Perù – I contadini di Cajamarca a difesa dell’acqua

  Temporaneamente sospesa la concessione che consente alla Yanacocha, filiale della Newmont, l’esplorazione del giacimento d’oro sul Quilish. Secondo i campesinos le operazioni minerarie potrebbero rappresentare una grave minaccia per le falde acquifere dalle zona.
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Il ministero dell’Energia e delle Miniere peruviano ha revocato un permesso che consentiva all’impresa Yanacocha, filiale della multinazionale statunitense ‘Newmont’, l’esplorazione del giacimento di oro sul ‘cerro Quilish’, nel dipartimento settentrionale di Cajamarca.

Il dicastero ha stabilito che le operazioni dell’azienda resteranno bloccate, in attesa che le trattative intavolate dall’amministrazione locale con i ‘campesinos’, mobilitati contro lo sfruttamento del ‘cerro Quilish’, raggiungano un esito soddisfacente per entrambe le parti.

“La risoluzione n° 427 cancella di fatto l’autorizzazione alle esplorazioni concessa all’impresa, a cui la gente si è sempre opposta per timore che le falde acquifere, incluse quelle per l’irrigazione dei campi, fossero contaminate” spiega alla MISNA padre Marco Arana, parroco di Cajamarca e direttore dell’organizzazione non governativa ‘Grufides’ (‘Grupo de Formación e Intervención para el Desarrollo sostenibile’), impegnato in una lunga e faticosa opera di mediazione della controversia.

“Il rischio è molto alto – ricorda il religioso – perché la miniera è situata ad appena 7 chilometri di distanza dall’impianto di depurazione dell’acqua potabile che rifornisce Cajamarca”. Già nel 2000 a Choropampa le operazioni minerarie avevano provocato un versamento di mercurio, che aveva inquinato alcuni corsi d’acqua costringendo numerose famiglie ad abbandonare le proprie case.

“Quella portata avanti dalla popolazione contadina non è una battaglia contro l’impresa in sé, bensì per il diritto alla vita” aggiunge padre Arana. Fonti locali della società civile contattate dalla MISNA riferiscono che nel corso degli anni – l’impresa arrivò nel Cajamarca nel 1993 – non sono mancate le pressioni da parte dell’azienda nei confronti delle autorità locali e degli abitanti. “La popolazione si è sempre comportata in modo dignitoso e pacifico; sono persone che chiedono e meritano il rispetto e la tutela dei loro diritti civili, sociali e ambientali” conclude padre Arana.

Agenzia Misna, 17/09/2004

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