Negli ultimi due mesi, un numero sempre maggiore di articoli sulla prostituzione in Iraq ha cominciato a guadagnare i titoli dei giornali. Secondo il canadese `Toronto Star`, il prezzo per una prostituta irachena è di 10.000 dinari iracheni (7 dollari). Alcune donne abbracciano la prostituzione per sfamare la loro famiglia; altre vengono vendute contro la loro volontà.

     

Scritto da Ayesha Akram

Un osservatore esperto del Medio Oriente, Robert Fisk, dice che i civili iracheni sono preoccupati di come salvare le proprie mogli perché non diventino prostitute. “Vasti eserciti di mafiosi operano attualmente in Iraq”, dice Fisk. “Le donne vengono vendute come prostitute in Siria e in Yemen”.

Fisk, corrispondente dal Medio Oriente per l’Independent di Londra, si è incontrato venerdì scorso con alcuni membri della United Nations Correspondent Associations [l’associazione che raggruppa i giornalisti accreditati presso le Nazioni Unite NdT], al quartier generale delle Nazioni Unite a New York.

“Mentre siamo seduti a New York o a Londra, immersi nelle notizie sul referendum costituzionale iracheno, nelle loro case gli iracheni non parlano della costituzione. Parlano di come proteggere le proprie mogli”, dice Fisk.

Negli ultimi due mesi, un numero sempre maggiore di articoli sulla prostituzione in Iraq ha cominciato a guadagnare i titoli dei giornali. Usa Today [importante quotidiano Usa NdT] ha pubblicato di recente un articolo sull’aumento dei ‘matrimoni di piacere’ [costume diffuso nell’Islam sciita, che consente all’uomo di prendere una donna per un periodo di tempo limitato senza sposarla NdT] in Iraq.

“I ‘matrimoni di piacere’ erano stati messi fuori legge sotto Saddam Hussein, ma hanno iniziato a prosperare di nuovo. I contratti, che ovunque durano da un’ora a 10 anni, in genere stabiliscono che l’uomo pagherà la donna in cambio di intimità sessuale”, dice USA Today.

Sotto Saddam Hussein, i fedayin, guerriglieri arabi, avevano la mano pesante con prostitute, magnaccia e chiunque fosse sospettato di vendere ragazze all’estero. Nel 2000, si dice che Saddam abbia fatto decapitare 200 donne dichiarate colpevoli di prostituzione. In assenza dei fedayin, la prostituzione sembra aver ottenuto un via libera.

“E’ un problema grave, perché ci sono ragazzine che lo fanno –di 11, 12, 13 anni”, dice Abdelhamid el Ouali, rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite [UNHCR] per i rifugiati.

Il governo siriano e l’UNHCR stimano il numero dei rifugiati iracheni in Siria in circa 700.000. Secondo la Women`s International League for Peace and Freedom, la polizia siriana o non ha dati o non vuole divulgare alcuna cifra sulla prostituzione.

Il “Rapporto sul traffico di esseri umani” 2005 del Dipartimento di Stato Usa ammette il problema. “Ci sono stati alcuni resoconti che indicano che le donne irachene potrebbero essere costrette a sfruttamento sessuale nella prostituzione in Siria per mano di reti criminali irachene, ma questi resoconti non sono stati confermati”, dice il rapporto.

Secondo il Toronto Star [quotidiano canadese NdT], il prezzo attuale per una prostituta irachena è di 10.000 dinari iracheni (7 dollari). Anche se alcune donne stanno abbracciando la prostituzione per dare da mangiare alle loro famiglie, altre vengono vendute contro la loro volontà.

L’Independent ha intervistato due donne che erano state rapite e poi vendute come prostitute. “Dato che non ero sposata, sono stata venduta per 6.000 dollari, e Sajida per 3.000. Il mio imene aveva un prezzo – è allora che abbiamo capito che avremmo dovuto fare brutte cose con gli uomini. Eravamo terrorizzate”, ha detto una delle donne all’Independent.

Una preoccupazione crescente di molte organizzazioni umanitarie è la giovane età delle prostitute irachene. In un articolo per la rivista Salon, una organizzazione che si occupa di bambine rifugiate a Damasco, il “Convento del Buon Pastore”, ha detto di avere perso molte delle proprie studentesse. “Durante l’anno passato, molte delle bambine che frequentavano il centro apprendimento del convento sono improvvisamente sparite”, dice una suora della scuola.

Per impedire alle ragazze di diventare prostitute, il centro offre loro corsi di formazione in computer, e le aiuta a trovare lavoro in fabbriche di cucito e oreficeria. Ma la paga di solito è di circa 50 dollari al mese — 100 nel migliore dei casi – in confronto ai 40-60 a notte che le lavoratrici del sesso possono guadagnare. “E le opportunità di lavoro sono molto rare”, dice la suora. “Ho avuto una ragazza che ha aspettato tre anni per il lavoro in fabbrica”.

Negli articoli dei giornali, assistenti sociali e agenzie umanitarie incolpano la comunità internazionale di non prendere sul serio il problema della prostituzione.

Un funzionario delle Nazioni Unite ha detto alla Women`s International League for Peace and Freedom che la comunità internazionale è rimasta in silenzio sul problema. Il funzionario ha detto che la “cospirazione del silenzio” che circonda la prostituzione mette in evidenza il più ampio fallimento da parte della comunità internazionale nel riconoscere le condizioni gravissime dei rifugiati iracheni e nel fornire loro un rifugio sicuro.

Mentre le forze della coalizione devono ancora mettere a punto una strategia per fermare la prostituzione, i vigilanti islamici hanno preso la cosa in mano, secondo un recente articolo di Newsweek.

“I vigilanti islamici stanno infliggendo punizioni che possono essere assai più severe di un breve soggiorno dietro le sbarre. I negozi di alcolici e i porno shop in tutto il paese hanno subito degli attentati con bombe, sono stati dati alle fiamme o persino attaccati con lanciagranate. Due clienti di un cinema porno a Mosul sono morti a settembre, quando degli aggressori non identificati hanno gettato una granata a mano attraverso una bocca di ventilazione sul soffitto”, dice Newsweek.

La paura della prostituzione sta tenendo a casa molte donne, dice Hanny Megally, direttore esecutivo della divisione Medio Oriente e Nord Africa di Human Rights Watch. “Oggi donne e ragazze a Baghdad sono spaventate, e molte non vanno a scuola o al lavoro né cercano lavoro. Se le donne irachene devono partecipare alla società del dopoguerra, la loro sicurezza fisica deve essere una priorità urgente”.

Ayesha Akram, United Press International, 16.11.2005. Traduzione di Ornella Sangiovanni

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