Il quotidiano di Mario Ciancio “La Sicilia” ha prodotto uno splendido esempio di giornalismo, equilibrato titolando per sulla vicenda del Ponte sullo Stretto “Lo sviluppo buttato giù dal Ponte”; l’occhiello recita “Il collegamento sullo stretto rilancerebbe la Sicilia, il no conferma `la colonia>`”, nel catenaccio si spiega che “Prodi dice: nessun’opera se non ci sono i soldi. Ma in questo caso lo Stato non spenderebbe nulla”.

     

Scritto da Redazione Articolo 21

Il titolo dell’editoriale di apertura è ancora più esplicito: “Sicilia tradita” e lo firma il vice di Ciancio, Domenico Tempio. All’interno ben tre pagine danno voce ai paladini del ponte e si sprecano gli attacchi al centro sinistra, senza che chi la pensa diversamente abbia un solo rigo a disposizione per replicare e per spiegare. Le centinaia di miglia di siciliani che in questi anni si sono espressi contro il ponte, le amministrazioni locali che hanno votato contro, vengono liquidate come “quella Sicilia che schiaffeggia se stessa”.

Un attacco estremistico contro il centro sinistra, sparato la domenica precedente alle elezioni regionali che vedono la candidata del centro sinistra Rita Borsellino protagonista di una battaglia che metta rischio gli interessi consolidati che ruotano attorno a Totò Cuffaro. E gli interessi non sono solo quelli – spesso inconfessabili – che ruotano attorno al Ponte, sono soprattutto gli interessi miliardari che ruotano attorno al governo della Regione. Interessi di fronte ai quali Rita Borsellino viene vista come il fumo negli occhi. Basti pensare che la candidata dell’Unione ha annunciando che tra i suoi primi atti di governo ci sarà una legge regionale antitrust sull’informazione e sulla pubblicità. Poche parole che hanno fatto venire la febbre a Ciancio e ai suoi collaboratori. Ma non solo con la Borsellino divengono fortemente a rischio i grassi contratti di pubblicità sottoscritti dalla Regione. Contratti per pubblicizzare di tutto, che garantiscono una bella fetta del bilancio dei giornali siciliani, e che hanno come scopo ultimo quello di garantire buona stampa per il Governatore e per la sua corte. Senza quei contratti – tenuto conto delle vendite in edicola – molti bilanci sarebbero fortemente in rosso.

Ciancio insomma si schiera apertamente in questa battaglia elettorale. Lo fa a modo suo, rozzamente. Fa “sparare a lupara” dalla pagine del suo giornale contro il centro sinistra, ben sapendo che in Sicilia ha il monopolio assoluto dell’informazione. Per esserne certo si prepara a tappare la bocca a sette giornalisti di Telecolor che hanno avuto ilo torto di parlare e scrivere troppo nella “sua” città.

Una scelta che fa giustizia di chi ha voluto credere – anche nel centro sinistra – che La Sicilia fosse un foglio moderato e che il paternalismo di Mario Ciancio garantisse un po’ tutti. Quando si toccano gli interessi che contano viene fuori invece la vera anima estremista che anima chi questo giornale.

Per capire il tenore dell’attacco basta solo una citazione presa dalle colonne de La Sicilia di domenica 21 maggio. A scrivere è quel Tony Zermo che al processo Fava ha tenuto una lezione magistrale sull’assunto che a Catania la mafia non esiste.

Da giorni Zermo spara a zero contro il centro sinistra impugnando come una clava prima la mancanza di ministri targati Trinacria nell’esecutivo e poi la vicenda del Ponte. Domenica ha prodotto una delle sue perle affermando che il ponte non costerà nulla all’erario. Zermo, con la stessa faccia tosta con la quale affermava che Giuseppe Fava era stato ammazzato per questioni di auto rubate, ci spiega che dei 3,5 miliardi di euro necessari per realizzare il Ponte, la Società Stretto di Messina ne ha già in cassa 2,5. Il resto – ci spiega il signor Zermo – lo si cercherà sul mercato. Si guarda bene dallo spiegare da dove sono arrivati i 2,5 miliardi che sono nelle casse della Società Stretto di Messina, il cui presidente onorario è il direttore della Gazzetta del Sud, Nino Calarco. Forse non lo sa o forse preferisce non sapere che non è stato lo zio d’America a versarli nella casse della Società Stretto di Messina, bensì, come sempre, il solito Pantalone.

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