Analisi, cifre e dati per mettere a nudo l`Impregilo, general contractor per la costruzione del ponte sullo Stretto di Messina.

     

Scritto da Domenico Marino

Il primo passo per valutare le performances di una impresa è quello di analizzare il suo Bilancio.

Per ciò che concerne Impregilo dalla lettura del Bilancio 2004 (ultimo dato ufficiale) si evince in primo luogo un risultato netto negativo, un capitale di esercizio negativo e un patrimonio netto che si riduce del 30% rispetto al 2003.

Impregilo ha quindi una situazione finanziaria abbastanza compromessa, è un’impresa che non solo non produce profitti, ma non genera neanche cash flow.

Il risultato operativo del 2004, anche se ottenuto a fronte di una crescita del fatturato caratteristico, appare estremamente esiguo e legato in gran parte alla riduzione del costo del lavoro dovuto al taglio di più di 1200 dipendenti (-10% degli addetti). Se dopo una tale ristrutturazione non si ha ancora un utile, i problemi sono veramente grossi!

La società ha avuto, inoltre, problemi a rimborsare i prestiti obbligazionari a scadenza, facendo temere il rischio di default, e solo ricorrendo ad un prestito bancario ha potuto fare fronte agli impegni. Altri bond emessi negli anni scorsi sono in scadenza nel 2006.

In questo contesto è stato varato un aumento di capitale che è stato completamente sottoscritto dagli azionisti.

Un aumento di capitale di 645.782.236 euro è ben poca cosa, è servito sostanzialmente a ripianare le perdite 2004 e a garantire il prestito bancario.

Rimane sempre il nodo problematico di come si farà fronte al pagamento delle prossime tranche dei prestiti obbligazionari in scadenza.

Nessun analista finanziario, a fronte di questa situazione, consiglierebbe ad Impregilo di imbarcarsi in una operazione, giudicata rischiosa da imprese di costruzioni molto più solide, in cui dovrebbe, tra le altre cose, avere la disponibilità di capitali freschi da investire.

La valutazione della capacità finanziaria dovrebbe essere stata poi uno degli elementi caratterizzanti la scelta nell’ambito della gara e in questo caso Impregilo, ad una valutazione attenta, non avrebbe dovuto avere molte chance.

In aggiunta al quadro finanziario va messa in evidenza la circostanza che Impregilo è una società contendibile (società che può essere facilmente scalata, ndr). Il prospetto degli azionisti mostra che Gemina e IGLI controllano Impregilo con meno del 30% delle azioni, mentre quasi il 66% è in mano al mercato, due partecipazioni di minoranza di circa 2% sono possedute da Generali e da HBK Investments Limited Partnership.

Ciò significa che, in qualunque momento, un qualunque investitore interessato potrebbe lanciare un’offerta pubblica di acquisto (Opa) ostile con buone possibilità di successo e con un costo complessivo dell’operazione sostanzialmente limitato. Il rischio reale di questa situazione è che il General Contractor possa in breve cambiare titolarità. L’Impregilo potrebbe essere controllata, con costi relativamente bassi, da una qualunque società finanziaria, che in questo modo verrebbe a controllare tutto l’affare della costruzione del Ponte sullo Stretto.

Un attenzione particolare, poi, merita l’analisi dell’andamento in borsa delle azioni Impregilo. Dopo aver vinto la gara per il General Contractor il titolo ha perso da ottobre 2005 a gennaio 2006 circa il 20% del valore, per poi risalire, sostanzialmente in linea con l’andamento del Mibtel, fino ai livelli di agosto 2005. La considerazione che emerge da questa analisi è che l’aggiudicazione della gara più importante del secolo non ha prodotto, di fatto, nessun beneficio rilevante sulla quotazione di Impregilo, segno che il mercato non crede al buon fine dell’operazione o la considera troppo rischiosa.

Domenico Marino, Professore di Politica Economica Un. Mediterranea di Reggio Calabria

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