Nonostante sia favorevolmente sponsorizzata da azionisti, manager e speculatori di Borsa, la fusione tra Impregilo e Astaldi potrebbe essere ostacolata dall`Autorità Antitrust. Per la Fillea-Cgil si tratta di un`operazione priva di un piano industriale. Il silenzio delle forze politiche alla vigilia di un matrimonio che cambierà le regole del mercato delle Grandi Opere in Italia.

     

Scritto da Antonio Mazzeo

L’obiettivo è “costruire il primo salotto buono delle grandi opere”. L’annunciata fusione tra Impregilo ed Astaldi, le due maggiori società di costruzioni in Italia, piace a tutti. Azionisti e manager, investitori e mercato azionario guardano con entusiasmo all’operazione ed i titoli volano in borsa.

Nuovo impulso al processo di integrazione arriverà il prossimo 31 marzo, quando in casa Impregilo il consorzio Igli – formato da Argo Finanziaria (30%), TeSir (30%), Autostrade (20%) Efibanca (30%) – potrà esercitare l`opzione per rilevare le quote di Gemina, la cassaforte finanziaria della famiglia Romiti che un anno fa era la maggiore azionista dell’azienda General Contractor per la realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. Questo quando la Banca Popolare Milano ha comunicato di aver ridotto la partecipazione in Impregilo dal 2,5% ad una quota inferiore al 2% del capitale.

Intanto le cose potrebbero cambiare anche all’interno di Igli, dove Efibanca, l’istituto della Banca Popolare Italiana (BPI), ex Banca di Lodi, ha deciso di cedere 3,6 milioni di azioni Igli alla Immobiliare Lombarda di Salvatore Ligresti, il costruttore originario di Paternò a capo del gruppo assicurativo Fondiaria-Sai. Nelle mani di quattro famiglie (Benetton, Rocca, Gavio e Ligresti) si concentrerà così il nucleo portante del sistema Igli-Impregilo, ridimensionando (e forse annullando) la presenza dei Romiti, proprio alla vigilia della auspicata fusione con Astaldi. Senza dimenticare che del nuovo polo del settore costruzioni potrebbe entrare a far parte anche Società Condotte d’Acqua, partner Impregilo nel Ponte sullo Stretto, il Mose di Venezia e l’Alta Velocità ferroviaria.

Verso un mercato monopolistico senza vere strategie industriali

Sarà per le energie assorbite dalla lunga campagna elettorale per il rinnovo delle Camere o per la sempre più scarsa attenzione del mondo politico verso gli effetti delle concentrazioni dei gruppi finanziari e bancari nel Paese, partiti e organizzazioni sociali hanno omesso qualsivoglia commento sul matrimonio Impregilo-Astaldi. Eppure più di un dubbio di legittimità e opportunità esiste in merito e sarebbe assai grave, specie per le conseguenze sulla libera concorrenza in tema di aggiudicazione dei lavori per le Grandi Opere, che alla fine dovrà essere solo l’Autorità Antitrust italiana a dover frapporre qualche ostacolo alla nascita del conglomerato monopolistico.

In verità, perlomeno sui contenuti del ventilato accordo, alcune perplessità sono state espresse dalla segreteria della Fillea-Cgil, che in una nota diffusa lo scorso 17 marzo, ha definito “semplicistica” la soluzione che si sta profilando tra gli azionisti delle due aziende. “Non basta che le azioni in borsa volino alto – riferisce l’organizzazione sindacale – manca un piano industriale che dica come una impresa di queste dimensioni possa avere una missione che gli consenta di stare sul mercato. Una società simile deve avere un portafoglio lavori, che per oltre il 50% viene dal mercato delle grandi opere all`estero, e contemporaneamente occorre una diversificazione produttiva e finanziaria, che consenta di far fronte a un mercato che presenta sistemi produttivi molto diversificati”.

“Nell`attuale discussione non abbiamo notato questo tipo di analisi – aggiunge Fillea – ci si è soffermati soltanto su un`operazione finanziaria di basso profilo, tipo supermercato dove le quote entrano ed escono, senza porsi minimamente il problema di alcuni nodi di contraddizione che presenta la composizione societaria di Impregilo. Il 29% del nucleo base che controlla la società è costituito da un eccessivo numero di soci e, quindi, è difficile definire la missione dell`azionista di riferimento. Preferiremmo la crescita di un`impresa per aggregazioni con imprese minori, anche perché così si potrebbe creare sul mercato più aggregazioni in grado di competere tra loro”.

L’organizzazione edile della CGIL teme che l’obiettivo reale di questa operazione di fusione sia la creazione di un contenitore imprenditoriale-politico per “costituire una lobby, al fine di arraffare tutti i lavori in un regime di monopolio”, modificando le linee guida del mercato in un momento in cui l`esecutivo è a fine legislatura e, quindi, “non è in grado di esercitare la necessaria iniziativa di indirizzo”.

