Il ‘Defensor del pueblo’ (Difensore civico) della Bolivia, Waldo Abarracín, ha chiesto al governo di “eliminare il regime di semi-schiavitù e ogni altra forma di sfruttamento lavorativo” a cui continuano ad essere sottoposti 14.000 indigeni di etnia Guaraní nel sudest del paese.

     

Scritto da Francesca Belloni

In un appello inviato al Consiglio dei ministri di La Paz, Abarracín ha riferito i risultati di un’inchiesta condotta dalla ‘Defensoría’ nel dipartimento di Chuquisaca, circa 1.000 chilometri a sud della capitale: nella regione, i membri di 60 comunità native sono “letteralmente sottomessi a veri e propri padroni” che li obbligano a lavorare nelle aziende agricole “senza alcun contratto per 10-12 ore al giorno e senza un salario” ha denunciato Abarracín. In cambio, i Guaraní ricevono “solo un po’ di cibo, vestiti usati e paghe giornaliere tra i 60 centesimi e i due dollari al giorno”.

Secondo gli investigatori, è inoltre frequente che i bambini indigeni vengano affidati dalle famiglie ai latifondisti che offrono loro il pagamento delle rate scolastiche, a patto che i genitori lavorino gratuitamente come domestici o tuttofare.

“Siamo di fronte a palesi violazioni dei trattati internazionali e della stessa Costituzione boliviana, ma finora nessuna amministrazione ha provveduto a sanare la situazione” ha concluso Abarracín. In Bolivia, dove il 62% della popolazione ha radici indigene, rispetto alle comunità autoctone predominanti, gli Aymara e i Quechua, i Guaraní sono etnia minoritaria con 62.000 individui. [FB] – BOLIVIA 23/11/2005

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