La Colombia è passata dal quarto al terzo posto nella lista dei Paesi con il più alto numero di vittime per le mine anti-persona, seconda solo a Cambogia e Afghanistan.

    Non solo: secondo l’ultimo rapporto dell’Onu se nei 30 Stati presi in esame in media il tasso dei morti si è ridotto, in Colombia, invece il bilancio è aumentato raggiungendo i tre decessi al giorno, per un totale di 800 morti dall’inizio dell’anno.

    Secondo l’osservatorio sulle mine e gli ordigni inesplosi della vice-presidenza della Repubblica colombiana, in 31 dei 32 dipartimenti amministrativi del Paese – principalmente Antioquia e le regioni del nordest – si sono verificati incidenti mortali: il 25% delle vittime sono civili, in gran parte bambini.

    Secondo la direttrice dell’istituto Luz Piedad Herrera, “le mine antipersona sono un’arma contro i più poveri, dal momento che vengono disseminate dai gruppi armati soprattutto nelle zone rurali e isolate, dove la popolazione è più vulnerabile”.

    In base al Trattato di Ottawa per la messa al bando di fabbricazione, uso e stoccaggio delle mine antipersona, che la Colombia ha sottoscritto nel 1997 e ratificato nel 2000, l’esercito ha distrutto nel 2004 gli ultimi 6.800 ordigni stoccati negli arsenali militari; ne conserva attualmente solo 968 per l’addestramento degli sminatori. Con 100.000 ordigni ancora disseminati sull’intero territorio nazionale, la Colombia è l’unico Stato americano in cui ancora si verifica il loro utilizzo.

    [FB] – COLOMBIA 26/11/2005

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