L’Italia, invece di risolvere il problema della gestione dei rifiuti nel proprio territorio, vuole costruire un inceneritore in Albania per bruciare il combustibile derivato dai rifiuti prodotto dal nostro paese.

     

Come rivelato dal quotidiano “Il Manifesto” nell’ambito di un accordo di cooperazione bilaterale con il governo di Tirana, l’Italia prevede di realizzare a Kashar, nei pressi della città di Durazzo, un termovalorizzatore della portata di 1000 tonnellate di rifiuti al giorno. L`investimento per 6 milioni di euro verrà effettuato mediante un prestito a tasso agevolato; beneficiaria l`impresa italiana “Albaniabeg Ambient” che, per l`occasione, ha costituito a Tirana la propria sede sociale. Questa società farebbe capo al consorzio privato “Co.La.Ri.“ (Consorzio Laziale Rifiuti) che si occupa tra l’altro dello smaltimento dei rifiuti della città di Roma.

Il 40% circa dei rifiuti che giungeranno al termovalorizzatore di Kashar saranno prodotti in Italia ed onde eludere le norme internazionali in materia di smaltimento essi saranno classificati come “combustibile derivato”. L’accordo ha una durata di 25 anni e prevede l’esenzione di imposte doganali sul materiale importato in Albania.

“La gestione dei rifiuti in Italia è diventata un’emergenza e invece di orientare tutto il sistema verso misure concrete di prevenzione, riciclo e riutilizzo, si tende a cambiare la definizione dei rifiuti, a deregolamentare tutta la normativa di settore e, infine, ad inviare i nostri rifiuti nei paesi vicini”, ha denunciato Vittoria Polidori, responsabile della Campagna inquinamento di Greenpeace.

La legislazione internazionale e comunitaria non consente l’esportazione del combustibile derivato dai rifiuti, in quanto essendo classificato come “rifiuto solido urbano” non può essere né smaltito né recuperato in paesi terzi. Il Governo italiano, spiega ancora Greenpeace, ha invece cercato di eludere il problema, cambiando la nozione di “combustibile derivato dai rifiuti” attraverso la Legge 16 del 2002, trasformandolo in rifiuto “speciale”. Ciò ha permesso di smaltire questo materiale in Regioni diverse da quella di produzione, in violazione del cosiddetto “principio di autosufficienza” che si applica ai soli rifiuti urbani non pericolosi. Successivamente, grazie alla nuova definizione di rifiuto (Legge 178/2002) e alla imminente Legge Delega ambientale, in discussione al Senato, il “combustibile derivato dai rifiuti” verrà escluso dalla normativa sui rifiuti. Contro il trasferimento in Albania del “combustibile derivato dai rifiuti” che sotto le nuove norme non farebbe altro che alimentare la criminalità ambientale, Greenpeace ha chiesto al Governo italiano di non dare seguito al contratto di concessione fra le autorità albanesi e la società italiana Albanianbeg ambient.

“Chiediamo che non venga concessa nessuna autorizzazione per l’esportazione di combustibile derivato dai rifiuti verso l’Albania”, ha affermato Greenpeace. “Inoltre, l’Italia deve ancora ratificare il Protocollo di Izmir della Convenzione di Barcellona, che regolamenta il trasporto transfrontaliero dei rifiuti pericolosi nel Mediterraneo. Ci auguriamo che questo strumento entri al più presto in vigore”.

L’accordo bilaterale con l’Albania in materia di smaltimento dei rifiuti prevede anche il finanziamento del governo italiano di 400.000 euro per l’ampliamento della discarica di Sharra (vicino a Tirana), utilizzata da decenni per concentravi i rifiuti prodotti nella capitale. Il programma per la discarica di Sharra e il termovalorizzatore di Durazzo è fermamente osteggiato da intellettuali e associazioni ambientaliste albanesi che hanno lanciato una campagna di mobilitazione nazionale.

In difesa dell’accordo è invece sceso in campo l’ambasciatore a Tirana, Jannucci. “Per entrare in Europa – ha scritto il diplomatico in un comunicato distribuito ai mass media albanesi – non basta non aver più bisogno dei visti, significa accettare la libera concorrenza e lo standard del pensiero europeo. Se gli albanesi vogliono entrare in Europa devono pensare come gli europei. … Tutto questo non fa che influenzare negativamente i negoziati per l`integrazione nella UE , perché con questi atteggiamenti si dà ragione a chi pensa che l`Albania non è ancora pronta e matura per entrare nella grande famiglia europea”. Per fare ingresso nella fortezza Europa, cioè, gli albanesi dovranno prima accollarsi i veleni dei rifiuti prodotti al di là dell’Adriatico. Prendere o lasciare. Parola di ambasciatore della civilissima Italia…

Redazione di Terrelibere

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