L’articolo dell’ing. Misiti pubblicato nei giorni scorsi dal Quotidiano è, quantomeno, esilarante. Egli scrive che nel nostro paese non ci sarebbe futuro se “viene occupata una stazione ferroviaria o una autostrada per protestare contro la costruzione di un impianto per la valorizzazione energetica dei rifiuti e nessuno reagisce con razionalità.”

     

Scritto da Osvaldo Pieroni

Questo tipo di lotte e tutte quelle che l’ingegnere definisce appartenenti alla pseudocultura “ambientalista” ascientifica (virgolette sue) sarebbero “forme di lotta aberranti”. Aberranti sono i sindaci, che, con la fascia tricolore, difendono il loro territorio dalla sfascio provocato da un progetto TAV, che consentirebbe di risparmiare mezz’ora al costo di 15 miliardi di euro, generando una montagna di “smarino” che non si sa dove mettere, compromettendo le condizioni di vita delle popolazione della Val di Susa per decenni. Aberrante, “miope e autolesionista” è il sindaco di Villa San Giovanni che non vuole il Ponte sullo Stretto, così come il sindaco di Cosenza, il senatore Iovene, l’eurodeputato Fava, i parlamentari dell’Unione che hanno presentato interrogazione alla Camera per sospendere le procedure, il Rettore dell’Università Mediterranea (ambientalista ascientifico pure lui?) e migliaia di altre personalità del mondo della cultura e della scienza che hanno sottoscritto petizioni contro il ponte. Sappiamo che l’ing. Misiti è un patito delle grandi infrastrutture (che propone a motore dello sviluppo, secondo una logica ottocentesca, che ormai la letteratura economica ha drasticamente liquidato), anche se alcuni anni or sono egli stesso ebbe a sostenere che il ponte costava troppo e non era opera realizzabile. Poi divenne Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed approvò in un batter d’occhio un progetto preliminare che era privo di un serio studio di valutazione di impatto ambientale ed economico (vale però la pena ricordare che nel documento di quella occasione c’erano centinaia di pagine che mettevano in luce le carenze ed i difetti del progetto). Poi, ancora, fu nominato assessore ai Lavori Pubblici dalla giunta calabrese di centro-destra che agitava la chimera del ponte e, dopo esser stato defenestrato per rimpasto, fu nominato da Berlusconi commissario per le grandi infrastrutture al Sud. Infine, quando l’aria cominciava a cambiare, tornò a presentarsi come tecnico “procalabria.it” prendendo le distanze dalla casa delle “libertà private” che lo aveva ospitato, senza tuttavia mutare di una virgola la sua smania per le grandi opere e per la madre (o il padre?) di tutte, ovvero il ponte. Adesso ci propone, appellandosi ai “massimi esperti” (ovvero a se stesso), che il progetto definitivo del Ponte (che ovviamente ancora non c’è) debba essere “obbligatoriamente sottoposto al parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici” per evitare, guarda un po’, “la formazione di fondi neri” ed il rischio mafioso. Misiti, tra l’altro, cita l’infelice battuta di Fassino (“la scelta è ormai fatta”) a proposito del ponte. Ebbene o Fassino – come Misiti – è male informato, perché la questione non è per niente chiusa (la UE ha messo in mora il Governo proprio sull’infrazione alle norme ambientali relative alle aree protette che sarebbero cancellate dal ponte, la commissione VIA del Ministero dell’Ambiente è sotto inchiesta per omissione di atti di ufficio, sulla regolarità della gara per l’assegnazione del contratto a Impregilo è aperto un fascicolo da parte della magistratura, ecc. ecc.) e la stragrande maggioranza dell’Unione è contro il ponte. Oppure Fassino pensa di giocare – come fece Rutelli a suo tempo – la carta del ponte per guadagnare voti e consensi alla sua destra e contentare le grandi lobbies. Come avvenne per Rutelli, l’operazione sarebbe elettoralmente suicida e – con buona pace di Misiti – aprirebbe sicuramente la strada ad una “TAV meridionale”, ovvero ad una rivolta ancora più dura di quella della Val di Susa, che – tra l’altro – avrebbe come tema centrale proprio quello della legalità ambientale e del rispetto delle autonomie locali. Osvaldo Pieroni

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