La transnazionale Benetton apre un sito per comunicare che a gennaio “donerà circa 7.500 ettari di territorio al governo della provincia di Chubut, in Patagonia (Argentina), affinché siano utilizzati per i bisogni delle popolazioni autoctone.

     

Scritto da Organización Mapuche Tehuelche 11 de Octubre

Si tratta dell’esito finale di un processo che ha avuto per protagonisti una famiglia e gruppi di attivisti mapuche, il governo argentino, il premio Nobel Perez Esquivel e Benetton stessa”, ma dimentica di dire che la famiglia Curinanco e le comunità mapuche non sono affatto d’accordo.

Intanto non può esservi “esito finale” di un conflitto che verte su una questione di fondo, ovvero la legittimità dei titoli di proprietà vantati dai Benetton sulla globalità delle terre mapuche, se non con la restituzione di quelle terre ai suoi abitanti, che vi furono scacciati con la forza per favorirne lo sfruttamento.

Nello specifico Rosa e Atilio Curinanco sono stati chiari, sia nella loro corrispondenza sia nell’incontro avuto con Luciano Benetton a Roma lo scorso anno: desiderano solo vedersi restituito il podere Santa Rosa nel quale sono nati, e dal quale sono stati sgomberati a forza per essere trascinati in tribunale. Hanno scritto di non essere interessati a delle terre molto lontane dai loro luoghi di origine e oggetto di rivendicazioni da parte di altre comunità mapuche, ma soprattutto non vogliono sentire parlare di “dono” ma di restituzione.

Secondo l’Organizzazione Mapuche 11 de Octubre, le terre offerte dai Benetton sarebbero state acquistate da un proprietario terriero di origine siro-libanese distintosi per espropriazioni e sgomberi ai danni delle comunità locali. Dal Chubut intanto giunge la denuncia dell’avvelenamento dell’acqua potabile causato dalle sostanze chimiche usate per la disinfestazione degli animali nella tenuta Benetton di El Maiten.

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