Sono oltre 3 milioni e 600.000 i civili costretti negli ultimi anni ad abbandonare le proprie case a causa di narcotrafficanti, paramilitari e guerriglia in lotta per il controllo del territorio.

     

Scritto da Francesca Belloni

Lo ha riferito il vice-presidente della Corte dei conti Luis Bernardo Flórez sottolineando che il conflitto interno “ha causato in Colombia il numero più alto di sfollati del mondo”.

Le terre abbandonate dai ‘desplazados’ ammonterebbero a 4 milioni di ettari “con tute le conseguenze devastanti che questo implica per la vita economica, sociale e politica del Paese” ha aggiunto Flórez. La maggior parte degli spostamenti forzati di civili è avvenuta durante l’attuale governo del presidente Alvaro Uribe, in carica dall’agosto 2002 e deciso a ripresentarsi per un secondo mandato: “Nello stesso periodo, in particolare tra il 2003 e il 2004, la povertà nelle aree rurali è salita dal 66 al 69% e l’indigenza è aumentata ancora più drasticamente passando dal 24 al 28,3%” ha proseguito Flórez.

Secondo il vice-presidente della Corte dei conti lo sradicamento dei ‘campesinos’, soprattutto da parti dei paramilitari, “è un’autentica espropriazione senza alcun tipo di indennizzo che genera una massiccia concentrazione di terra nelle mani di pochi. Purtroppo le vittime hanno meno benefici dei responsabili” ha insistito Flórez, riferendosi al processo di pace in corso tra il governo e le Autodifese unite della Colombia (Auc).

“I paramilitari smobilitati ricevono una media pro-capite di 21 milioni di pesos all’anno (circa 9.000 euro), mentre gli aiuti destinati ai ‘desplazados’ sono stimati in appena 2 milioni e 300.000 pesos per famiglia (circa 900 euro)” ha concluso il funzionario ricordando che la quantità di appezzamenti sottratti ai ‘campesinos’ è nettamente inferiore a quella ripartita tra gli agricoltori dall’Istituto di riforma agraria negli ultimi 42 anni.

[FB] – COLOMBIA 7/12/2005

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