Un libro di Antonello Mangano e Antonio Mazzeo sviluppa le argomentazioni del movimento che si oppone alla realizzazione del Ponte sullo Stretto. I conflitti d’interesse e la fitta ragnatela di società ed aziende coinvolte, il devastante impatto socio-ambientale, gli interessi della mafia, i processi di militarizzazione del territorio.

     

Scritto da Redazione Terrelibere.org

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Quali sono i veri obiettivi che muovono da anni la cosiddetta “lobby del Ponte sullo Stretto di Messina”? È vero che la costruzione della mega-opera sarà un disastro per i conti dello Stato? E quale sarà il reale impatto dei cantieri sulle popolazioni?

Sono alcune delle domande a cui risponde il volume “Il mostro sullo Stretto – Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte”, scritto dai ricercatori Antonello Mangano e Antonio Mazzeo di Terrelibere.org.

Il libro, edito da Sicilia Punto L, sviluppa le argomentazioni contrarie al Ponte, riportando ragioni note (ambiente, mafia, impatto occupazionale) e proponendo questioni meno conosciute (militarizzazione del territorio, conflitti d’interesse, fitta ragnatela di società ed aziende coinvolte).

Rappresenta uno strumento indispensabile per costruire e rafforzare l’opposizione contro la costruzione del Ponte sullo Stretto; fornisce le motivazioni e le informazione utili a comprendere le ragioni del No e a smontare le argomentazioni mendaci e truffaldine dei sostenitori dell’opera. “Negli ultimi decenni abbiamo assistito ad una retorica della privatizzazione, ad un attacco frontale allo Stato ed ad ogni forma di presenza pubblica in economia che oggi può essere letto in maniera diversa”, scrivono Antonello Mangano e Antonio Mazzeo.

“Lo Stato è rimasto stazione appaltante ed assicura alle imprese private profitti al riparo dalla concorrenza, rischi di mercato, verifiche di efficienza. L’arretramento dello Stato, lungi dall’assicurare efficienza, ha significato riduzione di regole e controlli, discrezionalità dei “General Contractor” nell’assegnazione di subappalti o nella gestione privatistica di fondi e voci di bilancio, con perdita di rilevanza penale di comportamenti dannosi per la società. Ha significato nei fatti maggiore spazio per la criminalità, l’annullamento dei diritti dei lavoratori, l’allontanamento di imprese che non accettano tavolini di spartizione, la penalizzazione della qualità e dell’efficienza.

In questo scenario s’iscrive il devastante progetto del Ponte sullo Stretto di Messina”. Il libro si apre con l’analisi del “club delle grandi opere” legato trasversalmente alle forze politiche ed “abituato alle spartizioni, alle presenze incrociate che annullano controlli e concorrenza, alla depredazione delle risorse”. Si prosegue con uno studio sull’impatto sociale dell’opera, in un territorio fragilissimo dal punto di vista socio-economico: i cantieri e la vita quotidiana, l’inquinamento, la salute delle popolazioni, gli espropri.

Ancora, il ruolo delle mafie sotto un duplice aspetto: l’inserimento della criminalità locale che controlla il territorio nei subappalti ed il tentativo già avvenuto della grande mafia internazionale di finanziare direttamente l’opera. Fondamentale e trascurato, l’impatto sui conti pubblici, dove sono stati sovrastimati i vantaggi e gli utili e sottostimati i costi.

Si analizza poi l’impatto ambientale dell’opera su un paesaggio dal valore unico, “già deturpato da abusivismo ed incuria e che oggi si trova al bivio tra l’affossamento definitivo ed un possibile rilancio”. Infine il capitolo sulle ancora troppo poco conosciute convergenze tra gli “amici del ponte” e i conflitti che insanguinano il pianeta.

Il Ponte stesso genererà nuovi processi di militarizzazione nell’area dello Stretto, come se non dovessero già bastare le servitù di basi e infrastrutture convenzionali e nucleari che soffocano il Mezzogiorno d’Italia.

Scheda del volume

Titolo: Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte.

Autori: Antonello Mangano e Antonio Mazzeo

Editore: Edizioni Sicilia Punto L, Ragusa.

Pagine: 104.

Indice del volume

1 Il club del cemento. Perché il Ponte è affare per pochi.

2 Impatto sociale. Perché il Ponte stravolge la vita della comunità.

3 La Mafia. Perché il Ponte ripropone il dominio criminale.

4 La diseconomia. Perché il Ponte è un disastro per i conti pubblici.

5 Impatto occupazionale. Perché il Ponte non dà lavoro.

6 Impatto ambientale. Perché il Ponte distrugge l’ecosistema.

7 I militari. Perché il Ponte è collegato alla guerra.

Si auspica la massima diffusione e l’organizzazione di iniziative di presentazione che permettano di estendere la controinformazione contro il Ponte nelle zone più lontane dallo Stretto.

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