“La Colombia non sospenderà le operazioni di fumigazione alla frontiera con l’Ecuador fino a quando sarà segnalata nella regione la presenza di coltivazioni illegali di coca e amapola (papavero da oppio)”.

    Così il presidente Alvaro Uribe ha replicato alla richiesta avanzata dal governo di Quito di creare un “corridoio” di 10 chilometri al confine tra i due Paesi andini dove sia vietato l’uso di erbicidi ritenuti dannosi per la produzione agricola e la salute degli abitanti.

    “L’esecutivo ecuadoriano, a cui esprimiamo tutto il nostro rispetto e la solidarietà, ci ha chiesto di congelare le fumigazioni. Ma possiamo forse permettere che la frontiera venga inondata dalla coca?” ha detto Uribe, intervenendo a un congresso di imprenditori colombiani e venezuelani a Bogotá.

    Il capo dello Stato ha di fatto smentito quanto riferito a fine novembre dal suo vice-ministro degli Esteri, Camilo Reyes, che aveva annunciato un blocco temporaneo delle operazioni a partire dal prossimo gennaio, pur negando che il ‘glifosato’, l’erbicida utilizzato, potesse provocare danni.

    Secondo la Federazione internazionale dei diritti umani (Fidh), “le fumigazioni hanno indubbi effetti nocivi per i raccolti, il che non influisce solo sul piano economico per la popolazione ma anche sull’accesso all’alimentazione”. La Fidh ha chiesto agli Stati Uniti di togliere i finanziamenti al ‘Plan Colombia’, l’ambizioso programma iniziato nel 2000 per combattere il narcotraffico e i gruppi armati irregolari, per il quale Washington ha stanziato finora oltre 3 miliardi di dollari.

    [FB] – AMERICA LATINA 7/12/2005

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