A vent’anni dalla pubblicazione del rapporto ‘Nunca Más!’, l’ex presidente argentino Raúl Alfonsín ha affermato che le leggi del perdono furono necessarie per evitare un nuovo colpo di stato. Le leggi di ‘Punto Finale’ e ‘Obbedienza Dovuta’, approvate proprio sotto la sua presidenza, di fatto bloccarono le indagini sugli ex gerarchi della dittatura militare, decretando l’impunita’ per tanti crimini commessi.

     

Le cosiddette ‘leggi del perdono’, di cui hanno beneficiato gli ex-gerarchi dell’ultima dittatura militare, furono necessarie per evitare un colpo di Stato in Argentina: lo ha affermato l’ex-presidente Raúl Alfonsín, artefice delle stesse leggi, nel corso di una cerimonia per i 20 anni dalla pubblicazione del rapporto ‘Nunca Más!’ (‘Mai più!’) stilato dalla ‘Commissione nazionale sulla sparizione di persone’ (Conadep), a suo tempo presieduta dallo scrittore Ernesto Sábato.

“Bisognava scegliere se difendere i diritti umani guardando all’indietro e dimenticarsi di quelli futuri, o prendere il toro per le corna e, pur con riluttanza, fare una legge” ha detto Alfonsín. “Stava per accadere un nuovo golpe, si stava dissolvendo il potere istituzionale e questo si avvertita in tutte le forze militari” ha aggiunto l’ex-capo dello Stato, elogiando il lavoro della Conadep, da lui stesso istituita, “che realizzò un compito davvero ciclopico, diventando il testimone più importante per il nostro Paese nel ventesimo secolo”.

Era il 20 settembre 1984, quando Sábato consegnò ad Alfonsín il rapporto sui crimini perpetrati dalla dittatura (1976-’93); in breve il testo divenne un ‘best-seller’ e ancora oggi è utilizzato come materiale didattico nelle scuole. La Conadep aveva messo a nudo i metodi del terrorismo di Stato, confermando l’esistenza di decine di centri di tortura clandestini e contando quasi 9000 casi di scomparsa e violenze. Solo anni dopo, grazie alla testimonianza delle ‘Madres di Plaza de Mayo’ si seppe che il numero dei ‘desaparecidos’ si avvicinava ai 30.000 da loro stesse denunciati.

La documentazione venne utilizzata dal pubblico ministero Julio César Strassera per elaborare i capi di accusa contro i massimi comandanti del regime, che un anno e mezzo più tardi vennero condannati a dure pene detentive. Tuttavia nel biennio 1986-’87, Alfonsín, preoccupato dal malessere persistente nelle forze armate, fece approvare dal Parlamento le leggi di ‘Punto Finale’ e ‘Obbedienza Dovuta’ che bloccarono le indagini; nel 1990 l’allora presidente Carlos Menem scelse di concedere l’indulto agli ex-gerarchi in prigione.

Nel 2001 il giudice federale Gabriel Cavallo si pronunciò decretando l’incostituzionalità delle due leggi, dichiarate nulle nell’agosto dello scorso anno dal Parlamento, su spinta del presidente Néstor Kirchner. Una volta terminato il rinnovamento della Corte Suprema, ancora in corso, ci si attende che il massimo tribunale confermi la loro incostituzionalità. [FB]

Agenzia Misna, 21/9/2004

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.