Siamo stati a Beirut in missione di pace per vedere la guerra dal basso, con gli occhi di chi la subisce, come abbiamo sempre fatto in passato, in Iraq, in Turchia, a Belgrado, ancora in Iraq. Abbiamo visto la distruzione delle vite e del futuro cui giorno dopo giorno la popolazione del Libano era sottoposta, abbiamo ascoltato più e più volte la richiesta di cessate il fuoco immediato, abbiamo anche ascoltato le aspettative che l`Italia facesse la sua parte da protagonista.

     

Scritto da Fabio Alberti

Il cessate il fuoco non è la pace, ma è la condizione affinché alla pace si possa almeno aspirare, perché sino a che cadono bombe e partono missili non vi è speranza e, giorno dopo giorno, si muore.

Il cessate il fuoco è arrivato, tardivo, reticente, ambiguo e fragile, ma è arrivato. Subito i Libanesi sono ritornati nei propri luoghi ed hanno cominciato a ricostruire. Ora è decisivo che le armi continuino a tacere. Molte altre cose sono necessarie per la pace, ma la prima è che tacciano le armi.

Per questo abbiamo gioito, con i Libanesi, alla notizia che un accordo era stato raggiunto nel Consiglio di Sicurezza e che le parti in conflitto lo avevano accettato.

Per questo non siamo contrari alla partecipazione italiana alla forza di interposizione dell`Onu: perché è una delle condizioni perché il cessate il fuoco continui.

Se questo non avvenisse sarebbe una tragedia ulteriore innanzi tutto per i Libanesi, ma anche per tutti gli altri popoli del Medio Oriente, che si potrebbe incendiare ulteriormente e anche per tutti noi, perché si avvicinerebbe la profezia del cosiddetto “scontro di civiltà”.

Ma vorremmo anche dire che questa non è la nostra politica, che questa non è l`Onu di cui ci sarebbe bisogno, che per costruire la pace ci vuole altro.

Questa è la politica resa possibile oggi delle diplomazie degli Stati che giocano sulla pelle dei popoli i propri interessi strategici, non è la politica della pace.

La pace si fa anche a piccoli passi, è una costruzione politica che si persegue giorno per giorno, anche con i compromessi, cammina sulle strade del possibile e chi vuole la pace, e non la “vittoria”, lo sa e lo persegue. Ma la pace necessita innanzitutto di giustizia e di diritti.

L`Onu di cui ci sarebbe bisogno è una Onu affrancata dai veti, in grado di richiedere il cessate il fuoco il primo e non il trentaduesimo giorno di guerra, di chiedere il rispetto di tutte le proprie risoluzioni, e non solo di registrare gli accordi possibili tra i potenti.

La politica che vorremmo non è fatta da armi schierate tra altre armi, ma di verità, giustizia, diritti.

Riteniamo che affinché la missione abbia successo riteniamo che occorra:

– una rigida neutralità. In questo senso desta preoccupazione la esistenza di un trattato,stipulato dal Governo italiano precedente, di cooperazione militare con una delle parti in campo. Questo trattato deve essere sospeso almeno sino a che la missione è in corso.

– un forte rispetto della sovranità del Libano, che ospita la missione, e che, solo, può definire le modalità di soluzione dei problemi interni al paese, compreso il processo di disarmo di tutte le milizie.

– una chiara distinzione tra i compiti del contingente militare nell`ambito di UNIFIL e le iniziative di sostegno al Governo, agli enti locali e alla società civile libanese nella assistenza umanitaria e nella ricostruzione sociale e materiale del paese. Azioni che devono essere rigidamente affidate ad una missione civile separata da quella militare.

– che si prema su Israele affinché rispetti la risoluzione 1701, togliendo il blocco navale e aereo e consegni le mappe dei campi minati nel Sud Libano che impediscono la ricostruzione e un ritorno alla vita normale di una grande parte di popolazione libanese.

– che non ci sia una “doppia agenda” e che la partecipazione italiana non sia finalizzata a conseguire vantaggi economici per le imprese italiane nel “business” della ricostruzione.

Per la pace in medio oriente.

