Una brutale carica della polizia egiziana che ha disperso una folla di richiedenti asilo accampati davanti alla sede dell’ACNUR, uccidendo oltre 25 persone, tra cui donne, bambini, anziani. Immagini tremende trasmesse dalle televisioni di tutto il mondo confermano in modo incontestabile i metodi utilizzati da una delle polizie a cui periodicamente anche i poliziotti italiani consegnano migranti espulsi o respinti.

     

Scritto da Fulvio Vassallo Paleologo

L’Egitto è un paese ritenuto sicuro per i richiedenti asilo, al punto che l’Italia ha stipulato da tempo un accordo di riammissione e sono migliaia gli immigrati irregolari giunti in Italia,molti a Lampedusa, e rimpatriati con voli diretti, o con l’aiuto della Libia, attraverso l’aeroporto di Tripoli. Persone espulse senza alcuna possibilità di accesso ad una procedura individuale di asilo, alle quali si impedisce anche di fare valere l’art. 10 della Costituzione italiana che prevede il diritto di asilo in termini molto più ampi della Convenzione di Ginevra,che costituisce la base giuridica per le procedure espletate dall’ACNUR nei paesi di transito o limitrofi alle zone di crisi.

Quanto è successo adesso ai danni di esseri umani in fuga dalla persecuzione nel loro paese e le violenze quotidiane testimoniate dai profughi sopravvissuti alla strage seguita alla carica dei poliziotti, confermano che l’Egitto, come la Libia, non possono essere ritenuti “paesi terzi sicuri” per i richiedenti asilo. La carica della polizia è stata giustificata sulla base di intese raggiunte dai governi egiziano e sudanese, e sembrerebbe addirittura che lo sgombero sia stato richiesto dai rappresentanti dell’ACNUR. Si tratta di circostanze che dovranno essere chiarire sino in fondo per individuare le responsabilità dirette di quanto accaduto. Ma le responsabilità più gravi sono da individuare nelle politiche di chiusura dei paesi europei nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo. Negli ultimi tempi le responsabilità di contrasto dell’immigrazione “clandestina” e di blocco dei richiedenti asilo sono state delocalizzate nei paesi di transito del nord-africa come l’Egitto, la Libia, il Marocco. Una esternalizzazione che ha portato a pratiche ancora più violente e disumane di quelle perpetrate ai danni dei migranti in Europa. Ai morti di Ceuta seguono adesso le vittime delle cariche della polizia al Cairo. E nessuno conoscerà mai il numero dei migranti annegati nel Mediterraneo o morti di sete e di fame nei deserti africani. Tra loro certamente migliaia di profughi in fuga da guerre e persecuzioni.

La sorte dei profughi non può dipendere dagli accordi politici tra paesi come il Sudan e l’Egitto, il rischio di persecuzione nelle regioni di confine è ancora alto, l’intero bacino del lago Ciad è ad alto rischio, come confermano gli stessi report dell’Acnur e delle principali agenzie umanitarie. Nella più totale inerzia della comunità internazionale si stanno determinando le premesse di un nuovo conflitto tra il Ciad ed il Sudan, e proprio in questo periodo sta aumentando il numero delle persone in fuga da quei paesi.

Per non continuare ad essere complici di quanto succede quotidianamente in Libia ed in Egitto ai danni dei profughi richiedenti asilo occorre denunciare immediatamente gli accordi di riammissione già stipulati con quei paesi e bloccare le espulsioni ed i respingimenti collettivi. Quanto avvenuto in Egitto conferma che né l’ACNUR né l’OIM possono costituire un alibi per legittimare la pratica degli allontanamenti forzati dei cd. clandestini verso paesi che non garantiscono gli standard minimi di rispetto dei diritti della persona umana. Sappiamo che è in corso di conclusione una negoziazione promossa dall’Italia a livello europeo, che vorrebbe istituire in Libia commissioni gestite dall’OIM e dall’ACNUR per ricevere richieste di asilo, i modo da giustificare il blocco dei richiedenti asilo ed agevolare le espulsioni dall’Italia verso quel paese. Potremo rivedere dalla Libia, a carico dei contribuenti italiani, le stesse immagini di violenza e di morte che oggi arrivano dall’Egitto. Sono già noti i metodi che la polizia libica adotta nei confronti dei migranti di tutti i migranti, siano essi migranti economici o richiedenti asilo. In paesi nei quali manca qualsiasi garanzia dei diritti fondamentali della persona umana questa distinzione è assolutamente ipocrita e legittima le pratiche espulsive più volente.

Ma occorre rinegoziare tutti gli accordi di riammissione fin qui stipulati dall’Italia ed impedire che l’Unione Europea ne concluda altri che non rispettino i diritti fondamentali della persona umana.

Il contenuto degli accordi di riammissione è peraltro mutato nel tempo, e mentre in origine si prevedeva solo il rimpatrio degli immigrati irregolari di nazionalità del paese che li sottoscriveva, negli ultimi anni si è diffuso il ricorso a clausole che prevedono anche il rimpatrio di cittadini di paesi diversi da quelli firmatari, indipendentemente dal riconoscimento della loro effettiva identità.Un altro aspetto degli accordi di riammissione più recenti concerne la collaborazione tra le forze di polizia e la previsione di strutture nelle quali trattenere (internare) coloro che vengono espulsi, in attesa di un successivo accompagnamento forzato verso i paesi di ( supposta) provenienza.

Dopo la stipula degli accordi di riammissione negoziati dal governo Berlusconi ed il fallimento delle pratiche espulsive realizzate attraverso i centri di detenzione amministrativa, il blocco nei confronti dei migranti e dei richiedenti asilo si sta traducendo nella esternalizzazione dei controlli di frontiera e nella creazione ( di fatto, anche senza intese esplicite in tal senso) di centri di detenzione nei paesi di transito.

Gli accordi commerciali, a partire dagli accordi di associazione al’Unione europea, stanno offrendo possibilità preoccupanti di riammissione indiscriminata di migranti, anche in violazione con i principi consolidati di diritto internazionale, a partire dalla Convenzione di Ginevra. Il futuro spazio euro-mediterraneo sta nascendo all’insegna del liberismo economico e del contrasto violento dei movimenti migratori per mantenere lo sfruttamento della forza lavoro a basso costo costituita dai migranti irregolari.

Bisogna bloccare questi processi avviati da tempo a livello europeo, ed impedire ogni complicità con quei paesi e quelle forze di polizia che operano sistematicamente praticando violenza sui migranti ed impedendo l’accesso alla procedura di asilo e l’esercizio dei diritti fondamentali della persona umana.

Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

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