“Come sindacato – conclude Fillea-Cgil – cercheremo di aprire un tavolo concertativo non solo con le imprese, ma anche con il Governo, perché non potremmo accettare che, sull`altare di un`operazione finanziaria confusa, si paghi un prezzo sociale in termini di licenziamenti e di perdita di capacità professionale del settore”.

Il gigante dai piedi di argilla

Capitalizzazioni per circa 600 milioni di euro (Astaldi) e 1,4 miliardi (impregilo); un fatturato di un miliardo di euro per la prima e di 2,44 miliardi per Impregilo. Sommando le rispettive forze lavoro si hanno 200 dirigenti, 2.100 impiegati e 5.814 operai. Le due società di costruzioni si presenteranno con questi numeri al banchetto di matrimonio, ottenendo congiuntamente il 18° posto nella speciale classifica europea di settore, ancora realmente poco per colmare il divario esistente tra le imprese italiane e i concorrenti europei.

Come evidenziato da una scheda comparsa sul quotidiano ‘La Repubblica’ (20-3-2006), le dimensioni della nuova azienda sarebbero insufficienti per un confronto ad armi pari con i colossi continentali. Secondo gli ultimi dati relativi ai bilanci 2004 i due gruppi francesi Vinci e Bouygues sono di gran lunga i leader europei nelle costruzioni con fatturati rispettivamente pari a 18,1 e 15,8 miliardi. Al terzo posto con un giro d’affari di 14,6 miliardi si posiziona la svedese Skanska. Seguono al quarto e quinto posto rispettivamente il gruppo tedesco Hochtief con 11,5 miliardi e lo spagnolo Acs con 10,8 miliardi. Dal sesto al decimo posto risultano in ordine il gruppo olandese Bam con 7,8 miliardi, il francese Eiffage, il britannico Amec, gli spagnoli Fcc e FerrovialAgroman. Distantissimi dai 3,4 miliardi di fatturato del duo ImpregiloAstaldi, che invece hanno scelto di “contrapporsi” nella gara per ottenere l’affidamento di un’opera, il Ponte sullo Stretto, da cui invece i colossi europei sono fuggiti per gli evidenti limiti progettuali e finanziari.

Intanto Impregilo e Astaldi fanno i conti in casa sull’andamento economico dello scorso anno. La società di Sesto San Giovanni ha dichiarato di aver chiuso il 2005

con ricavi netti consolidati pari a 2.443 milioni di euro, 550 milioni in meno dell’esercizio precedente. Una flessione dovuta a un “generalizzato calo dei volumi, al deconsolidamento di alcune attività nonché al mancato ripetersi di partite straordinarie contabilizzate nel precedente esercizio”.

Il risultato operativo consolidato è negativo per 254,4 milioni di euro ed è dovuto alle perdite operative (260 milioni di euro) registrate dalle attività non core (Edilizia e Servizi, Progetto RSU Campania, Imprepar in liquidazione) per le quali sono in atto programmi di dismissione o che sono in liquidazione.

”I proventi e oneri finanziari – aggiunge la nota emessa dal Cda Impregilo – sono sensibilmente migliorati grazie all’operazione di ristrutturazione finanziaria che ha permesso di ridurre gli oneri finanziari verso banche, obbligazionisti ed altri finanziatori di circa 32,4 milioni di euro. Il risultato netto consolidato dell’esercizio risulta negativo per 358,2 milioni di euro di cui 295 milioni di euro imputabili a perdite relative alle attività non core e 125 milioni per interventi di ristrutturazione che hanno comportato accantonamenti e svalutazioni nell’ambito delle attività core… La predetta perdita consolidata complessiva non incorpora, peraltro, la plusvalenza, stimata in circa 100 milioni di euro, attesa dalla dismissione della concessionaria autostradale cilena Costanera Norte, relativamente alla quale, nel dicembre 2005, è stato raggiunto un accordo vincolante con i soggetti acquirenti (Autostrade S.p.A. e SIAS)”. La posizione finanziaria netta di Impregilo, risulta così pari a 489,3 milioni di euro, in calo di 672 milioni di euro rispetto alla chiusura dell’esercizio precedente (va comunque detto che nel corso 2005 gli azionisti hanno realizzato un aumento di capitale per 651,9 milioni di euro).

Migliori alcuni dati del bilancio 2005 presentato dal consiglio di amministrazione del gruppo Astaldi di Roma. Il giro d’affari si è attestato a 1,02 miliardi di euro (40 milioni in meno del 2004), il margine operativo lordo ha superato i 151 milioni di euro, mentre l’utile netto ha raggiunto quota 32,3 milioni di euro (26,8 milioni nel 2004).

L’indebitamento finanziario netto ammonta a 233,9 milioni di euro ma i vertici Astaldi si dichiarano ottimisti per l’esercizio in corso, sulla base del portafoglio ordini che a fine 2005 ammontava a poco meno di 5,6 miliardi di euro.

Antonio Mazzeo – Redazione Terrelibere.org

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