Nove stazioni comunitarie del Guatemala hanno ricevuto dalle autorità federali l’ordine di chiusura, denunciano il CERIGUA, l’Associazione mondiale dei radiodiffusori comunitari (AMARC) e Reporters sans frontières (RSF).

     

Scritto da Amnesty International

Nel Guatemala le radio comunitarie giocano un ruolo essenziale in quanto diffondono informazioni alle comunità autoctone delle zone rurali. Questo ruolo era stato anche riconosciuto negli Accordi di pace del 1996 che avevano messo fine ufficialmente a un brutale conflitto civile che durava da decenni. Nonostante questo, in un paese in cui le autorità impongono delle tasse di concessione esorbitanti per ottenere le frequenze radio, la maggioranza delle stazioni radio comunitarie non hanno i mezzi per pagare e funzionano quindi nell’illegalità.

La stazione «Radio Voz Latina», situata nela città di Chimaltenango, è stata chiusa il 9 marzo e la sua direttrice, Ana Piedad Martín, arrestata. E’ stata scarcerata il 15 marzo, dopo aver versato un’ammenda. Nella città di Huehuetenango, l’emittente «Radio Stereo Nolber Sideral» è stata chiusa ugualmente il 9 marzo. Il direttore, Óscar Rafael López, e uno dei tecnici, Esbin Martínez Palacios, sono stati arrestati e scarcerati il giorno stesso dopo aver pagato un’ammenda. Altre sette radio – fra cui «Presencia Stéreo», «Radio Cairo» e «Radio Mayense» a Chimaltenango e «Radio Acción» a Huehuetenango sono state chiuse l’8 marzo e le loro attrezzature sono state sequestrate – riporta il sito LSDI.

Intanto, in un rapporto presentato oggi a Città del Guatemala, Amnesty International ha chiesto alle autorità del Guatemale di fermare le espulsioni ai danni delle comunità rurali fino a quando le attuali leggi e prassi, che sono ritenute fondamentalmente inique, non verranno riesaminate. Il rapporto di Amnesty International denuncia le violazioni dei diritti umani commesse nel contesto delle dispute sulla terra, l’impatto degli sfratti forzati eseguiti con violenza e la discriminazione subita dai contadini e dalle popolazioni indigene.

“Mentre delle proprie responsabilità per i diritti dei contadini e degli indios se ne lavano le mani, le autorità si mostrano pronte a usare la forza quando si tratta di venire incontro alle richieste dei ricchi proprietari terrieri” – ha affermato Amnesty International. Le dispute sulla terra nascono quando i contadini occupano i terreni come forma di protesta per ottenere il riconoscimento del proprio diritto al lavoro o quando sorge una contestazione sulla proprietà. Secondo dati ufficiali, alla data dello scorso dicembre rimanevano irrisolte 1052 dispute, a fronte di 911 casi segnalati nell’ottobre 2004.

Amnesty International, Sezione italiana, 29 marzo 2006

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