Una commissione parlamentare d’inchiesta sul Ponte sullo Stretto di Messina: l’idea l’ha lanciata Antonio Mazzeo di Terrelibere.org, l’ha ripresa Rifondazione, fa il paio con quanto detto alcuni giorni fa da Pecoraro Scanio.

     

Scritto da Giuseppe Restifo

La proposta è quella di far luce sulla complessa vicenda che si è sviluppata negli ultimi anni e soprattutto negli ultimi mesi attorno a un manufatto stabile di attraversamento dello Stretto di Messina che molto probabilmente non si farà mai. Tuttavia il Ponte, pur non essendoci, ha ingoiato risorse, ha mobilitato interessi non sempre leciti, ha fatto sviluppare procedimenti che hanno lasciato fortemente perplessi.

La magistratura è già intervenuta due volte, sia per quanto riguarda possibili infiltrazioni mafiose, sia per quanto concerne l’attività di funzionari del Ministero per l’Ambiente. L’Unione europea, a sua volta, ha aperto procedure di infrazione per il modo in cui sono state portate avanti la progettazione e la valutazione d’impatto ambientale. Di materia per una Commissione parlamentare d’inchiesta quindi non ne manca, soprattutto alla luce dell’inspiegabile atto di stipula del contratto con l’Impregilo, fatto dalla società “Stretto di Messina” a due settimane dal voto. Per di più questa ha aperto sulla principale via della città un punto di informazione di gran lusso, la cui appariscenza ha sorpreso negativamente moltissimi cittadini, i quali legittimamente si sono chiesti se sia questo il modo di spendere il denaro che proviene dalla liquidazione dell’Iri (soldi pubblici).

Nei giorni scorsi il presidente dei Verdi, Pecoraro Scanio, proprio a Messina aveva proposto all’Unione degli atti legislativi, da adottare subito nella prossima legislatura, per evitare che vada in porto la manovra di speculazione finanziaria basata sulle cosiddette “penali” che lo Stato dovrebbe pagare al General Contractor nel caso di sospensione della “costruzione” del Ponte. La richiesta di una Commissione parlamentare d’inchiesta cade quanto mai opportuna, perché si tratta di vagliare la spesa di una montagna di soldi pubblici e la prefigurazione di un’altra montagna finanziaria di spesa. Rifondazione ha subito accolto la proposta, rilanciandola. L’Unione e Prodi dovranno farla propria e metterla fra gli atti di governo in cima alle priorità del dopo 9 aprile.

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