Adempimento della giustizia o tortura perpetrata per mano delle stesse istituzioni? Esperti del Kentucky mettono sotto accusa quello che finora era considerato il metodo meno indolore di infliggere la pena di morte.

     

Chi muore di iniezione letale non spira con un metodo indolore, ma passa attraverso sofferenze atroci e invisibili. A sostenerlo sono gli ultimi studi scientifici che smentirebbero la teoria della cosiddetta «morte serena» attuata negli Usa con farmaci velenosi iniettati ai condannatati prima di morire.

A riportare d`attualità la «pratica disumana» dell`iniezione letale sono stati i risultati dell`autopsia effettuata sul cadavere dell`ultimo condannato a morte nel Kentucky, Edward Harper – nel 1999 – i quali avrebbe dimostrato che l`uomo «ha sofferto atrocemente per 12 minuti mentre il cocktail di veleni lo uccideva lentamente.

«12 minuti di orrore», durante i quali Harper sarebbe stato «cosciente e capace di soffrire, ma impossibilitato a comunicare le proprie sensazioni, perché paralizzato da uno dei farmaci iniettato nelle sue vene.

I documenti del caso Harper sono stati ora portati in un tribunale dagli avvocati dei due prossimi condannati a morte in Kentucky, che stanno cercando di dimostrare che l`iniezione letale è una tortura, e in quanto tale incostituzionale.

Il Manifesto, 17 settembre 2004

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.