenti dell’azienda hanno fatto sapere di essere disposti a collaborare pienamente con le forze dell’ordine e hanno respinto ogni accusa.

È da anni che gli abitanti locali protestano contro la presenza della compagnia mineraria, ma la situazione è degenerata nel luglio scorso, quando una bambina è morta per una malattia attribuita dai medici all’alto livello di inquinamento nella baia.

I residenti sostengono che gli agenti chimici dispersi dalla compagnia mineraria nelle acque della baia hanno provocato molti problemi alla popolazione, tra cui la ‘minamata’, malattia che consiste in un’intossicazione da mercurio-alchile e così chiamata da una baia dell’isola giapponese di Kyushu dove si verificò un’epidemia di questo morbo negli anni Cinquanta.

La protesta popolare è stata ufficializzata nell’agosto scorso, quando i residenti hanno formalmente accusato la ‘Newmont Minahasa Raya’ di inquinamento ambientale. Per la legge indonesiana i responsabili di questo reato rischiano fino a 10 anni di prigione.[LM]

Misna, 23/9/2004

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.