“La Colombia non sospenderà le operazioni di fumigazione alla frontiera con l’Ecuador fino a quando sarà segnalata nella regione la presenza di coltivazioni illegali di coca e amapola (papavero da oppio)”.

     

Scritto da Francesca Belloni

Così il presidente Alvaro Uribe ha replicato alla richiesta avanzata dal governo di Quito di creare un “corridoio” di 10 chilometri al confine tra i due Paesi andini dove sia vietato l’uso di erbicidi ritenuti dannosi per la produzione agricola e la salute degli abitanti.

“L’esecutivo ecuadoriano, a cui esprimiamo tutto il nostro rispetto e la solidarietà, ci ha chiesto di congelare le fumigazioni. Ma possiamo forse permettere che la frontiera venga inondata dalla coca?” ha detto Uribe, intervenendo a un congresso di imprenditori colombiani e venezuelani a Bogotá.

Il capo dello Stato ha di fatto smentito quanto riferito a fine novembre dal suo vice-ministro degli Esteri, Camilo Reyes, che aveva annunciato un blocco temporaneo delle operazioni a partire dal prossimo gennaio, pur negando che il ‘glifosato’, l’erbicida utilizzato, potesse provocare danni.

Secondo la Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh), “le fumigazioni hanno indubbi effetti nocivi per i raccolti, il che non influisce solo sul piano economico per la popolazione ma anche sull’accesso all’alimentazione”. La Fidh ha chiesto agli Stati Uniti di togliere i finanziamenti al ‘Plan Colombia’, l’ambizioso programma iniziato nel 2000 per combattere il narcotraffico e i gruppi armati irregolari, per il quale Washington ha stanziato finora oltre 3 miliardi di dollari.

[FB] – AMERICA LATINA 7/12/2005

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