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Bernardo Provenzano e la morte dell`urologo Attilio Manca

L`11 febbraio 2004 fu rinvenuto morto a Viterbo il giovane urologo Attilio Manca, originario della città siciliana di Barcellona Pozzo di Gotto. Secondo i genitori il professionista sarebbe stato assassinato dopo aver visitato il boss corleonese Bernardo Provenzano, al tempo latitante. Ma l`autorità giudiziaria vuole archiviare l`inchiesta.

     

Scritto da Tindaro Bellinvia

Un filo di sangue lega Corleone a Barcellona Pozzo di Gotto. La cattura del boss dei boss Bernardo Provenzano, dell’11 aprile scorso, ha avuto un’eco straordinaria tanto da oscurare in parte anche l’esito al foto finish delle elezioni politiche. Nella stessa edizione straordinaria del tg1, realizzata a pochi minuti dal lancio Ansa che rendeva noto il suo arresto in un casolare delle campagne di Corleone, nel servizio principale si ricordava che la vicenda della lunga latitanza di “Zu Binnu” è arrivata ad una svolta positiva per gli inquirenti che cercavano di braccarlo con la scoperta dell’intervento chirurgico alla prostata avvenuto a Marsiglia nel 2003. Ma per i tanti che tramite il programma televisivo “Chi l’ha visto” sono venuti a conoscenza del caso del dott. Attilio Manca, non c’era bisogno di questo particolare per collegare l’arresto del super latitante con il caso dell’urologo barcellonese…

Abbiamo incontrato i genitori Gioacchino Manca e Angela Gentile a una settimana dalla cattura di colui, che secondo la pista da loro indicata agli inquirenti finora senza risultati concreti, potrebbe essere stato visitato e operato dal loro figlio trovato morto il 12 febbraio del 2004 nell’appartamento di Viterbo dove viveva da solo. Il padre è chiaro: nonostante le intimidazioni subite e gli “inviti” a desistere, loro non molleranno fino a quando la verità sulla morte del congiunto non verrà interamente a galla. La signora Manca manifesta il suo rammarico e la sua sete di giustizia: “Delle indagini approfondite non sono state mai condotte nonostante le sollecitazioni del nostro avvocato Fabio Repici e troppe incongruenze della vicenda non sono state chiarite”. “In più – aggiunge Angela Gentile – dover subire anche la beffa con una telefonata fatta la mattina dell’11 febbraio sul nostro telefonino da Attilio che dapprima la polizia di Viterbo conferma e successivamente invece non compare nei tabulati”. “Quella mattina – continua la signora Gentile – Attilio ci chiese di far riparare la sua moto custodita nel garage di Tonnarella, a Terme Vigliatore. Quando abbiamo fatto controllare la moto, qualche tempo dopo la sua morte, scoprimmo che invece funzionava perfettamente”.

È indignata la mamma di Attilio Manca: “Se davvero questa telefonata non l’avevo mai ricevuta e non trattandosi di depistaggio, che bisogno c’era di ridicolizzarmi con certe dichiarazioni?”. Dopo la richiesta, infatti, del loro legale di un controllo sui tabulati telefonici ecco cosa scrivono gli inquirenti rispetto a quella telefonata: “Errore di data comprensibile, visto il dolore di una madre, dovuta alla perdita di un figlio che può facilmente confondere il giorno in cui l’ha sentito per l’ultima volta”.

“Una madre – insiste Angela Gentile – può mai dimenticare l’ultima telefonata fatta dal proprio figlio?” Inoltre il padre ricorda che un’altra telefonata abbastanza lunga, questa volta fatta dalla madre al figlio l’8 febbraio verso le 11, non compare nei tabulati telefonici.

Tra le strane coincidenze con il caso Provenzano c’è il viaggio in Costa Azzurra dell’Ottobre del 2003 fatto da Attilio all’insaputa di tutti i suoi colleghi e dei suoi amici. Durante una telefonata lo stesso racconta al padre che non si tratta di un viaggio di piacere ma di lavoro finalizzato ad effettuare una visita per un intervento chirurgico… e Attilio Manca, specializzatosi proprio in Francia, è stato il primo in Italia ad eseguire l’intervento alla prostata per via laparoscopica.

Il giovane viene trovato senza vita la mattina del 12 febbraio, quando i colleghi che lo aspettavano in sala operatoria, dopo diverse ore di ritardo, vanno a cercarlo a casa. Arrivati i poliziotti e aperta la porta, lo spettacolo è agghiacciante: il cadavere del giovane è riverso sul letto, in una pozza di sangue, con il volto schiacciato sul materasso e due buchi sul polso sinistro….lui, mancino, si sarebbe iniettato un cocktail di sostanze letali con la mano destra.

Una cosa è certa: secondo i genitori il giovane urologo da diverso tempo non era più tranquillo e varie volte aveva fatto capire che le sue preoccupazioni erano legate alla sua professione.

È possibile che la mafia barcellonese, quella stessa mafia che ha fornito il detonatore per la strage di Capaci, abbia procurato un medico per il padrino di Corleone e che successivamente questi sia divenuto troppo scomodo per ciò che sapeva tanto da dover morire? Tale ipotesi deve essere seriamente presa in considerazione.

Se, come anche il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso ha denunciato, ci sono stati esponenti delle istituzioni e della politica che, con la loro complicità, hanno permesso la lunghissima latitanza di Provenzano, come escludere che ci siano componenti deviate delle istituzioni che hanno, dal 12 febbraio 2004 ad oggi, cercato di insabbiare le indagini sul caso Manca?

Tindaro Bellinvia

Sull'autore

Antonello Mangano

È autore di ricerche, inchieste e saggi sui temi delle migrazioni e della lotta alla mafia. Fondatore di “terrelibere.org”, ha scritto i libri "Gli africani salveranno Rosarno" (terrelibere.org 2009), “Gli africani salveranno l’Italia” (Rizzoli 2010), "Voi li chiamate clandestini" (manifestolibri 2010), "Zenobia" (Castelvecchi 2013). Ha collaborato con MicroMega e Repubblica.it. Attualmente scrive per l'Espresso.