Dal 10 al 12 marzo 2006, Roma ospiterà il Forum nazionale dei movimenti che si oppongono alla privatizzazione delle risorse idriche. L`importanza dell`appuntamento secondo Marco Bersani, responsabile di Attac Italia.

     

Scritto da Marco Bersani

Si terrà a Roma nei giorni 10-11-12 marzo il primo Forum italiano dei movimenti per l’acqua. Che non si tratterà di un evento episodico, importante ma fine a se stesso, lo dimostra la storia di questi anni, in cui il protagonismo sociale dei movimenti ha rimesso in discussione a livello internazionale l’egemonia del pensiero unico del mercato e il primato dell’economia sui diritti e la vita delle persone.

La consapevolezza che l’acqua fosse uno dei nodi principali dello scontro con il modello liberista era, solo pochi anni fa, appannaggio di alcune realtà, tra cui la rete del Contratto Mondiale dell’Acqua, che, prima di altre, ha compreso come la pervasività del mercato non avrebbe riconosciuto alcun limite al processo di mercificazione, fino a considerare l’acqua, bene primario per la vita delle persone, come mero bene economico da assoggettare alle leggi del mercato.

L’attacco a questo bene primario è stato in questi anni al centro di tutte le scelte delle grandi istituzione finanziarie internazionali (Banca Mondiale, Fondo Monetario, WTO) e al centro di tutte le politiche guidate dalle grandi corporations transnazionali. Al punto che un pianeta posto di fronte ad una svolta epocale – la fine della produzione basata sulle materie prime fossili e la necessità di ridisegnare la produzione su nuove materie prime- ha visto l’acqua divenire causa prioritaria di nuovi conflitti internazionali e di nuove devastanti guerre.

L’attacco all’acqua come bene comune dell’umanità avviene su diversi fronti e a differenti dimensioni: dall’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (Gats) all’interrno del Wto, che si prefigge la più completa liberalizzazione del ciclo integrato dell’acqua, alle politiche dell’Unione Europea, che proprio in questi giorni ha visto una prima approvazione da parte del Parlamento Europeo della direttiva Bolkestein, un tentativo di ridisegnare l’Europa e i beni comuni come un unico mercato di venditori e consumatori; fino alle politiche nazionali e locali che, a diversi livelli, per oltre due decenni hanno ceduto alle sirene della superiorità della gestione privata dei servizi rispetto ad un pubblico spesso burocraticamente farraginoso e inefficiente.

Ma, contemporaneamente a questi processi, centinaia di conflitti sociali sono sorti in ogni località del pianeta, dove intere comunità e popolazioni hanno posto con forza il proprio diritto all’esistenza e al riconoscimento dei beni comuni che la rendono possibile: dall’Asia all’Africa, all’America Latina la ribellione sociale ha posto in primo piano la necessità dei beni comuni e dei servizi pubblici, come elementi fondativi del contratto sociale per vivere assieme, scontrandosi con gli interessi delle multinazionali e dei poteri forti e reclamando la proprietà sociale e comunitaria dell’acqua come diritto umano universale.

Contemporaneamente, anche in Occidente, si è affermata, attraverso i diversi Forum mondiali e continentali, la necessità di una diversa considerazione dei beni comuni e dei servizi pubblici, come luogo pubblico fondativo della democrazia reale e base del modello sociale europeo.

Anche in Italia, lo scontro sull’acqua ha raggiunto livelli di elevata e diffusa conflittualità. Se da una parte le scelte del governo di centro-destra si sono prefisse la messa sul mercato “tout court” del servizio idrico, dall’altra anche la sinistra riformista, attraverso il modello della partnership pubblico-privato, ha avviato su larga scala, in particolare nelle regioni da questa amministrate, il processo di aziendalizzazione, liberalizzazione e privatizzazione del servizio idrico.

Non a caso, lo scontro più grosso è avvenuto – ed è tuttora aperto – in Toscana, dove al modello della società a capitale misto pubblico-privato cara agli amministratori regionali, si è contrapposta una forte ed incisiva campagna per la ripubblicizzazione dell’acqua, che ha visto centinaia di realtà locali raccogliere 43000 firme in calce ad una legge di iniziativa popolare.

Ma sono ormai decine i territori nel nostro paese dove lo scontro è aperto e gli esiti non scontati: è di poche settimane fa la vittoria dei comitati civici e del movimento a Napoli, dove mesi di mobilitazione popolare hanno costretto le istituzioni a ritirare una delibera di privatizzazione del servizio idrico; e sono ormai numerose le amministrazioni pubbliche che scelgono il modello dell’affidamento “in house” a società a totale capitale pubblico.

La ormai diffusa sensibilizzazione, l’estensione territoriale delle vertenze in atto, la consapevolezza che l’inversione di rotta sia possibile, hanno fatto sì che nel luglio dello scorso anno diverse decine di realtà locali e reti nazionali si incontrassero a Cecina per un primo incontro nazionale, volto a valutare la possibilità che la questione acqua potesse fare un salto di qualità e, mantenendo intatto il radicamento territoriale di ciascun conflitto in corso, provasse a far divenire l’acqua una vera e propria vertenza nazionale. Con l’attenzione a costruire un percorso partecipato dal basso e inclusivo di tutte le culture e le esperienze in campo.

Altri quattro incontri nazionali (Firenze, Roma, Napoli e Pescara) hanno segnato l’itinerario di questa “carovana”, che ha socializzato conoscenze, costruito la mappatura delle vertenze in atto, confrontato le esperienze di resistenza alle privatizzazioni, dialogato fra soggetti differenti. Fino a constatare come il terreno fosse fertile e come fosse possibile ipotizzare un primo raccolto: realizzare il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, come punto di partenza di un percorso permanente di mobilitazione, fondato sull’autonomia dei movimenti, ma capace di impattare sull’agenda e le priorità della politica istituzionale, provando anche a modificarla attraverso fortissime istanze di partecipazione e richieste di cessione di sovranità.

Nei tre giorni del Forum, diversi temi verranno dibattuti, attraverso i differenti seminari: dagli aspetti internazionali e di sistema in cui vanno collocate le strategie di privatizzazione dell’acqua, alla tutela della risorsa idrica all’interno delle politiche di programmazione urbanistica e territoriale; dalla critica di questo modello di sviluppo alla proposizione di un’altra economia; dal superamento dell’aziendalizzazione del servizio idrico al governo pubblico e partecipato dell’acqua; dalla truffa delle acque minerali all’analisi dei poteri forti e degli interessi in gioco; dalle resistenze alla privatizzazione a modelli alternativi sulle politiche fiscali e i sistemi di finanziamento di un servizio idrico pubblico.

Ma la vera novità è la centratura di ogni confronto e discussione verso l’orientamento all’azione: il Forum, a tutti gli effetti, si porrà l’obiettivo di costruire una piattaforma di mobilitazione dei movimenti, con al centro il lancio di una proposta di legge nazionale d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua e dell’avvio di un osservatorio permanente di monitoraggio su tutto il territorio nazionale.

Sarà questa la cifra che segnerà la permanenza dei movimenti in campo e il loro modo di porsi come interlocutori forti della politica in senso lato; sarà questa la dimensione per affermare una dialettica sociale con un unico obiettivo: creare le condizioni per la fuoriuscita radicale dalle politiche liberiste, riaffermare lo spazio pubblico dei beni comuni – a partire dall’acqua – come elemento costitutivo di un altro modello sociale. Fuori dall’ossessione liberista del competere, dentro l’orizzonte collettivo del compatire, ovvero provare comuni passioni.

Marco Bersani – Attac Italia

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