– La pace in Medio Oriente necessita che si chiuda il capitolo tragico e vergognoso del colonialismo europeo, con il riconoscimento delle responsabilità storiche dei paesi colonialisti verso i popoli colonizzati e la rinuncia ad ogni velleità di controllo, egemonia, influenza. Per questo sollecitiamo ancora il Governo italiano a promuovere azioni di scuse e di risarcimento verso i popoli della Libia e del Corno d`Africa, vittime del colonialismo italiano di inizio secolo.

– La pace in Medio Oriente necessita di riconoscimento dell`altro e delle sue culture. Per questo riproponiamo la creazione in Italia di un Istituto di alta cultura sul modello dell`Istituto del Mondo Arabo di Parigi.

– La pace in Medio Oriente necessita di disponibilità al dialogo con tutti e in particolare con le rappresentanze liberamente scelte dai popoli e a comprenderne e a confrontarsi con le loro ragioni, anche con coloro di cui non si condividono le scelte. Per questo riteniamo positivi i segnali politici lanciati in Libano e in Palestina dal Governo italiano e lo sollecitiamo a operare in questo senso anche in Iraq. Anche nell`Iraq sprofondato nella guerra civile non c`è alternativa al dialogo e alla conciliazione nazionale e l`Italia, dopo il ritiro delle proprie truppe, potrebbe svolgere un ruolo positivo.

– La pace in Medio Oriente necessita che si ripristini la legalità internazionale, con la fine di tutte le occupazioni militari, e il riconoscimento dei diritti alla vita, alla libertà e al futuro di tutti gli uomini e le donne che vi abitano a cominciare dagli uomini e le donne palestinesi. Abbiamo a cuore il diritto alla sicurezza degli uomini e delle donne che vivono in Israele al pari di ogni altro e ogni altra, ma la sicurezza è la conseguenza della pace e della giustizia, e non la sua premessa. Per questo sollecitiamo il Governo italiano a sostenere la denuncia di Kofi Annan e del Governo libanese sull`uso di armi illegali, anche favorendo una commissione di inchiesta dell`Onu sulle violazioni occorse durante la guerra, a sollecitare il rilascio di tutti i prigionieri illegalmente detenuti e a condannare ogni azione rivolta ai civili.

– La pace in Medio Oriente necessita di una prospettiva di disarmo, a cominciare dalle armi di distruzione di massa presenti in Medio Oriente e non solo. Solo un processo complessivo di disarmo può impedire ulteriori proliferazioni. Per questo sosteniamo la proposta di una conferenza per un Medio Oriente libero da armi di distruzione di massa e la richiesta di smantellamento dal territorio italiano delle armi nucleari.

– La pace in Medio Oriente necessita della convinzione da parte di tutti che non sarà con le armi e con la guerra che si otterranno né la pace, né i diritti, né la sicurezza. Per questo sosteniamo la proposta di una conferenza internazionale per la pace in Medio Oriente con la partecipazione di tutti i soggetti interessati.

– La pace in Medio Oriente, infine, necessita che la società civile mediorientale che lotta, insieme, per la pace e la sovranità, per i diritti, per la giustizia e per la democrazia possa crescere e svilupparsi ed alimentare, nel dialogo con tutte le parti della società, una prospettiva di sviluppo umano basato sui diritti di tutti e di tutte che si imponga sugli autoritarismi e sui fondamentalismi. Per questo ci siamo orientati a lavorare con le Organizzazioni Nongovernative locali in tutti i paesi in cui siamo presenti sostenendo il loro operato e non sostituendoci ad esse e invitiamo tutti a fare lo stesso.

La pace è lontana. Lontana dagli uomini e le donne che continuano a morire in Iraq a decine senza che nemmeno più ce ne accorgiamo. Lontana dagli uomini e le donne segregati a Gaza e nella West Bank . Lontana dagli uomini e le donne che vivono in Israele, in Libano, in Iran, in Europa, in Italia. Lontana dalle navi della disperazione che ogni giorno approdano sulle nostre coste.

C`è molta strada ancora da fare. Speriamo che l`Italia, tutta, voglia percorrerla. Un ponte per… con le poche forze di cui dispone ci sarà.

Fabio Alberti – Comitato nazionale di Un ponte per

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